Un amico fedele

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Sembra ieri che ci siamo incontrati per la prima volta.
Ero un bambino e lui era già come oggi: vecchio, eppure giovanissimo. Con l’aria di chi ha visto tutto e rimane scanzonato. È una persona rara: pur conoscendo il dolore del tempo e il mutare del mondo, non abbandona mai la sua leggerezza, che non ha niente di superficiale.
Qualcuno dice che ha il cuore di ghiaccio, che bada solo agli affari suoi. Ma lui risponde: «La neve arriva, la neve se ne va.» E aggiunge: «Perché perdiamo tempo a mettere dei recinti?» Mi spiega che nessuno ha degli «affari» che siano veramente «suoi». Chi può dire dove si posa un fiocco volante nell’aria di febbraio? Chi può dire che anche solo un pezzetto di mondo gli appartenga?

L’ho rivisto pochi giorni fa. Quando ero piccolo mi sembrava enorme, oggi è un po’ meno solenne. È difficile definire l’identità di un pupazzo di neve, perché sempre ci presenta un riassunto di ciò che siamo nel momento in cui gli diamo forma. Lo facciamo a nostra immagine e somiglianza, come vuole la tradizione dei creatori. In fondo si tratta solo di ammucchiare un po’ di neve e di ficcare una carota nel punto giusto: in teoria ogni pupazzo dovrebbe essere niente più di un manichino. Eppure, in un modo misterioso, ognuno finisce per assumere una personalità distinta.

Insomma: il pupazzo sono io.
Oggi ero così, un po’ stanco, preoccupato per cose di lavoro. Ho dormito poco nelle ultime settimane e sto cercando di recuperare. Sono alle pagine finali di un romanzo che sto scrivendo da (troppo) tempo e, nello stesso tempo, sto cercando di seguire qualche pista nuova: altre idee, altri percorsi. Qualche volta mi capita di sentirmi solo, anche se sono circondato da tante persone. È normale: quando scende la sera il pupazzo è poco più di un’ombra nel campo gelato. Nel buio aspetta il sole del nuovo giorno che, con dolcezza, sarà la sua fine.
È davvero così? La vita – anche quella immaginaria – è più difficile da estirpare di quanto si pensi. Quel ramoscello è stato una bocca, quella carota ha annusato il vento. E gli occhi? Torneranno due ciottoli in mezzo agli altri ciottoli, ma dentro di loro coverà come un segreto la capacità di vedere, di contraccambiare uno sguardo. Chi è stato vivo rimane vivo. Almeno, questa è la mia speranza.
«Come va?» gli chiedo, prima di rientrare a bere una tazza di tè.
«Sono qui» risponde. «E tu?»
«Anch’io.»
«Non abbiamo da lamentarci» dice il pupazzo.
«No.»
Silenzio.
«Senti» dice lui dopo un po’. « Te lo volevo chiedere da un pezzo. Questa primavera, di cui parlano tutti, che roba è?»
«La primavera?»
«Sì. Com’è?»
«Be’… è difficile dirlo in due parole. Ci sono dei colori e dei fiori… e l’erba verde che… le rondini…»
«Le rondini.»
«Sì.»
«Ma scusa, tu non sei uno scrittore?»
«Eh…»
«Forse potresti tirare fuori qualcosa in più sulla primavera.»
«Mi hai preso alla sprovvista.»
«Mmm.»
«L’anno prossimo farò di meglio.»
«Ci conto.»
Mi sento come a scuola. Tema: racconta la primavera a un pupazzo di neve.
Lui sorride, come se fosse già lontano. «Allora ci vediamo.»
Mi guardo intorno. Lo saluto ad alta voce: «Addio!»
«Che fa, signor Fazioli?» Si affaccia una vicina di casa. «Sta parlando con il pupazzo?»
Mi schiarisco la voce. «Così, per gioco…»
Immagino che mi abbia preso per matto.
Lei ridacchia, come se mi avesse letto nel pensiero. «Non si preoccupi. Non c’è problema se parla con un pupazzo… almeno finché lui non risponde.»
«E se lo facesse?»
«Allora vuol dire che è diventato matto sul serio!»

Per ascoltare i Post Scriptum:

PS: Segnalo al volo, per chi fosse interessato ai dialoghi con i pupazzi di neve, un bel racconto per bambini pensato e illustrato da Raymond Briggs nel 1978. È un libro senza parole, pubblicato in forma rinnovata nel 2022 dalle edizioni EL con il titolo Il pupazzo di neve.

PPS: In più, mi viene in mente una vignetta di Charles Schulz, risalente ai primi anni Sessanta. Si trova in Siamo con te, Charlie Brown (Baldini & Castoldi, 2000). Snoopy fa amicizia con un pupazzo. All’inizio gli dice: «Sei simpatico, ma la tua amicizia è rischiosa… Ogni volta che divento amico di un uomo di neve, il sole lo scioglie e io resto col cuore infranto.» Poi però stabilisce che «non si possono evitare deliberatamente le amicizie… Non ci si può chiudere in sé stessi per la paura di soffrire…» Così abbraccia il pupazzo. Poi, quando questo comincia a sciogliersi, il bracchetto si dispera: «AAUGH! SOB!» Alla finestra ci sono Linus e Charlie Brown. Il primo dice: «Povero Snoopy… Ha perso un altro amico… Che peccato… È così sensibile…» E Charlie Brown: «Uh, huh… Ma non tanto da non mangiare la carota.» In fondo c’è una forma di saggezza antica anche nel mangiare la carota, dopo avere pianto.

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2 pensieri su “Un amico fedele”

  1. Molto bello: un pensiero sulla fragilità e sulla capacità di durare.
    Coraggio, Fazioli: finisca questo libro che siamo impazienti!

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