Sorridi, se vuoi

CARTOLINE (DICEMBRE)

“Cartoline” (#cartoline2020) è un progetto ideato e scritto da Yari Bernasconi e Andrea Fazioli.

CARTOLINA NUMERO 45
Da Kingman, Arizona, Stati Uniti


Da quando la Atchison, Topeka and Santa Fe Railway ha costruito il deposito di Kingman sulla linea secondaria che si interrompe a Mullinville, non pochi personaggi taciturni e minacciosi hanno cominciato a transitare dalla cittadina. Non siamo e non saremo gli ultimi, insomma, anche se oggi le nostre preoccupazioni riguardano il carico speciale che avremmo dovuto ritirare per conto del Gordo. La polvere sotto gli stivali è sempre la stessa, ma l’ombra che gira e s’allunga non promette niente di buono. Il convoglio sarebbe dovuto passare da un pezzo. Ci scambiamo uno sguardo cupo: ci sono in ballo interessi che vanno al di là della nostra immaginazione, come ci ha lasciato intendere ieri sera il guerriero che si fa chiamare Mastamho. Gli uomini del Gordo dicono che c’è poco da fidarsi della popolazione mohave. A noi, per dirla tutta, pare che ci sia poco da fidarsi di chiunque decida di mettere radici in questo posto, che lo si chiami Kingman o Huwaalyapay Nyava. Per esempio, chi è questo che viene, proprio mentre ti stiamo scrivendo, e sembra armato e ci fa segno da lontano di non muoverci, sventolando una cartella di cuoio? Non giriamoci intorno: ci siamo messi nei guai. Una volta di più.

CARTOLINA NUMERO 46
Dal ventre di un grosso pesce

All’inizio sembrava una virgola, un’increspatura nell’acqua grigia. Quando ci siamo avvicinati, però, abbiamo riconosciuto la forma di un’isola nera e lisciata dal vento. Abbiamo calato la scialuppa e dopo due colpi di remi l’isola ha spalancato enormi fauci, piombando su di noi. Troppo tardi abbiamo capito che si trattava del Grande Pesce. Proprio lui: il Cetaceo, il Pescecane, il Kraken, il Leviathan. O la Balena. Le sue viscere sono buie, umide e soffocanti. Ci facciamo strada fra relitti di navi, scheletri, masserizie. Poi, in lontananza, intravediamo una luce. «Ohi! Che fate costì? Venite, venite…» Intorno a un tavolo stanno un vecchietto tutto bianco, un individuo magro e barbuto ma dall’aspetto solenne e un burattino di legno. È il vecchio a fare le presentazioni: «Mi chiamo Geppetto e son falegname, molto lieto! Questi è il mi’ figliuolo Pinocchio e questi è il signor Giona, che di mestiere fa il profeta». Il burattino tira fuori le carte: «Che bello, ora possiamo fare un poker in cinque!» Ci sediamo con cautela e, cercando d’ignorare il persistente odore di pesce, cominciamo la partita. Giona ci dà un’occhiata in tralice: «Attenti», mormora, «il burattino tenterà di fregarvi».

CARTOLINA NUMERO 47
Da Sidi Bou Said, Cartagine, Tunisia

Azraq. Oggi comprendiamo perché la parola “azzurro” proviene dall’arabo. Appena arrivati a Sidi Bou Said, un sobborgo a nord-est di Tunisi, abbiamo vagato tra i vicoli in salita, in mezzo a case bianche con porte celesti. Dalla cima si vedono il golfo di Tunisi e il luogo dove milleduecento anni fa Cartagine splendeva nella sua potenza. Ogni cosa è lāzuwardī: l’azzurro del mare rispecchia quello del cielo, quello delle porte, quello dei nostri sguardi e dei nostri respiri. Sidi Bou Said è un approdo turistico; anzi, nel 1915 fu il primo sito al mondo a venir considerato protetto. Ma oggi il vento porta immagini avventurose e il pensiero corre ad Annibale, che da qui trascinò il suo esercito fin sulle Alpi – azzurro il cielo spezzato dai monti, azzurre le genziane nei prati macchiati di neve… – prima di scendere faticosamente verso l’Italia. Per noi, in un attimo, è come sentirsi a casa. Dove abitiamo non si vede il mare, eppure anche noi apparteniamo al Mediterraneo. Anche noi soffriamo per le sue ferite. Azraq, azul, azur, azzurro, blu ċar, e kaltërt, galázio, mavi, modrá, plava, ṯelet… Sebbene risuoni in molte lingue, il colore è sempre lo stesso. E oggi appare vivo, brillante, come una bandiera di speranza.

CARTOLINA NUMERO 48
Dall’interno di un social network

Abbiamo confezionato una fotografia con commento, due “tag”, e ancora data e località. Poi abbiamo gettato il tutto nel fitto della foresta telematica, fra pollici alzati e faccine che ridono, faccine che piangono, faccine che abbracciano cuoricini, accompagnati da ripetuti inviti a condividere, a dire come ci sentiamo, a fare amicizia. Più sotto, come un pieghevole che si moltiplica senza fine, i commenti pedagogici: «forse non hai capito», «ti sbagli di grosso», «dove andremo a finire», «sei un cretino!», «fascista!!», «sei bravissimo!!», «guarda le statistiche!!!», «ti banno!!!!», «ti amo!!!!!». E citazioni, bestemmie, poesie, ricordi, grida d’aiuto. Intanto, là fuori, la vita oscilla tra un vagito meraviglioso, un appuntamento mancato, una madre che respinge il suo piccolo, una stella filante, la voce tenue di chi si è perso e non si ritroverà. Sorridi, se vuoi.

