La terrazza a vela

Un passero saltellava tra i merli del castello. / Nel cantiere vicino, una gru girò lentamente / e poi volò via. Quando mi sono imbattuto in questa breve poesia di Bruno Munari, ho sentito distintamente una specie di sssquish… è il suono che fa il mondo di ogni giorno quando, per un istante, un altro mondo si sovrappone, più impalpabile, più strano. È vero che spesso il mondo ci sembra uno, soltanto uno, inesorabilmente. Ma allora com’è possibile che ci siano merli e merli, una gru e un’altra gru?
Un’amica mi ha inviato una vignetta di Schulz in cui Charlie Brown, sentendosi molto giù, chiede alla perfida Lucy – nelle vesti di psichiatra – che cosa si possa fare quando non ci si sente a posto, quando la vita sembra tagliarti fuori. Lucy lo porta in cima alla collina e gli dice: Vedi l’orizzonte laggiù? Vedi quanto è grande questo mondo? Vedi quanto spazio c’è per tutti? Poi, dopo una pausa: Hai mai visto degli altri mondi? No, risponde Charlie Brown. E Lucy: Per quello che ne sai, questo è l’unico mondo che c’è, giusto? Charlie Brown: Giusto. Lucy: Non hai altri mondi in cui vivere… giusto? Charlie Brown: Giusto. Lucy: Sei nato per vivere in questo mondo… giusto? Charlie Brown: Giusto. Allora Lucy grida la sua risposta a squarciagola, come solo lei sa fare, facendo ruzzolare il povero Charlie Brown: BE’, ALLORA VIVICI! Alla fine, da brava psichiatra, Lucy esige da Charlie Brown cinque cents di compenso. Ma ha davvero ragione? Siamo davvero confinati nel mondo che riusciamo ad avvistare dalla collina, per quanto alta sia la nostra personale collina e per quanto poderosa sia la nostra vista?
Ogni atto creativo consiste nella ricerca di un altro mondo. Questo vale per chi racconta una storia, ma anche per chi dipinge, per chi compone una musica, per chi s’impegni in qualsiasi gesto artistico o scientifico (penso ai matematici, agli inventori). Non solo. Credo che la tensione verso altri mondi si manifesti pure in quei momenti in cui il pensiero scava nella profondità della nostra anima, cercando di capire chi siamo, oppure si rivolge con empatia e immaginazione verso gli altri, per comprenderli, per partecipare alla loro vita. Ogni innamoramento è creativo, ed è la ricerca di un altro mondo. Ogni attimo di felicità o di tristezza affina la nostra percezione: ci permette di udire l’eco di uno sssquish e d’intravedere il balenio degli universi che si affollano, invisibili, intorno alla nostra collina.
Certo, questi sbalzi sono pericolosi. Possono suscitare un sentimento di sentirsi-tagliato-fuori, come accade a Charlie Brown; o peggio ancora, possono indurre uno stato di schizofrenia, di alienazione, di depressione. Credo che la saggezza sia trovare l’equilibrio fra il qui e l’altrove, senza cancellare nessuno dei due poli. Non è facile, però. Nel momento in cui avvertiamo gli altri mondi, smettiamo di sentirci al sicuro. A volte per fortuna tutto si risolve con un sorriso, come nella poesia di Bruno Munari. A volte, addirittura, lo sssquish consente di trasformare con la fantasia gli oggetti comuni che abbiamo intorno.
Per esempio, conosco una casa che ha una terrazza di legno proprio davanti alla porta. Per evitare di sedersi a picco sotto il sole, è possibile coprire la terrazza con un telo di colore bianco. Sarà per la posizione, in alto sopra una valle, sarà per i pali che ricordano gli alberi di una barca, sarà per il telo che sembra una vela… insomma, certe volte – in piedi sulla terrazza – ho la sensazione di stare sulla prua di una nave: invece di prati, contemplo oceani. L’effetto aumenta nelle giornate di vento, quando la vela si gonfia e i cavi, tendendosi, emettono lo stesso cigolio che udivano i marinai di Cristoforo Colombo, di Magellano, di Vasco da Gama. Allora, per qualche secondo, mi sembra di sentire muoversi sotto di me le assi di legno, mentre il sole che scintilla sui vetri delle automobili diventa un riflesso di luce sulla cresta delle onde.


Non vorrei ridurre la percezione di un altrove a una sorta di gioco. Ma è vero che, insieme al pericolo dell’alienazione, la creatività (ossia la tensione verso altri mondi) porta con sé un aspetto ludico. Direi che in questo caso la metafora del viaggio funziona bene: viaggiare è svelare altri mondi, anche restando fermi. Diceva la scrittrice Cristina Campo che percepire è riconoscere ciò che soltanto ha valore, ciò che soltanto esiste veramente. E aggiungeva: ma che altro veramente esiste in questo mondo se non ciò che non è di questo mondo?

