{"id":4386,"date":"2018-10-12T14:51:41","date_gmt":"2018-10-12T12:51:41","guid":{"rendered":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/?p=4386"},"modified":"2018-10-15T03:45:02","modified_gmt":"2018-10-15T01:45:02","slug":"niente-di-niente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2018\/10\/12\/niente-di-niente\/","title":{"rendered":"Niente di niente"},"content":{"rendered":"<p>Quando viaggio da solo in un paese straniero, a volte incontro uno dei miei personaggi. Sono momenti fuggevoli: dopo pochi secondi il personaggio svanisce, torna a essere uno dei tanti che girano per le strade. Ma non scompare del tutto: diventa uno stato d\u2019animo, una sensazione, un desiderio, un riflesso d\u2019ombra che s\u2019insinua fra i pensieri della quotidianit\u00e0.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2967.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4393 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2967-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2967-300x225.jpg 300w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2967-768x576.jpg 768w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2967-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Qualche giorno fa stavo camminando a Varsavia. Erano le dieci di sera. Per le strade c\u2019erano persone che procedevano in fretta, perch\u00e9 sicuramente qualcuno le aspettava da qualche parte. C\u2019erano coppie d\u2019innamorati che approfittavano della temperatura non troppo rigida. C\u2019erano gruppi di ragazzi, operai alla fine del turno, poliziotti, qualche barbone che preparava un giaciglio per la notte. Non si vedevano stranieri, o almeno, nessuno che fosse immediatamente riconoscibile come tale. Mi sono chiesto se fossero davvero tutti polacchi. Di sicuro ci sar\u00e0 stato qualche ucraino, qualcuno che non riuscivo a riconoscere come straniero. Ma quando ho visto un uomo dalla pella scura, con il volto coperto da un cappuccio e da una sciarpa, la sua differenza ha attirato la mia attenzione. Stava seduto su una panchina, immobile, e fissava nel vuoto. Allora mi \u00e8 venuto in mente Moussa ag Ibrahim, uno dei protagonisti del romanzo <a href=\"http:\/\/www.andreafazioli.ch\/libri\/gli-svizzeri-muoiono-felici\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Gli Svizzeri muoiono felici<\/em><\/a> (Guanda 2018).<br \/>\nMoussa \u00e8 un uomo di origini tuareg. Fin dall\u2019infanzia ha vissuto come nomade nel deserto del Sahara, tentando di seguire le tradizioni dei suoi antenati. Ma i tempi cambiano, fra leggi restrittive, violenza, desertificazione. Per una serie di ragioni, Moussa arriva in Svizzera. La sua speranza \u00e8 di trovare un lavoro, per aiutare i suoi parenti in Niger. Ma subito \u00e8 colpito dalla nostalgia e da un senso d\u2019inadeguatezza.<\/p>\n<p><em>Quel mattino, mentre diceva le sue preghiere, Moussa aveva avuto paura di essersi spinto troppo oltre, in mezzo a gente troppo diversa. Come avrebbe fatto a resistere in quel paese, dove tutti avevano il loro posto? Ognuno partiva sapendo dove andare, per quale ragione, a che ora. Tutti avevano un telefono, un indirizzo email, un appuntamento e poi un altro e un altro ancora, come una ragnatela nella quale tessevano sempre nuovi fili, creando strade, palazzi, monumenti, macchine, libri, parole, immagini. E Moussa invece passava come un soffio in mezzo ai progetti degli altri, come chi non ha niente di niente.<\/em><\/p>\n<p>Un uomo in mezzo alla folla. Diverso da tutti gli altri. Completamente solo. Camminando verso l\u2019hotel Metropol, poco lontano dall\u2019immenso Palazzo della Cultura, ho cercato di calarmi nell\u2019animo di Moussa, nella sua lontananza. Spesso \u00e8 da questi esercizi d\u2019immedesimazione che traggo le idee per la scrittura. Anche quando il romanzo \u00e8 gi\u00e0 pubblicato, come in questo caso, mi fa piacere restare per un po\u2019 da solo con i miei personaggi.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/SUBAPDcKWII\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nEro in Polonia per una serie di conferenze. La prima sera, al bar dell\u2019hotel, mi chiedevo che cosa dire agli studenti e alle persone che mi avrebbero ascoltato. Ero seduto davanti a uno dei camini fasulli pi\u00f9 realistici che mi sia mai capitato di vedere: finti carboni ardenti, finte fiamme guizzanti, finto fumo grigio. Davanti a me, sul tavolino, c\u2019era una birra (vera). E io? Fino a che punto sarei riuscito a essere autentico? Un uomo in una citt\u00e0 straniera, sospeso fra un fuoco finto e una birra vera. Chi \u00e8 veramente l\u2019uomo? Cio\u00e8, chi sono io? Sono pi\u00f9 simile alla fasulla perfezione del fuoco o alla verit\u00e0 fermentata della birra?<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/RvRQIgQrQWY\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nQuesti pensieri mi hanno fatto capire che era giunta l\u2019ora di andare a letto&#8230; Prima di dormire, ho sfogliato qualche pagina di un autore polacco. Adam Zagajewsi (nato a Leopoli nel 1945) racconta in un saggio dei suoi giorni da liceale, quando gli studenti erano \u00abattratti dalle feste private, dai primi appuntamenti, dai giri in bicicletta, dalla musica di Elvis Presley, Chubby Checker e Little Richard, dalla vita intesa soprattutto come uno sguardo rivolto senza troppa attenzione a un lontano futuro\u00bb. In quel contesto, un giorno il poeta Zbigniew Herbert, giovane ma gi\u00e0 conosciuto, viene invitato al liceo per una conferenza. Al di l\u00e0 di ogni aspettativa, annota Zagajevski, la visita di Herbert \u00abha cambiato qualcosa nel mio modo di guardare alla letteratura; magari non subito, ma \u2013 con un certo ritardo \u2013 lo ha fatto sicuramente\u00bb.