PS: Dicembre è il dodicesimo e ultimo mese del progetto #Cartoline2020. In un anno così imprevedibile, nel quale viaggiare è diventato più difficile, talvolta impossibile, è stato per noi significativo compiere insieme queste quarantotto ricognizioni avventurose. Speriamo siano piaciute anche a voi.

PS: Potete leggere qui le prime quattro cartoline. Le successive: qui dalla 5 alla 8, qui dalla 9 alla 12, qui dalla 13 alla 16, qui dalla 17 alla 20, qui dalla 21 alla 24, qui dalla 25 alla 28, qui dalla 29 alla 32, qui dalla 33 alla 36,  qui dalla 37 alla 40 e qui dalla 41 alla 44.

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Panchinario 94-103

Dove andiamo, quando viaggiamo? Sembra che per rispondere basti controllare il proprio biglietto di treno o di aereo, o semplicemente guardarsi intorno, al limite consultare una mappa. Invece, a volte, anche le coordinate più precise sono fuorvianti. All’inizio della pandemia di COVID-19, proprio nei primi giorni, sedersi su una panchina nella mia città significava andare molto lontano. Mio fratello, accanto a me, era ancora più distante, irraggiungibile. Restando alla scrivania, in pochi minuti ho raggiunto una panchina in un parco del 1921 e un’altra nel giardino di un ospedale psichiatrico in Provenza. E la panchina appena fuori casa mia? È più vicina o più lontana di quella posta nell’atollo di Ari, alle isole Maldive? Di certo, il viaggio più misterioso è stato quello verso altrove: a due passi da me, in un altro mondo.
Quando viaggiamo, siamo sempre altrove, anche rispetto al luogo in cui ci muoviamo, mangiamo, dormiamo. Ogni punto preciso, individuabile tramite delle coordinate, ha un suo doppio segreto, raggiungibile solo attraverso il sogno, l’immaginazione, l’arte. Le panchine sono un portale: stanno nella quotidianità, ma consentono di raggiungere un’altra dimensione.
(A proposito di coordinate: in fondo all’articolo trovate una spiegazione del sistema che uso nel Panchinario.)

 

94) BELLINZONA, in via Sasso Corbaro
Coordinate: 2’722’744.8; 1’116’442.7
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… fare un esercizio di speranza.
Non potendo andare lontano, m’incammino lungo la strada che sale verso il castello di Sasso Corbaro. A metà strada mi siedo sulla panchina. Una motocicletta si ferma di fianco a me e ne scende un uomo. Si toglie il casco… e scopro che è mio fratello. Ci salutiamo – ma guarda che coincidenza, eccetera – e stiamo per avvicinarci. Poi ci ricordiamo del coronavirus. Mio fratello è presente nei miei ricordi più remoti: giochi, litigi, vacanze, scoperte, amicizie, avventure. Lui c’era sempre. Oggi stiamo attenti a restare a un metro di distanza. La prendiamo con ironia e ci sediamo ai lati della panchina. Parliamo del più e del meno. È una situazione straziante, ma se non vogliamo cedere allo sconforto è necessario compiere questo esercizio di speranza. Senza bisogno di dircelo, sentiamo che dentro di noi ci sono gli stessi pensieri, le stesse emozioni. «Quando arriverà l’estate – dice lui – dobbiamo farci un giro in moto insieme.»
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):

 

95) UN PARCO DEL 1921, sotto un lampione all’angolo di un viale
Coordinate: ignote
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… una passeggiata notturna.
Questa panchina non appartiene al nostro mondo, almeno, non a quello che possiamo calpestare con i nostri piedi. È un’acquaforte del pittore statunitense Edward Hopper, conservata al Whitney Museum of American Art di New York. Ma che cosa significa appartenere al nostro mondo? Per fortuna le nostre passeggiate possono prolungarsi oltre il tempo e lo spazio: senza uscire di casa, sentiamo frusciare la brezza fra gli alberi, vediamo la ombre frastagliate alla luce di un lampione solitario. Solitario è anche l’uomo che intravediamo di spalle, seduto con le gambe allungate davanti a sé. Indossa un cappello e sembra intento nella lettura. Tuttavia, mentre ci avviciniamo, abbiamo la sensazione che quell’uomo non soltanto un tizio che, tornando tardi dal lavoro, sia passato dal parco. Forse sta facendo un appostamento? Aspetta qualcuno? È un poliziotto, un ladro, un amante? Non lo sapremo mai. Ed è questo il bello.
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):
Brezza, fruscio di carta, passi sul viale.

96) ATOLLO DI ARI, vicino all’isola di Athuruga, nell’arcipelago delle Maldive
Coordinate: 3°52’60″N; 72°49’60″E
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… leggere Robinson Crusoe.
La nave su cui era imbarcato Robinson Crusoe fece naufragio al largo del Venezuela. Qui invece siamo alle Maldive. Non è proprio la stessa cosa… ma l’atollo è piccolo e disabitato, perciò non è troppo difficile fingere di essere su un’isola deserta. A chi non è mai successo di sentirsi fuori dal mondo? Ci sono giorni in cui, sbattuti «da una violentissima tempesta», ci ritroviamo lontani «dalle comuni rotte commerciali», perduti «in una zona desolata». È facile abbandonarsi alla tristezza. Ma lo stesso Robinson ci ricorda che «tutti i mali vanno considerati insieme al bene che si trova in essi, e insieme ai mali peggiori che li circondano» (D. Defoe, Robinson Crusoe, 1719, trad. di Lodovico Terzi, Bompiani 1963). Soprattutto, bisogna pensare che prima o poi, anche nelle isole più remote, avvisteremo sulla spiaggia l’impronta di un piede umano. Basta non perdere la speranza.
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):

