Anch’io dagli abissi ti chiamo

LIBRI IMPOSSIBILI (GENNAIO)
#libriimpossibili2021 è un progetto ideato e scritto da Yari Bernasconi e Andrea Fazioli

Naomi E. Taro, Notizie da Kokovoko, a cura di Silvio D’Alessio, Ed. Nuove Poetiche, 2020, 129 pagine

Dal risvolto di copertina
«[…] non poteva che essere una voce poetica femminile quella di una terra che sta scomparendo, Nuatambu, novella “isola che non c’è” di un mondo che cambia troppo in fretta. […]»

Naomi Elisabeth Taro nasce a Nuatambu (Isole Salomone) nel 1972. Durante l’infanzia, si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti, prima in Texas e poi nello Utah. Laureata in letteratura inglese, vive oggi in Canada con il marito, l’artista plastico Nick Glove. Insegna come libera docente all’Università di Toronto. Esordisce giovanissima, nel 1992, con due plaquette autoprodotte, a cui seguono le raccolte poetiche A Wednesday’s Afternoon (1995), Looking for Queequeg (2000), Diagnostics (2007), Two Winter’s Tales (2014) e Reports from Kokovoko (2018), quest’ultima tradotta in italiano da Silvio D’Alessio nel 2020.

Tre domande all’autrice

YB+AF: Diciotto anni dopo Looking for Queequeg, un altro libro che prende esplicitamente spunto da Moby Dick. Perché? Quale è l’attualità dell’opera di Herman Melville?
NT: Non è questione di attualità: Moby Dick attraversa le epoche. E non smetterà di farlo finché ci saranno umani sulla terra. Non è solo un libro, è un universo coeso in cui si può trovare quasi qualunque cosa. Abbiamo tutti un libro feticcio, con cui intratteniamo un rapporto speciale. Per me è Moby Dick. Lo rileggo ogni anno. Che due miei libri siano nati da quelle pagine non ha nulla di programmatico: è semplicemente successo. E non poteva andare diversamente.

YB+AF: Kokovoko è un luogo letterario, un’isola inventata appunto da Melville, che afferma: «Non è segnata in nessuna carta: i posti veri non lo sono mai». Ma nel suo libro si è anche subito trasportati sulla sua isola natale, Nuatambu, che purtroppo sta scomparendo sotto le acque, diventando paradossalmente una sorta di nuova Kokovoko. Quanto incide la geografia delle sue origini nella sua scrittura?
NT: Ho trascorso i miei primi anni di vita a Nuatambu. Sono sempre stata legata alle mie origini e all’inizio degli anni Novanta sono tornata ad abitare lì per qualche anno. Già allora la situazione stava diventando drammatica. Ma quando sono tornata di nuovo, nel 2016, mi sono sentita morire. Oggi la superficie è più che dimezzata. La casa dove sono nata è scomparsa, come quella di molti miei parenti. Gli abitanti vengono trasferiti nelle zone più elevate o in altre isole. Il riscaldamento globale, accentuato da cause antropiche, sta segnando il destino delle Isole Salomone. Nuatambu sparirà dalle carte, ma occorre preservare la sua essenza, il suo spirito. I posti veri non sono segnati sulle carte perché la geografia esterna è solo un riflesso di quella interna. Questa geografia interna è la ferita da cui ha origine la mia scrittura.

YB+AF: In Notizie da Kokovoko il racconto della vicenda di Nuatambu s’intreccia con una riflessione più intima. L’io poetico si presenta come «sommerso», mentre la poesia è «canto residuo di balene ventre buio dell’abbandono / sogno popolato di allarmi».
NT: Ma l’isola è inscindibile dalla mia intimità. È parte del mio io e lo si nota anche dalla citazione a cui fate riferimento, che di fianco a «sommerso» dice: «animato dalle invisibili profondità delle acque». Ci tengo molto, perché non voglio scrivere poesie memoriali. Voglio scrivere poesie della vita. Quella che resta, che si evolve. La poesia è una voce multipla, percorsa da suoni del passato e del presente. Sogni individuali e collettivi. 

(Ringraziamo Silvio D’Alessio per averci messo in contatto con Naomi Taro e per aver tradotto questa breve conversazione).

Due estratti dal libro
(clicca qui per leggerli in pdf, in una veste graficamente più curata)

siamo qui con i volti scuri come bandiere / siamo i morti di Nuatambu che tornano a ispezionare il paese di coralli e le navi bianche / e l’uomo con le pinne (al sole è meraviglioso fare snorkeling) incontra gli occhi aperti degli antenati / anch’io dagli abissi ti chiamo / il professore riunisce gli abitanti mostra il destino in slow motion / anch’io dal profondo imploro una voce una tregua nella fuga – quanti anni, professore? quanto manca?

*

la bambina non piange mai quando scende il buio / la sabbia il cielo e i riflessi già trascorsi nell’orizzonte mobile che si spalanca / quante volte ancora il tuo cielo sarà il mio specchio la mia luce la mia fine se mi senti non cercarmi ma lasciami andare / la plastica delle confezioni del discount vicino alle lattine sembra cuocere al sole

***

NB: Per questioni meramente giuridiche (legate ai diritti editoriali dell’opera), non siamo purtroppo autorizzati a pubblicare in questa sede la copertina del libro. Vi invitiamo a cercare il volume nelle librerie o nelle biblioteche.

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3 pensieri su “Anch’io dagli abissi ti chiamo

  1. L’ho letto e l’ho riletto. Prima volevo comprare il libro. Poi è stato come guardare il film di una vita.
    Ma alla fine le due citazioni mi piacciono molto. Davvero… vorrei leggere l’intero poema!

  2. Purtroppo il libro è stato stampato in poche copie. Io ne ho riservata una alla mia libreria di fiducia, ma consiglio di sbrigarsi, perché rischiate di non trovarlo più e poi chissà quando lo ristampano.

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