PS: La poesia di Munari si trova in Verbale scritto (Corraini 2008; prima edizione Il Melangolo 1992). La frase di Campo proviene dal saggio Una rosa, in Gli imperdonabili (Adelphi 2008). La vignetta di Schulz l’ho ricevuta con un messaggio, quindi non saprei indicarne di preciso la fonte (ma di sicuro c’è qualche possibilità di trovarla sfogliando quest’opera in dodici volumi: Charles Schulz, Snoopy e la sua gang. Tutte le strisce dei Peanuts 1960-2000, Mondadori 2007). La canzone di Francesco De Gregori, un buon accompagnamento per ogni tipo di viaggio, è tratta dall’album Viva l’Italia (RCA 1979).

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12 pensieri su “La terrazza a vela

  1. Che bella immagine! La riflessione sugli altri mondi mi accompagnerà nei prossimi giorni. Ma soprattutto, è indimenticabile l’immagine della terrazza che solca i prati. Questo per dire che la forza di un’invenzione da scrittore può riassumere anche un dibattito profondo di pensieri. In fondo, anche questo blog è un altro mondo!

  2. “Invece di prati, contemplo oceani.” Grande! 😃 M’immagino la barca-terrazza che scivola sui mari della montagna! 😜 Bello il suono delle vele, e grandissimo De Gregori!!! ❤

  3. La terrazza a vela? Mi sembra di esserci leggendo i tuoi commenti.
    Come detto nel mio commento alla luna che fa fronte al falò in uno dei tuoi pensieri precedenti, penso che siamo una ben piccola cosa, ancora più sul tuo blog, e certe volte crediamo di muoverci e di far muovere il mondo. Perché no? Ma, in fondo è il mondo che si muove incessantemente e noi? Il piccolo movimento che possiamo imprimere nella nostra memoria è come una scintilla che però è stata come una luce nostra, con le sue sfumature e i suoi odori che non assomigliano a nessun’altra o forse possono amare il fatto il fatto di “brillare” per un momentino assieme.
    Bravo Andrea di darci queste opportunità.
    Franco

    1. Grazie per il pensiero, Franco. Sono lieto di accoglierti sulla mia “terrazza a vela”. Durante la navigazione notturna, guardando le miriadi di scintille sopra di noi, è bello pensare che una di loro sia nostra – come dici tu – con le sue sfumature e i suoi odori irripetibili.

      1. Sì, certo e volontieri! Intanto il successivo argomento sviluppatosi durante la Sua attraversata della Greina ha prodotto una serie di ulteriori sollecitazioni positive. Mi ha colpito moltissimo quella dell’ Homo denudato delle convenzioni sociali e della convivenza (che in fondo creano universi paralleli a quello che vivrebbe l’Homo eremita, lui stesso isolato dagli “abiti” cucitigli addosso dal mondo esterno).
        Come argomento di ripensamento per tutti i lettori di questo spazio bello per riflettere ho trovato le riflessioni di Mattia Cavadini in una pagina culturale della RSI:
        http://www.rsi.ch/cultura/scienza-storia-e-societa/Di-fronte-all%E2%80%99assurdo-9518581.html

        1. Grazie! Ho letto le sue considerazioni a proposito del mio pezzo sulla Greina. In effetti, questi incroci fra articoli differenti possono essere molto utili. (Grazie anche per il link.) Fra l’altro, mi sembra che le parole di Cristina Campo si addicano bene anche al paesaggio quasi metafisico della Greina: Che altro veramente esiste in questo mondo se non ciò che non è di questo mondo?

  4. Caro Andrea,
    Non ti ripeto più che i tuoi post mi fanno riflettere a lungo ed emergono sensazioni, emozioni che si erano assopite in me e che tornano a galla. Personalmente, sul “di là” in senso lato, sono parecchio confusa! Credo nell’esistenza di più mondi ma, soprattutto, credo che, non continuativamente ma in certi particolari momenti, riesco a vivere una vita parallela alla mia, a quella di Raffaella, cieca e amante delle lettere. E mi piace quest’altra persona, entità, che vive con me in un tempoantecedente. La scoperta poi della “particella di Dio”, che ha confermato la quantistica di Einsten, mi sostiene per non sentirmi matta. Magari possiamo parlare di questo scottante argomento un giorno; un tema che non posso affrontare con tutti. Ora tocca a me consigliarti due letture, se già non le hai fatte: Florinda Balli, “La voce ritrovata”, Ed. Ulivo Balerna (l’edizione sarebbe da buttare…. ); e “Il sentiero delle vergini velate”, sempre di Florinda Balli, con un editore italiano, legato al Premio Morselli.

    1. Grazie per i consigli di lettura: mi procurerò i due libri. Direi che il fatto di credere in un aldilà metafisico s’intreccia con la constatazione che esistono più mondi, pur essendo due questioni diverse. L’esistenza di più mondi, oltre a quello che percepiamo con i sensi immediati, è un’evidenza. L’aldilà metafisico ha invece a che fare con la fede e con il senso che attribuiamo alla nostra vita. Ma come dici tu, sono discorsi che richiedono tempo… Un caro saluto, a presto!

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