 

97) SAINT-RÉMY-DE-PROVENCE, nel giardino dell’ospedale Saint-Paul-de-Mausole
Coordinate: 43°46’35″N; 4°50’05″E (circa)
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… ritrovare i colori.
Nel maggio del 1889, da pochi giorni ricoverato all’ospedale psichiatrico Saint-Paul-de-Mausole in Provenza, Vincent Van Gogh dipinse su una tela «gli eterni nascondigli verdi degli innamorati», come lui stesso scrisse ironicamente al fratello Theo. «Grossi tronchi d’albero coperti di edera, il suolo coperto di edera e di pervinche, una panchina di pietra e un cespuglio di rose pallide all’ombra. In primo piano alcuni fiori a calice bianco. E verde, viola e rosa» (V. Van Gogh, Lettere a Theo, trad. di M. Donvito e B. Casavecchia, Guanda). Quel dipinto andò perso, ma al Museo Van Gogh di Amsterdam c’è un disegno a penna su carta dello stesso paesaggio. Ho guardato a lungo quella panchina in bianco e nero, immaginando i colori smarriti. Smarriti? Basta dare loro il giusto tempo: alla fine i colori tornano sempre, ogni anno, proprio come li vide Van Gogh in quel lontano mese di maggio.
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Colonna sonora (30 secondi):
 Cicale, canto di uccelli, schiocchi di rami.

98) BELLINZONA, in piazzetta Fontana
Coordinate: 2’722’744.8; 1’116’442.7
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… aspettare che torni a scorrere l’acqua.
Lei era sempre lì. Ogni volta che uscivo di casa, ogni volta che rientravo mi lanciava uno sguardo di rimprovero. Si capiva che avrebbe voluto chiedermi: perché mi stai trascurando? Per “Ticino 7” ho visitato finora novantasette panchine in tutto il mondo, ma ho sempre evitato questa, proprio sotto casa mia. Forse per pudore, forse perché mi sembrava scontata. Ma oggi, visto che la pandemia m’impedisce di allontanarmi, vinco il mio ritegno e mi siedo davanti alla fontana. È appena cominciato il mese d’aprile: ancora non hanno riaperto il rubinetto. È un po’ triste vedere la vasca vuota, la piazza arida. Bisogna avere pazienza, mi dico. Presto l’acqua tornerà a gorgogliare, i bambini giocheranno a spruzzarsi e a rincorrersi intorno alla fontana, i viandanti e i ciclisti si fermeranno per bere un sorso. Nel frattempo resto qui, in attesa. Sulla panchina numero novantotto, la “mia” panchina, finalmente.
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):

 

99) AMENO, al Santuario della Madonna della Bocciola in via Bardelli (Vacciago)
Coordinate: 45°47’41.3″N; 8°25’38.8″E
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… riflettere sulla lontananza.
A volte la lontananza è un’occasione per ritemprarsi; a volte una sofferenza. Essere distanti dal mondo, dagli affetti, dal lavoro può diventare un tormento, ma può offrire anche la possibilità di prendere fiato, per tornare poi a camminare con gli altri. Da questo maestoso santuario in stile neoclassico, la vista spazia libera fra il cielo e il lago d’Orta. Leonardo da Vinci consigliava ai pittori di usare l’azzurro per esprimere i grandi spazi: «e quello che tu vuoi che sia cinque volte più lontano, fallo cinque volte più azzurro». Le montagne sull’altra sponda, immobili e intrise di celeste, sembrano intonare il canto muto della lontananza. Nostalgia? Rimpianto? Anche, ma soprattutto desiderio di vita, di scoperta, mentre «l’azzurro si compone di chiaro e di scuro in lunghe distanze» (Leonardo, Trattato sulla pittura, a cura di E. Camesasca, Tea 1995).
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):

 

100) ALTROVE, nelle nostre case o nei nostri giardini
Coordinate: variabili
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… farsi nuovi amici.
Per la centesima panchina della collezione avrei voluto andare in un luogo selvaggio, remoto, fra picchi di montagne; oppure nel cuore caotico di una metropoli. Invece ho chiesto aiuto alle mie figlie e loro mi hanno portato altrove. È una panchina qualunque, in un posto qualunque. Ma quanta vitalità, quanta capacità di suscitare incontri: un’anziana signora e il suo nipotino, un puffo che si ripara dal sole sotto un fungo, un soldato spaziale che discute con un uomo in canottiera. Lego, Playmobil, giocattoli di etnie diverse si aggregano intorno alla panchina, mentre un’eterea Puffetta sfreccia in pattini a rotelle con la chioma dorata al vento. Non ci sono discriminazioni, nessuna distinzione fra popoli, generi, classi sociali. Proprio per questo – pur essendo la panca nel mio giardino – mi rendo conto che è veramente altrove, nei territori dell’immaginazione, assai lontana da questo povero vecchio mondo.
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Colonna sonora (30 secondi): Chiacchiere, suoni puffici, rullio di pattini.

