Il desiderio dell’ombra

Un amico mi scrive: «Ciao Andrea buon compleanno! Giorno ideale per un giro in bici. Spero che riusciremo a vederci presto». Dovrei rispondere subito, come vuole il tacito galateo di whatsapp. Ma non ho voglia di muovere le dita sulla tastiera e lascio prevalere la pigrizia. Risponderò dopo, mi dico. C’è tempo. Mi auguro che davvero riusciremo a vederci presto, senza schermi a fare da tramite.
È strano. Io mio mestiere è comporre parole scegliendo le lettere da una tastiera, come sto facendo in questo preciso momento. È un lavoro che mi piace. Eppure faccio fatica a comporre dei messaggi per gli amici. Un testo su whatsapp è troppo automatico per avere il fascino di una lettera cartacea, troppo banale per avere il gusto rétro di un dispaccio telegrafico. (Già solo la parola: quanta avventura in “dispaccio”, quanta banalità in “messaggio” o peggio “messaggino”). Preferisco allora inviare una nota vocale, lasciare che la mia voce fuoriesca – magari a velocità doppia – da un parallelepipedo di plastica per insinuarsi nelle orecchie del mio interlocutore. Certo, l’interlocutore talvolta si lamenta, perché le note vocali hanno un certo stigma, almeno fra i miei coetanei. Infatti diciamo spesso: «Scusa se ti lascio un vocale ma…» Ma cosa? Ho il polso slogato, mi è andata insieme la vista, mi si sono infiammati i polpastrelli, non ho voglia di pensare alla punteggiatura… non esistono scuse valide.
Alla fine opto per una pallida imitazione del dispaccio telegrafico: «RINGRAZIOTI PER AUGURIO STOP SPERO RIVEDREMOCI MOLTO PRESTO STOP SENTIAMOCI STOP SEGUIRÒ CONSIGLIO STOP».
Così non mi resta che andare in bicicletta. Mentre mi preparo a partire, penso che il fatto di avere inviato un dispaccio telegrafico – sia pure usando whatsapp – conferirà al mio giro in bici un’atmosfera epica, come se fosse una cavalcata in un western. Capirete quindi che non posso dilungarmi, perché il viaggio è lungo e pieno d’incertezze. Già vedo sollevarsi all’orizzonte dei segnali di fumo: parleranno di me?

PS: Come sempre, in occasione del mio compleanno, voglio condividere con voi un racconto inedito. S’intitola Tramonto a Bellinzona e racconta di una passeggiata ciclistica; non sulla mia bici da corsa, quella che inforcherò fra pochi minuti, ma sul mio vetusto velocipede da città. È stato pubblicato per la prima volta nel 2024 su “La domenica”, il settimanale del “Corriere del Ticino”, per la serie “Un autore una città” a cura di Andrea Bertagni (che ringrazio). Lo trovate qui: Tramonto a Bellinzona.

PPS: Prima di ricevere il messaggio di cui vi ho parlato, e prima dunque di partire con la bici, stavo leggendo alcune poesie di Anne Perrier (da La voie nomade et autres poèmes. Œuvres complètes 1925-74, L’Escampette Éditions 2008. Alcune di esse forse preparavano già l’atmosfera epico-romantica e avventurosa della mia cavalcata ciclistica. In più, m’invitano anche a una rapida riflessione sul senso di un compleanno.
Ecco le due liriche tradotte per l’occasione. La prima: «Non è l’ombra che cerco / E nemmeno l’umile segno / Della sosta sotto le palme / Tranquille né l’acqua né l’angelo / Custode dell’oasi / Io cerco il cammino che dura / Per sempre per sempre per sempre». La seconda: «Più avanti più avanti / Verso le terre estreme / Là dove non ci sono né rotte né rifugi / Solo le dune lasciate dall’ultimo riposo / Del vento».
È il desiderio dell’ombra e dell’acqua a muovermi lungo il cammino, ma sono consapevole che l’ombra stessa – l’oasi, qualunque essa sia – è solo un’altra forma di cammino. Ogni calma, ogni bonaccia è come il riposo del vento: un lieve mutare della terra, la piega di una duna. Sono occasioni in cui lasciare un segno sulla pagina, ma per fortuna subito dopo siamo tutti già oltre. E non c’è nemmeno bisogno di andare lontano: l’orizzonte è qui, alla fine di questa riga, all’inizio del primo colpo di pedale.

PPS: La prima immagine mostra la mia bicicletta da corsa a Carena, alla fine di una salita. La seconda, qui di seguito, è un’opera di Germano Olivotto che ho fotografato al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. S’intitola Indicazione 11/13 e risale al 1971. Ho intenzione di usarla come mappa per orientarmi durante la mia cavalcata.

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