Tecniche di sopravvivenza

Preso da un folle desiderio di avventura, ho passato un sabato sera in un centro commerciale. Naturalmente mi ero preparato, procurandomi un Manuale pratico di sopravvivenza. Ma un conto è leggere una serie di nozioni su come comportarsi nelle zone selvagge, altra cosa è trovarsi in mezzo a una folla inferocita tra McDonald’s, Disney Store e un posto che vende tutto a due euro. Anche l’esploratore più coraggioso rischia di finire nei guai, sommerso da quelle che il Manuale chiama circostanze imprevedibili.
image4Eppure Raymond Mears, l’autore del Manuale, mi aveva messo in guardia. Fin dalle prime pagine ammoniva: Nessuno può sconfiggere gli elementi; coloro che non prestano attenzione ai segnali di pericolo o hanno la stupidità di spingersi più avanti, fanno una brutta fine. Che dire? All’ingresso ho notato uno stand con centinaia di barattoli di Nutella accanto a un recinto con decine di finti abeti cosparsi di finta neve. Incurante dei segnali di allarme, ho tirato diritto. Ma dopo pochi passi, ho capito di essermi perso: nessuna traccia dei miei compagni di esplorazione. Il buon Mears fa notare che ogni escursionismo in una zona selvaggia, in ogni parte del mondo, richiede abilità nell’orientamento. In effetti, avrei potuto procurarmi una mappa, una bussola, magari un sestante. Invece avevo lasciato in macchina pure il telefono. Ma a quanto pare, persino nelle foreste più fitte, dove non esistono sentieri tracciati, ci sono piste create da animali o dagli indigeni. Allora mi sono guardato intorno e ho cercato qualche pista. Proprio come suggerisce il maestro: Camminate con cautela più che con paura e imparate a conoscere voi stessi.
image1-copia-2Ma la foresta era davvero fitta. Il Centro commerciale di Arese, alle porte di Milano, è a quanto pare il più grande di Europa: consiste in una serie di piazze interne, ispirate alle vecchie corti lombarde. Si tratta di novantamila metri quadrati, con più di duecento negozi, venticinque ristoranti, seimila parcheggi, apertura sette giorni su sette, area di accoglienza per cani (Mi Fido) e per bambini (Area Kids). Nell’area per i cani ci sono perfino dog sitter pronti a prendersi cura di loro e la possibilità di toeletta. In quella per i bambini la promessa è di far divertire i più piccoli e farvi sentire più liberi di usufruire, in tutta tranquillità, dei numerosi negozi e servizi. (A quanto pare, per i bambini nessuna possibilità di toeletta). All’ingresso, una banda musicale suonava canzoni di Gianna Nannini in una sorta di finto mercatino natalizio, mentre un’automobile candida, scintillante, si offriva agli sguardi dei visitatori. Accanto alla macchina, una hostess biancovestita lanciava sguardi malinconici.
img_8012Il centro si chiama proprio Il Centro e ogni parte di essa, in un certo senso, è il centro del Centro. La luce è sempre uguale, la musica di sottofondo lentamente ipnotizza l’incauto esploratore, strappandolo al normale fluire del tempo e lasciandolo sospeso in una bolla fatta di vetrine scintillanti e affermazioni perentorie: ogni prodotto è genuino, ogni birra è artigianale, ogni cibo è tipico, ma nello stesso tempo quella che servono dietro un bancone di colore giallo viene definita: Non la solita polenta. Che roba è, allora? Sarà prudente assaggiarla? Affannosamente, consulto il Manuale. Mears è perentorio: Se vi sembra poco sicuro, non mangiate il cibo selvatico. D’altra parte, per lavorare avete bisogno di energia; per l’energia avete bisogno di cibo.
img_8013Bisogna girare come lupi, pronti a cogliere ogni fremito, ogni minimo segno che un tavolo stia per liberarsi. La selezione è spietata: passano come rulli compressori famiglie di tre generazioni, con nonni che tengono i posti, genitori che bilanciano vassoi colmi di hamburger e figli che chiedono le figurine dei Pokémon. Poco più in là si aggirano branchi di adolescenti dallo sguardo torvo e coppie di ragazze pronte a ogni follia. Ormai qui ci vengo per i cacchi miei, dice una di loro, perché se aspetto lui, una volta c’è l’Inter, una volta c’è la musica… E l’amica: perché non torniamo domani? Ci facciamo la giornata!
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Nel nostro gruppo, la tensione si fa sentire. I territori da attraversare sono sterminati, e c’è chi dà segni di cedimento: uno abbandona e torna in automobile a leggere Tex; un altro si distrae un secondo ed è spacciato… eccolo dentro un negozio di Lego, catturato dal canto delle commesse-sirene. Per andare avanti, bisogna stare sempre all’erta e sviluppare al massimo le qualità percettive che già possediamo. Myers è prodigo di consigli: Se vi capita di sentire un rumore strano, fermatevi e ascoltate attentamente, cercando di non fare nessun rumore a vostra volta. Per ampliare la vostra capacità di captare i suoni, potete usare il vecchio trucco di mettere la mano dietro l’orecchio.
image2Grandi schermi sospesi mostrano partite di calcio e all’ingresso dei bagni, oltre alle consuete icone uomo-donna, una scritta in sette lingue, dall’arabo al cinese passando per quelle europee, annuncia che sì, quelli sono proprio i bagni. Ci sono alberi verdi, distributori di bibite, panchine provviste di séparé per conversazioni intime e una grande piramide di legno, come il resto di una civiltà perduta. La piramide troneggia in mezzo al parco giochi e indica, di nuovo, il centro del Centro, il posto giusto per farsi avvolgere dal sabato sera.
img_8017Forse dovremmo trovare un rifugio? Secondo Myers si dividono in due categorie: quelli da costruire e quelli naturali, che possiamo prendere in “prestito” dall’ambiente. Sebbene qualcuno suggerisca di trovare riparo dentro Zara o H&M, alla fine, esausti ma sani e salvi, raggiungiamo i limiti estremi della zona selvaggia. Dietro le quinte si aprono spazi vuoti: stanze con armadietti per gli inservienti, punti di raccolta per i rifiuti, porte antincendio. Una scala di metallo. Due rampe, una piattaforma e all’improvviso, come una carezza, dolcemente mi arriva sulla faccia un velo di pioggia. È notte. Il cielo è buio. Mi fermo e ascolto le sfumature del silenzio. Posso tirare un sospiro di sollievo: il mondo, dopotutto, esiste ancora.