101) JUSSY, nei Bois de l’Étang, vicino al Chemin des Étoiles
Coordinate: 2’511’453.8; 1’122’791.4
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… avere una buona idea.
Le buone idee possono arrivare nelle situazioni più impensate: mentre fai la doccia, mentre stai portando fuori i rifiuti, mentre lavi i piatti o mentre dormi. Però ci sono scenari che sembrano fatti apposta per dare l’ispirazione. Già da bambino ogni tanto fantasticavo di camminare per i campi, nello splendore della primavera, fino a una quercia solitaria. Ai piedi della quercia, ascoltando il fruscio del vento e le chiacchiere degli uccellini, ecco che ogni dubbio si scioglieva e all’improvviso appariva la risposta che stavo cercando, semplice eppure sorprendente. Le “panchine ispiratrici” sono rare, purtroppo. Ne trovate una eccellente a circa dodici chilometri da Ginevra, nella riserva naturale Les Prés de Villette. Ogni cosa è al suo posto: l’erba, i sentieri, gli alberi. Ogni colore scintilla: il verde, il giallo, l’azzurro. La panchina sta proprio lì, ai piedi del grande albero. E ci aspetta.
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):

 

102) MAGADINO, in via Montitt
Coordinate: 2’711’121.2; 1’111’766.6
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… osservare la fine di un fiume.
Non si può guardare la foce di un fiume senza pensare alla nascita. La sorgente principale del Ticino si trova sul Passo della Novena, a 2.500 metri di quota: è uno scenario di rocce e licheni, levigato dal vento, dalla neve.  Dopo novanta chilometri il Ticino si getta nel Lago Maggiore. (Poi ne uscirà, per attraversare il Piemonte e la Lombardia fino al Po: ma questa è un’altra storia.) Sono arrivato in bicicletta, lungo la strada che da Quartino porta a Orgnana, misterioso borgo di gufi e terrazze. La panchina sembra rivolgermi un invito: fermati, scendi fino all’acqua! Sotto di me scorgo l’unica foce di fiume in un lago rimasta allo stato naturale a sud delle Alpi (e una delle poche in tutta l’Europa). Laggiù vivono più di trecento specie di uccelli, centinaia di piante diverse, addirittura 387 specie di funghi. Trecentoottantasette! È un mondo selvaggio, primordiale. Distante pochi passi e migliaia di anni.
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):

 

103) MONTAGNOLA, in via Ra Cürta
Coordinate: 2’714’809.8; 1’093’585.9
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… leggere Hermann Hesse.
Questa panchina si trova nei dintorni del Museo Hermann Hesse, allestito nel 1997 vicino alla Casa Camuzzi, dove lo scrittore visse dal 1919 al 1931. «Quando quarantun anni fa giunsi per la prima volta a Montagnola in cerca di un rifugio – annotava Hesse nel 1960 – e presi in affitto un piccolo appartamento, sotto il cui balconcino sorgeva allora un maestoso albero di giuda in fiore accanto ad alcune magnolie tardive, ero un uomo “nel fiore dell’età”, e dopo quattro anni di guerra, conclusasi anche per me con la sconfitta e la bancarotta, ero pronto a ricominciare da capo» (H. Hesse, Incanto e disincanto del Ticino, trad. di V. Michels, Dadò 2013). La stagione è quella giusta: nei giardini della Collina d’Oro non mancano gli alberi fioriti e, in questi pomeriggi luminosi di maggio, è sempre vivo anche il desiderio di ripartire, di «ricominciare da capo» nonostante gli errori e le cadute, fiduciosi nel futuro.
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):


PS: Durante la pandemia, “Ticino 7” esce in una forma grafica diversa: perciò le panchine sono all’interno di un paginone che offre anche altri contenuti.

PPS: Potete leggere qui le prime quattro panchine, qui le panchine da 5 a 10, qui da 11 a 17 e qui da 18 a 23, qui da 24 a 30, qui da 31 a 37, qui da 38 a 45, qui da 46 a 55, qui da 56 a 64, qui da 65 a 73, qui da 74 a 81 e qui da 82 a 93. In generale, nella categoria Panchinario (in alto a destra), si trovano tutte le panchine.

PPPS: Sono grato a chi mi accompagna e a chi mi fa scoprire nuove panchine. In particolare, grazie a Isadora e Pietro (Atollo di Ari), Francesca e Barbara (Ameno), Rosa e Lina (Altrove), Francesca (Jussy), Giacomo (Magadino).
Le prime fotografie di questo articolo mi sono state inviate da due lettrici: Renata Campana (alpe Canaa sopra Lodano, in Svizzera) e Alina Colusso (Aberdeen, in Scozia).

PPPPS: In genere, per segnalare le panchine di tutto il mondo uso il WGS84 (World Geodetic System 1984), cioè un sistema di coordinate costruito a partire da un ellissoide di riferimento risalente al 1984. La latitudine e la longitudine sono designate mediante la proiezione universale trasversa di Mercatore (UTM), da cui la sigla UTM-WGS84. Le cifre sono espresse in base sessagesimale: gradi, minuti, secondi.
Per quanto riguarda le panchine situate in Svizzera, invece, uso la triangolazione nazionale MN95, introdotta negli anni Novanta e ultimata nel 2016: si tratta di coordinate a sette cifre con la città di Berna come punto di origine. I valori hanno sempre un 1 in direzione nord-sud e un 2 in direzione ovest-est. Gli assi sono quindi 2’600’000 metri (est) e 1’200’000 metri (nord). Per definire un punto nel territorio elvetico, le coordinate MN95 sono più precise rispetto a quelle mondiali. A chi volesse convertire le coordinate MN95 in UTM-WGS84, consiglio di consultare il sito Swisstopo, che fornisce tutti i dettagli, compresa una mappa molto accurata (potete inserire nella mappa le coordinate svizzere per individuare una singola panchina).

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Appunti sulla resistenza

Propongo anche qui un articolo apparso sabato 21 marzo 2020 sul quotidiano svizzero “La Regione” (lo potete leggere nel sito del giornale). Non ho modificato il testo, ma ho aggiunto qualche fiore primaverile.

