{"id":672,"date":"2016-04-22T13:50:46","date_gmt":"2016-04-22T11:50:46","guid":{"rendered":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/?p=672"},"modified":"2016-04-28T00:49:01","modified_gmt":"2016-04-27T22:49:01","slug":"le-audiocassette-di-contini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2016\/04\/22\/le-audiocassette-di-contini\/","title":{"rendered":"Le audiocassette di Contini"},"content":{"rendered":"<p>Ieri sera ho presentato <em>L\u2019arte del fallimento<\/em> all\u2019Universit\u00e0 di Zurigo. Nell\u2019aula D31, oltre a insegnanti, studenti, lettori e curiosi, c\u2019era un personaggio fatto di aria e memoria. Era ben presente, seduto sul bordo di un tavolo, ma anche intangibile, congelato in un altrove\u00a0pi\u00f9 lontano delle galassie, pi\u00f9 remoto dello spazio profondo. Quel ragazzo, studente in quella stessa Universit\u00e0 nei primi anni dopo il 2000, non poteva essere l\u00ec. Eppure c\u2019era. Annuiva impassibile, come se mi ascoltasse, ma si vedeva benissimo che stava pensando ad altro. Aveva nella testa un investigatore privato di nome Elia Contini (gli piaceva il suono di quelle tre \u201ci\u201d) e stava scrivendo una storia su di lui. Una storia? Un romanzo, addirittura.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/BarcheZh.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-679 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/BarcheZh-300x225.jpg\" alt=\"BarcheZh\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/BarcheZh-300x225.jpg 300w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/BarcheZh.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Tornare dove tutto \u00e8 cominciato \u00e8 sempre un\u2019operazione rischiosa. Amo la citt\u00e0 di Zurigo, il suo fiume, i suoi ponti, il suo cielo vasto e mutevole. Conosco le vie, i posti dove mangiare e quelli dove starsene da soli \u2013 come ogni citt\u00e0, anche Zurigo ha i suoi angoli di campagna, che resistono fra i tram e i negozi di telefonia mobile. Ho amici con cui tirare tardi e scolare pinte di birra (magari una di troppo, ieri sera). Ho strade dove mi piace tornare e altre che credevo di avere dimenticato. Ma soprattutto, il luogo dove ho trascorso\u00a0i miei anni di studente mi offre l\u2019opportunit\u00e0 di un rendiconto. Lo sguardo degli altri mi permette di capire meglio il lavoro che sto facendo; ma anche lo sguardo indietro verso il passato \u2013 purch\u00e9 non mi soffermi troppo a lungo \u2013 mi aiuta a dare sostanza alle narrazioni.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/StudentiZh.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-680 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/StudentiZh-300x300.jpg\" alt=\"StudentiZh\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/StudentiZh-300x300.jpg 300w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/StudentiZh-150x150.jpg 150w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/StudentiZh.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La professoressa Tatiana Crivelli e il professor Nunzio La Fauci (che ieri mi ha insegnato un detto\u00a0siciliano sul fallimento) hanno incrociato la mia strada all\u2019inizio, quando stavo rimuginando la mia prima storia, e di nuovo ieri sera, quando fingendo di parlare dell\u2019ultima storia stavo gi\u00e0 provando a rimuginare la prossima. Ecco, questo \u00e8 il punto: la prossima storia. Parlando e passeggiando con qualche amico, prima e dopo l\u2019incontro, mi sono reso conto che le divagazioni e i pensieri in apparenza assurdi hanno il valore di ancorarci al presente, anche nei luoghi che per vicenda personale sono intrisi di passato. Pi\u00f9 che riflettere sulle vicende che mi hanno portato a creare i miei personaggi, m\u2019interessa coglierne di nuovi. Perch\u00e9 ieri pomeriggio un uomo, in una viuzza del Niederdorf, stava bagnando con l\u2019annaffiatoio il davanzale di una finestra? Non c\u2019erano vasi, non c\u2019erano fiori, ma lui era intento nell\u2019innaffiare, meticoloso, come se coltivasse qualcosa d\u2019invisibile.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/TramontoZh.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-681 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/TramontoZh-300x300.jpg\" alt=\"TramontoZh\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/TramontoZh-300x300.jpg 300w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/TramontoZh-150x150.jpg 150w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/TramontoZh.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Tutto sta in queste immagini, in questi incontri fortuiti.<br \/>\nNei giorni scorsi mi ha scritto una lettrice a proposito di\u00a0un mio articolo uscito qualche tempo fa sul sito \u201cIl Libraio\u201d. \u00c8 un testo che presenta dieci investigatori presi da altrettanti romanzi polizieschi, rappresentando ognuno di loro con un oggetto caratteristico (trovate <a href=\"http:\/\/www.illibraio.it\/gialli-oggetti-libri-indispensabili-per-indagine-323897\/\" target=\"_blank\">qui<\/a> l\u2019articolo). E il suo Elia Contini, mi ha chiesto la lettrice, con quale oggetto si potrebbe rappresentare? Non \u00e8 una domanda facile. Ho pensato a qualcosa che abbia a che fare con le volpi o con le zattere di legno che Contini si diverte a\u00a0costruire, ma poi mi sono detto: perch\u00e9 non le audiocassette?