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PS: Le citazioni di Raymond Mears provengono dal suo Manuale pratico di sopravvivenza, pubblicato originalmente nel 1990 e in italiano nel 1991 (Gremese editore, con ristampa nel 2012). Le altre citazioni sono tratte dal sito www.centroilcentro.it.

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PPS: Ecco un brevissimo frammento della banda musicale che ci ha accolti all’ingresso. Per ascoltare, seguendo le indicazioni di Mears, potete usare il vecchio trucco di mettere la mano dietro l’orecchio…

PPPS: Ringrazio le compagne di avventura che mi hanno fornito le immagini e il video per questo articolo (con eroico sprezzo del pericolo…).

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8 pensieri su “Tecniche di sopravvivenza

    1. Hai osato assaggiare la polenta! Che cosa avrebbe detto Raymond Mears?! Comunque, abbiamo visto da vicino la vita selvaggia e siamo tornati indietro per raccontarla. Questo è un fatto. Ora non siamo più la stesse persone: certe esperienze ti cambiano nel profondo.

  1. Grandissimo post! Ormai sono addicted di questo blog, aspettando il prossimo romanzo… E mi sa che mi è quasi venuta voglia di vederlo, questo centro commerciale!! 😜😜

  2. Complimenti Andrea, per il tuo divertentissimo post
    in quel centro commerciale, meno ci vado e meglio sto, comunque è la copia dei mega negozi americani

    Io ho tanta nostalgia dei piccoli negozietti , che quando entravo sentivo un profumo di prosciutto cotto senza fosfati, pesce in carpione ed il calore della gente che senza fretta, scambiava quattro chiacchiere.

    1. Grazie mille, Gerarda. Leggendo il tuo pensiero, mi viene in mente una canzone di Paolo Conte – “Boogie”, se non sbaglio – in cui evoca “una di quelle drogherie di una volta / che tenevano la porta aperta / davanti alla primavera”…
      Buona serata!

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