***

Quando esco a fare la spesa, nelle strade vedo facce tirate e sguardi che misurano le distanze. Abbiamo paura, è normale. Una certa ansia è inevitabile e perfino utile. Mi chiedo tuttavia: come fare perché il panico non abbia l’ultima parola? Più che limitarci a esclamare #iorestoacasa, dobbiamo forse aiutarci a dare un senso a questo limite, a questa immobilità. Non basta sognare il futuro – #andràtuttobene – ma possiamo cercare forme di bellezza anche dentro le circostanze avverse.
Dopo che hanno chiuso le scuole elementari, le mie figlie hanno cominciato a giocare alla scuola. Ognuna delle due impersonava il ruolo di una maestra. Entrambe avevano una classe di una ventina di allievi, a cui si rivolgevano con domande, richieste, rimproveri. Hanno invaso ogni spazio con esercizi, compiti, comunicazioni ai genitori, pagelle, quaderni, carta, colla, matite. Le loro maestre (quelle vere) hanno inviato dei compiti (veri), ma tutto si mescola nel gioco e la mia casa è piena di alunni immaginari: me li ritrovo sul divano, in sala da pranzo, nel mio studio. Prima di andare in bagno, ormai, dico alle bambine: se ci sono allievi immaginari qui dentro, per favore cacciateli fuori! Fra l’altro, proprio in questi giorni avremmo dovuto traslocare, ma naturalmente non è possibile. Siamo ancora qui, viviamo un’altra primavera dentro queste mura a cui avevamo già detto addio.
A volte le mie figlie scorgono dall’altra parte del giardino una loro coetanea. Si scambiano qualche parola con imbarazzo, nonostante abbiano passato intere giornate a giocare insieme. Non sono abituate alla distanza. A me sembra triste vederle così, ma dopo un po’ le bambine cominciano a scambiarsi informazioni. «Quante figlie avevi tu?» chiede l’una indicando le bambole dell’altra. «Sette» risponde l’interpellata, e precisa che «erano tutte appena nate». Io mi complimento per il parto settigemellare e mi abituo all’idea di essere nonno. Ecco una forma di resistenza: affidarsi all’immaginazione per combattere l’angoscia.
Certo, il dolore non si cancella, anche perché la pandemia non è uguale per tutti. C’è chi deve spostarsi ogni giorno per lavorare, chi è senza casa, chi è separato dai suoi famigliari, chi non riesce più a tirare avanti. Non siamo in grado di colmare tutte le sofferenze, ma possiamo fare del nostro meglio per infonderci coraggio. Come scrittore, non capisco se sia meglio offrire la mia testimonianza o il mio silenzio. Se mi avventuro nei social network vengo inondato da un flusso di notizie, teorie, discussioni, litigi, appelli, racconti, drammatizzazioni e sdrammatizzazioni… Questo mi spaventa. Perché proprio io dovrei aggiungere altre parole?
Il romanziere Andrea Pomella, descrivendo sé stesso mentre in questi giorni fa ginnastica insieme a suo figlio, annota che gli è «sembrato di sentire la sua voce da grande che tenta di ricordare. Allora – aggiunge – ho pensato che non voglio perdermi niente, nemmeno queste giornate messe in fila sul davanzale come bottiglie vuote ad asciugare». Anch’io tento come tutti d’infondere vita a queste giornate-bottiglie. Perciò scrivo questo articolo, leggo, riordino la casa, cucino, suono il sax, mi cimento con lo studio dell’arabo (o almeno ci provo…), ogni tanto lavoro alla radio e mi collego con i miei studenti liceali per le videolezioni. L’altro ieri abbiamo letto insieme Vittorio Sereni, e in particolare un testo risalente agli anni Quaranta. Prigioniero degli americani in Algeria, il poeta scopre che è difficile pensare ad altro «poiché questo è accaduto: che i fatti si sono sostituiti alle immagini; che quattro o cinque sentimenti elementari si sono sovrapposti all’immaginazione».
Guardando sullo schermo le facce degli allievi, ho indovinato nei loro sguardi la stessa difficoltà a pensare ad altro. Tuttavia, insieme alla fatica di restare sempre in casa, ho intravisto anche la consapevolezza che non sia inutile, in queste circostanze, parlare di poesia. Sereni racconta che nel campo di prigionia c’era chi scriveva, come lui. Ma subito dopo dice che la sua fiducia è soprattutto «per l’ignoto che tornerà a casa senza preziosi quaderni nel sacco perché osa ancora credere alla pazienza e alla memoria». Ecco un’altra forma di resistenza: credere alla pazienza e alla memoria.
Proseguendo la lezione, ci siamo imbattuti in un perfetto endecasillabo: «Così, distanti, ci veniamo incontro». Un verso composto da Sereni più di settant’anni fa, in una situazione diversa, ci ha raggiunti come un dono (qualcuno ha detto che potrebbe diventare un hashtag: #cosìdistanticiveniamoincontro). Ho deciso che lo prenderò come un’indicazione di rotta. La disponibilità all’incontro, all’incontro vero, può aiutarci a lottare contro la sofferenza, le ingiustizie, la paura, la fatica.
«Così, distanti, ci veniamo incontro.»

PS: Grazie al quotidiano “La Regione” e in particolare a Lorenzo Erroi, che mi ha esortato a scrivere questo articolo nonostante la mia iniziale reticenza. Grazie anche ad Andrea Pomella: la sua immagine di questi giorni come bottiglie vuote mi ha spinto a riflettere sulla mia quotidianità.