<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-675 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image1-225x300.jpg\" alt=\"image1\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image1-225x300.jpg 225w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/image1-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>Il mio investigatore \u00e8 refrattario alla tecnologia. Ama le piccole azioni concrete, quelle che implicano toccare cose e spostare oggetti. Non gli piace scorrere il dito\u00a0sugli schermi, non sopporta le macchine che creano link e connessioni, che incrociano dati e immagini in un mondo dove non si pu\u00f2 camminare, ma tuttalpi\u00f9 navigare virtualmente. Di sicuro \u00e8 un atteggiamento infantile: perch\u00e9 ostinarsi ad ascoltare la musica sulle audiocassette, quando esistono impianti ben pi\u00f9 sofisticati? La mia risposta \u00e8: non lo so. Non posso spiegare perch\u00e9 Contini sia fatto in questo modo, cos\u00ec come non so perch\u00e9 un uomo a Zurigo annaffiasse una finestra. Io non ascolto pi\u00f9 le audiocassette, Contini invece s\u00ec. Il fatto che sia un personaggio creato da me, dopotutto, non significa che io conosca ogni suo segreto. E magari \u00e8 giusto cos\u00ec: si scrive per approfondire il mistero, non per svelarlo. Torner\u00f2 a raccontare una storia con Elia Contini? Non so nemmeno questo. Forse s\u00ec, forse invece non mi capiter\u00e0 pi\u00f9. In fondo l\u2019importante non \u00e8 scrivere di lui, ma sapere che lui \u00e8 l\u00e0 fuori \u2013 da qualche parte nei boschi intorno a Corvesco \u2013 e che, fra un\u2019audiocassetta e l\u2019altra, continua a camminare.<\/p>\n<p><em>Contini stesso non era un fallito? Alla sua et\u00e0 non aveva un vero mestiere, una vera storia professionale, ma si arrabattava accettando casi che un\u2019agenzia seria avrebbe subito respinto al mittente. Chi era lui per avere piet\u00e0 di Mario? Ripens\u00f2 ai nomi sulla lapide e ai desideri che quelle persone avevano rincorso per tutta la vita, e qualche volta realizzato. Tutto era svanito come un miraggio, mentre chiss\u00e0 perch\u00e9 Contini aveva l\u2019impressione che le sconfitte avessero pi\u00f9 consistenza. Che cosa resta di te, alla fine? Ci\u00f2 che hai posseduto o magari invece ci\u00f2 che non hai mai avuto, ci\u00f2 che hai sperato\u2026 o magari disperato?<br \/>\n<\/em><em>Ecco il genere di domande a cui di solito rispondeva senza parole, andando a camminare nei boschi.<br \/>\n<\/em><em>Sulla via del ritorno, propose a Francesca di ascoltare un po\u2019 di musica. Ora che guidava lei, per Contini non era facile propinarle Brel, Brassens e Aznavour. Lei per\u00f2 non si spingeva fino a fargli ascoltare i Coldplay e cos\u00ec cercavano un compromesso.<br \/>\n<\/em><em>\u00abSi chiamano Timber Timbre. Cantano in inglese, ma forse ti piacciono lo stesso\u2026\u00bb<br \/>\n<\/em><em>\u00abTimber Timbre. Che razza di nome \u00e8?\u00bb<br \/>\n<\/em><em>La musica per\u00f2 non era male. Atmosfere profonde come un dirupo e un cantante dalla voce bassa, cavernosa. Un brano in particolare, <\/em>Grand Canyon<em>, liber\u00f2 spazio nella mente di Contini mentre guardava il paesaggio scorrere dai finestrini. Era cresciuto in un territorio piccolo, fitto di montagne e campanili. E chiss\u00e0 che alla fine di lui non potesse restare invece la nostalgia per le pianure sconfinate, per un orizzonte aperto e selvaggio, sempre nuovo\u2026<br \/>\n<\/em><br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/BvAWD6cE_GE\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>PS: Il testo\u00a0con Elia Contini proviene dal romanzo <em>L&#8217;arte del fallimento<\/em> (capitolo 40, &#8220;Grand Canyon&#8221;, pagine 171-72). Il brano <em>Grand Canyon<\/em> \u00e8 tratto dall&#8217;album <em>Hot Dreams<\/em>, pubblicato dai Timber Timbre nel 2014.<\/p>\n<p>PPS: Grazie a Elena Biaggio per le fotografie di Zurigo. E grazie a Yari Bernasconi: non solo per aver condiviso con me la conferenza, ma soprattutto\u00a0per aver notato l&#8217;uomo che annaffia le finestre!<\/p>\n<p>PPPS: Il detto del professor La Fauci suggerisce di guardare al <em>fallimento<\/em> come a una forma di <em>salvamento<\/em>. Non \u00e8 un vero e proprio proverbio, ma un&#8217;osservazione, un&#8217;arguzia che lo stesso La Fauci ha avuto modo di ascoltare in Sicilia, durante la giovinezza. Avulso dal contesto, suggellato dalla rima, il detto a mio parere assume quasi il valore di un autentico proverbio. Mi sembra infatti portatore di una verit\u00e0 non banale:\u00a0a volte, nella vita, le cose si aggiustano proprio nel momento in cui falliscono (ne avevo gi\u00e0 parlato <a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2015\/11\/26\/sulle-tracce-del-fallimento\/\" target=\"_blank\">qui<\/a>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ieri sera ho presentato L\u2019arte del fallimento all\u2019Universit\u00e0 di Zurigo. Nell\u2019aula D31, oltre a insegnanti, studenti, lettori e curiosi, c\u2019era un personaggio fatto di aria e memoria. Era ben presente, seduto sul bordo di un tavolo, ma anche intangibile, congelato in un altrove\u00a0pi\u00f9 lontano delle galassie, pi\u00f9 remoto dello spazio profondo. 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