PPS: Ho scattato queste fotografie nelle scorse settimane (fino all’inizio di marzo). La prima immagine, invece, ritrae una genziana primaticcia cresciuta nel giugno 2019 sull’altopiano della Greina, a circa 2300 metri sul livello del mare. Ho sempre amato le genziane primaticce (Gentiana verna) perché in luoghi aspri e remoti annunciano lo scioglimento delle nevi. Il loro blu profondo, misterioso, esprime la lontananza e forse anche la promessa di una stagione più serena.

PPPS: Dal sito del liceo, ecco un frammento di video in cui – rispondendo a una domanda sulle lezioni in diretta video – cito anche il verso di Vittorio Sereni.

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Panchinario 82-93

Dopo una convalescenza, sono uscito di casa e ho camminato fino a una panchina. Ho pensato alla potenza racchiusa in questo gesto: uscire. La storia dell’umanità è cominciata così, con una persona che si avventurava fuori da ciò che considerava “casa”. Poi sono arrivati l’agricoltura, il commercio, le guerre, le migrazioni, i viaggi di nozze e le partite di calcio. Camminare non vince l’angoscia, non cancella il male. Però mi restituisce alla consapevolezza che il mondo sussisterà solo finché saremo capaci di amore, questa cosa assurda, questa parola sanvalentinizzata. I fastidi quotidiani, le catastrofi umanitarie ed ecologiche, la malattia, la depressione, tutto sembra minare la fiducia necessaria all’amore. Per me la lotta è serrata. Da una parte, la speranza di trarre qualcosa di buono da questa mia fatica; dall’altra, il brillante cinismo che può trasformare il mio sconforto in abitudine. Percepisco una lontananza dalla realtà, insieme alla tentazione dell’isolamento. Mi siedo accanto a un cippo: venti minuti di marcia fino a Bellinzona, due giorni fino a Milano. Non so quanto tempo per raggiungere i miei famigliari, i miei amici, i miei colleghi.

NB: La panchina a cui faccio riferimento è la numero 93, che trovate in fondo a questo articolo.

Ringrazio le lettrici e i lettori che m’inviano le foto delle loro panchine preferite. Cercherò di pubblicarne qualcuna nei prossimi tempi. Stavolta lo spazio è un po’ troppo affollato: qui sotto trovate dodici panchine.

82) CONCHES, in chemin Jean-François Dupuy
Coordinate: 2’502’241.8; 1’115’993.3
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… navigare fra le rapide.
Siamo alla periferia di Ginevra, all’inizio di un viale alberato. Il fruscìo delle foglie secche mi fa pensare all’acqua che scorre… proprio per questo, forse, quando vedo la panchina capisco che non è semplicemente un luogo dove sedersi, ma un mezzo di fortuna: una canoa per tornare alla civiltà prima che l’inverno chiuda ogni passaggio, prima che il ghiaccio stringa i fiumi nella sua morsa. Questi bambù sono intrecciati con perizia, seguendo le indicazione di un manuale di sopravvivenza in luoghi selvaggi. La panchina è leggera, maneggevole, in grado di seguire le tortuosità di un canyon e di superare indenne le cascate. Al momento d’imbarcarsi, rimane un filo d’incertezza: la navicella è duttile, ma è anche fragile. Reggerà gli urti delle rocce? Uscirà indenne dai salti e dai mulinelli? Sono fiducioso di sì. Sono pronto. Mi siedo e lascio che la panchina-canoa cominci il lungo viaggio verso la primavera.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

83) CUREGLIA, all’angolo fra via Canton e via Prato Grande
Coordinate: 2’716’655.7; 1’099’759.5
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 2 stelle su 5
Ideale per… avvistare una cometa.
Dopo una cena con amici, questa panchina ci lancia un muto richiamo. Ubbidisco e mi siedo. Poco lontano, il campo da tennis coperto sembra un grosso animale addormentato. Mi guardo intorno, osservo il cartello con il simbolo “vicolo cieco”, l’indicazione PRATO GRANDE, l’immensa siepe sempreverde che pare il sipario di un palcoscenico. Mi sento all’intersezione fra due mondi: la tranquilla via residenziale sfuma nel mondo delle fiabe. Sto contemplando una decorazione natalizia a forma di stella quando sento un’esclamazione: i miei amici hanno visto passare nel cielo una stella cadente. Subito dopo ne scorgo una anch’io. La stella finta e quella vera (probabilmente dello sciame delle Geminidi) si sovrappongono nei miei pensieri; e su questa ruvida panchina di cemento anch’io non so più dove finisca l’Andrea reale e dove cominci quello immaginario, fatto di sogni e di lontane stelle.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

84) LOSONE, nel Dog Park lungo l’argine della Maggia
Coordinate: 2’702’141.0; 1’114’784.0
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… parlare con un cane.
È un mattino freddo e limpido. Cammino fra l’argine sommergibile e quello insommergibile della Maggia. La brina sul prato sembra riflettersi nella luce bianca del cielo. Mentre medito sulle incertezze del futuro, sento un fruscìo di foglie. Abbasso lo sguardo e vedo un cane: un bassotto con le orecchie lunghe. «Sei tutto solo?» gli domando. Lui inclina la testa. «Ma ti pare? Quelli laggiù sono con me.» Intravedo in lontananza la forma di due esseri umani. Il bassotto mi annusa i piedi e mi augura buon anno. Io mi presento; lui mi annuncia che si chiama Morpheus. «Come il dio dei sogni?» gli chiedo. Lui sbuffa. «Scommetto che stai fantasticando sul futuro.» Io rimango stupito: non era mai successo che un cane mi leggesse nel pensiero. Il bassotto sogghigna. «Ma io sono il dio dei sogni, ricordi?» Poi segue la pista di un odore, allontanandosi. «Homo sapiens» borbotta. «Chissà chi l’ha inventato, questo nome…»
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85) FIGGIONE, lungo la via dei monti, vicino alla cappella di Sant’Antonio
Coordinate: 2’702’141.0; 1’114’784.0
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… osservare una balena
Da ragazzo, nel corso di un’estate senza fine, proprio da queste parti mi capitò di leggere Moby Dick, il romanzo di Herman Melville che racconta del capitano Achab a caccia della balena bianca. Arrivato al capitolo 57 («Delle balene in pitture, in denti, in legno, in fogli di ferro, in montagne e in stelle»), alzai gli occhi e, proprio sotto il Pizzo Forno, avvistai il dorso della Balena. «Nei paesi di montagna – scrive Melville – dove il viandante è circondato di continuo da anfiteatri di vette, qua e là da qualche buon punto di vista potrete cogliere fuggitive apparizioni di profili di balene che si stagliano lungo le creste ondulate» (H. Melville, Moby Dick, 1852, tradotto da C. Pavese per Einaudi nel 1941). Ancora oggi, quando da questa panchina contemplo il crinale curvo dei monti, nel fragore delle onde sento riecheggiare come un tuono la voce del capitano Achab.
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86) URMEIN, tra via Cazeschg e Hof Cazeschg
Coordinate: 2’749’661.7; 1’173’007.2
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… leggere le tracce.
Siamo nel Canton Grigioni, vicino a Thusis. È un posto ideale per osservare le impronte sulla neve: bisogna arrivare il mattino presto, magari portando con sé un manuale come il classico Guida alle tracce degli animali del danese Preben Bang (edito da Zanichelli). Ogni pista diventa una storia: la corsa di un capriolo, i balzi di una lepre, l’avanzare cauto di una volpe. Poi, dopo qualche ora, i segni vengono cancellati dal sole. Anche se, ammonisce Bang, «in condizioni favorevoli le tracce si possono conservare per anni, addirittura per millenni»; e cita le impronte fossili di un orso delle caverne (Ursus spelaeus) rinvenute nel Sud della Francia ventimila anni dopo il passaggio del plantigrado. Proprio come le impronte, anche le storie sono labili, spariscono… eppure qualche volta, misteriosamente, sono capaci di resistere al volgere delle epoche: mutano le generazioni e loro sono sempre lì.
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87) BELLINZONA, nel parco di Villa dei Cedri all’ingresso di via Rompeda
Coordinate: 2’722’144.0; 1’115’972.1
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 2 stelle su 5
Ideale per… ascoltare un po’ di jazz.
Da bambino qualche volta mi addentravo da solo fra queste canne di bambù, immaginando di essere nel cuore della giungla. Era un territorio insidioso, popolato di animali feroci e misteriose sette di strangolatori. Procedevo lentamente, guardandomi le spalle, pronto a schivare un agguato. Ancora oggi mi piace tornare a sedermi su questa panchina, non tanto per la vista quanto perché fra i bambù si tengono delle indiavolate jam session di musica jazz. Ormai si è sparsa la voce: arrivano da lontano grandi solisti, si posano sui rami, spalancano il becco e cominciano a swingare, con un senso del ritmo e una fantasia prodigiosa. Non so perché gli uccelli prediligano proprio questo luogo, ma fidatevi: se passate un tardo pomeriggio d’inverno, con un po’ di fortuna, potrete ascoltare un assolo di pettirosso memorabile.
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88) FIRENZE, nel giardino D’Azeglio in piazza Massimo D’Azeglio
Coordinate:43°46’28″N; 11°16’4″E
Comodità:2 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per…invecchiare.
All’inizio qui c’erano orti e case popolari. Io ero giovane, sarà stato il 1860. Ma le cose cambiano e quando pochi anni dopo Firenze divenne capitale d’Italia, nel quartiere della Mattonaia fecero una cosa molto chic, un grande square all’inglese. Fiorirono case e ville in stile liberty, pensate per gli ambasciatori e l’alta borghesia. Però le cose cambiano, e all’inizio del Novecento arrivarono intellettuali e artisti al posto dei borghesi. Cominciavo a entrare nella mezza età quando portarono le giostre; poi costruirono pure il parco giochi, il campo da calcetto, quello da basket. Perché le cose cambiano. Ma io sono sempre qui e vedo i bambini che corrono, un barbone che cerca di dormire. Sarà vero che la notte spacciano? Guardo la nuova Area Cani: si chiama Rin Tin Tin, come il celebre cane attore morto a Los Angeles nel 1932, all’età di quattordici anni. È una splendida giornata. Mi sento vecchio.
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89) SANT’ANTONINO, in via Serrai
Coordinate: 2’717’665.1; 1’112’711.8
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 1 stella su 5
Ideale per… lavare i pensieri.
Supermercati, negozi di sport e di arredamento. Parcheggi, distributori di benzina, un autolavaggio. A pochi metri dai campi, il centro commerciale sorge come l’avamposto di una civiltà extraterrestre. Sebbene qui di fantascientifico ci sia poco, anzi, è tutto umano, tutto terribilmente umano: impiegati che fumano una sigaretta, una commessa che sbuffa, un camionista che aspetta davanti al cartello RITIRO MERCE. Non è un posto in cui passeggiare, e tanto meno mi verrebbe l’idea di farci un picnic. Eppure c’è un tavolo e anche una struttura che sembra un grill. Qualcuno d’estate verrà qui a cucinare salsicce? Mi appoggio allo schienale e provo a pensare a qualcosa di negativo: un problema, un fastidio, una preoccupazione. Quando si mette in moto l’autolavaggio, mi pare che nel gran risciacquo anche i miei pensieri oscuri vengano smacchiati, ripuliti, lucidati. Dopo un po’ mi alzo e me ne vado. Sono quasi diventato un ottimista.
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90) ZURIGO, nella Pflanzschulstrasse, poco prima dell’incrocio con la Hohlstrasse
Coordinate: 2’681’830.1; 1’248’126.85
Comodità: 2 stelle su 5
Vista: 1 stella su 5
Ideale per… festeggiare un compleanno.
La panchina si trova lungo una via alberata, accanto a un bar. Nei dintorni c’è una scuola, una chiesa cattolica dedicata a don Bosco e un ambulatorio dermatologico. Perché venire proprio qui a festeggiare, con tutti i luoghi panoramici che offre Zurigo? Perché non si tratta del mio o del vostro compleanno, bensì di quello della panchina “Landi”, inventata nel 1939. Nel 2019 si celebrava l’ottantesimo e oggi questo modello gigante ricorda la fortuna della classica panca elvetica a listelle rosse. Mentre mi avvicino, vedo una ragazza che sta leggendo un cartello al centro dello schienale. Do un’occhiata: è un bando di concorso per un selfie scattato sulla mega panchina, da postare sui social network con l’hashtag #landilove. Il premio per il vincitore? Una panchina, naturalmente: il Modello Speciale della Landi, esclusivo, sofisticato, creato apposta per l’anniversario.
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91) LUGANO, nel Parco Ciani, fra la darsena e il parco giochi
Coordinate: 2’717’665.1; 1’095’839.3
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… catturare la luce.
È una di quelle domeniche invernali tessute di vento e malinconia, quando i pensieri girano in tondo come cavalli in una giostra. Il sole splende con piglio primaverile… ma è un inganno, ancora ci sono raffreddori in agguato, notti fredde, mani screpolate. Provo a combattere il malumore e mi siedo su una panchina in faccia al lago. Aspetto il momento buono. Quando il sole si posa obliquo sull’acqua, nasce un abbaglio, una luce che ferisce lo sguardo. Gli occhi si chiudono, ma la luce rimane sotto le palpebre. È come un giacimento segreto, una promessa dorata. L’esperienza dura solo pochi secondi: in quegli istanti – contro ogni norma logica – mi ritrovo nel cuore dell’estate. Al riparo delle mie palpebre si sprigiona il ritmo lento di una mattina di vacanza, la freschezza di una bibita dopo una salita in bicicletta, un aperitivo al mare, una cena con gli amici sotto una luna immensa, infinita.
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 92) SAN GALLO, in Bärenplatz
Coordinate: 2’746’198.2; 1’254’483.2
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… sentirsi più leggeri.
Nato in Irlanda, discepolo di Colombano, il monaco Gallo morì fra il 630 e il 645. Sulla sua tomba sorse una chiesa, primo nucleo dell’abbazia e della futura città di San Gallo. Si narra che un giorno Gallo tolse una spina dal piede di un orso bruno; secondo la leggenda, in seguito il plantigrado e il monaco divennero amici. Per questo l’orso appare nello stemma della città e, sotto forma di statua, anche in questa piazza con una panchina circolare in mezzo. È un luogo miracoloso, che offre leggerezza a tutto ciò che pesa. Guardo la statua, massiccia – e subito compare un palloncino. Leggo sul giornale notizie di guerre, epidemie, violenze – e subito vedo una ragazza, seduta accanto a me, che usa lo stesso giornale per comporre un origami. Le amiche pensano che abbia creato un drago, lei dice che no, siete matte, è una farfalla. E tutte insieme scoppiano a ridere.
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93) GIUBIASCO, in via Sottomontagna
Coordinate: 2’721’650.6; 1’114’711.8
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 2 stelle su 5
Ideale per… calcolare le distanze.
Sto camminando da Giubiasco a Bellinzona. Quando passo davanti a questa panchina, scopro che mancano venti minuti a destinazione. Bello, non mi tocca nemmeno usare un’app sul telefono. Scopro pure che se volessi andare a Milano dovrei marciare per due giorni. Mi siedo e comincio a fantasticare. Fra una settimana ho un impegno proprio a Milano… e se invece di usare il treno, o peggio l’automobile, mi limitassi a camminare? Dovrei pernottare da qualche parte, naturalmente. Dovrei uscire dalla frenesia della nostra vita quotidiana, così come la interpretiamo all’inizio del XXI secolo, e pensare in maniera più antica. Da questa panchina potrei arrivare a Roma in due settimane, a Parigi in una ventina di giorni. In due mesi sarei a Mosca o a Marrakesh. All’improvviso i luoghi più remoti mi sembrano famigliari, domestici, come se il mondo intero fosse solo un quartiere più in là.
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PS: Potete leggere qui le prime quattro panchine, qui le panchine da 5 a 10, qui da 11 a 17 e qui da 18 a 23, qui da 24 a 30, qui da 31 a 37, qui da 38 a 45, qui da 46 a 55, qui da 56 a 64, qui da 65 a 73 e qui da 74 a 81. In generale, nella categoria Panchinario (in alto a destra), si trovano tutte le panchine.

PPS: Esprimo la mia gratitudine a chi mi aiuta, mi accompagna e mi fa scoprire nuove panchine. In particolare, grazie a Jessica (Conches), Valentina e Nicola (Cureglia), Martina, Gregorio e Morpheus (Losone), Michele (Figgione), Marco e Leonardo (Firenze), Eloisa (Zurigo e Lugano).

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