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2966.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4394 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2966-240x300.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2966-240x300.jpg 240w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2966-768x960.jpg 768w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2966-819x1024.jpg 819w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2966.jpg 1240w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a>Nel mio piccolo, chiss\u00e0, forse anch\u2019io sono riuscito a lasciare qualcosa agli studenti che ho incontrato in questi giorni. Ho letto qualche pagina da <em>L\u2019arte del fallimento<\/em> e da <em>Gli Svizzeri muoiono felici<\/em>, ho cercato di condividere la mia esperienza di scrittore, i miei dubbi, ci\u00f2 che ho imparato e ci\u00f2 che mi resta da imparare. Sul palco del festival Jazz&amp;Literatura di Katowice oppure in un\u2019aula dell\u2019Uniwersytet \u015al\u0105ski a Sosnowiec: sempre guardavo uno per uno quei volti attenti, in ascolto, e mi chiedevo: che cosa rester\u00e0 di tutto questo? Sulle prime ero pessimista, poi mi dicevo: Andrea Fazioli di certo non \u00e8 abbastanza, ma forse i personaggi si sono espressi per me. Forse Moussa ag Ibrahim \u00e8 riuscito a comunicare loro qualcosa, nella maniera silenziosa in cui parlano i Tuareg. Magari non subito. Magari le parole si sono deposte in profondit\u00e0, avvolte in un bozzolo di silenzio. Magari fra qualche anno quegli studenti ripenseranno a Moussa, a Contini, anche solo fuggevolmente, e la realt\u00e0 immaginata sar\u00e0 loro d\u2019aiuto per affrontare la realt\u00e0 reale.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2969.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4398 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2969-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2969-300x200.jpg 300w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2969-768x512.jpg 768w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2969.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>E io? Anch\u2019io ho vissuto incontri che mi saranno utili per essere sempre pi\u00f9 birra (vera) e sempre meno fuoco (finto). All\u2019Istituto italiano di cultura di Varsavia ho avuto modo di parlare di letteratura e mi sono annotato nomi di autori italiani e polacchi da scoprire. Anche qui, come del resto \u00e8 accaduto pure con gli studenti, ho l\u2019impressione di aver ricevuto pi\u00f9 di quanto sia riuscito a trasmettere. Ma non bisogna fare calcoli: questo tipo d\u2019incontro, di scambio culturale, continua a generare frutti nel tempo, lentamente.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2965.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4391 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2965-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2965-300x200.jpg 300w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2965-768x512.jpg 768w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2965-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2965.jpg 1502w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Nei miei giorni in Polonia ho avuto modo di confrontare i segni del passato con un futuro che cresce a vista d\u2019occhio. Vecchi palazzi di stampo sovietico e nuovi edifici creati da grandi architetti. Luci al neon, traffico, fast food, ancora luci al neon di ogni forma, di ogni dimensione. Campi gelati e betulle lungo la ferrovia. Vaste zone industriali. Ciminiere, parchi, centri commerciali. Lo splendido nucleo di Nikiszowiec, costruito all\u2019inizio del XX come <em>osiedle robotnicze<\/em>, come quartiere operaio per le famiglie dei minatori, con i <em>familoki<\/em> di mattoni rossi che si dispongono in forma geometrica, creando strade, cortili, angoli discosti dove il silenzio \u00e8 interrotto solo da un improvviso volo di uccelli o dal suono ovattato di una radio.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2963.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4390 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2963-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2963-300x225.jpg 300w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2963-768x576.jpg 768w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2963-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>L\u2019ultima sera, a Varsavia, torno a camminare lungo le strade intorno al Palazzo della Cultura. Il mio telefono \u00e8 scarico e ho smarrito il caricatore. Mi fermo in un negozio e chiedo in inglese alla commessa se ne venda o se sappia dove possa acquistarne uno. \u00abMi dispiace \u2013 risponde lei \u2013 abito lontano da qui.\u00bb Poi sorride e aggiunge: \u00abAbito lontano da tutto\u00bb. Annuisco. \u00ab<em>Me too<\/em> \u2013 le dico \u2013 anch\u2019io\u00bb. Provo a ripeterlo in polacco: \u00ab<em>Ja te\u017c<\/em>\u00bb. Lei sorride di nuovo. Ci salutiamo.\u00a0Esco e penso che in fin dei conti posso anche restare senza telefono. Cos\u00ec sar\u00e0 pi\u00f9 facile intravedere Moussa ag Ibrahim che cammina con la consapevolezza di non avere <em>niente di niente<\/em>. Forse \u00e8 proprio da questo vuoto che possono sprigionarsi le parole pi\u00f9 preziose. In Polonia, in Svizzera, nel deserto del Sahara.<br \/>\nPi\u00f9 tardi, prima di dormire, rileggo una poesia di Adam Zagajevski. S\u2019intitola \u201cL\u00e0, dove il respiro\u201d.<\/p>\n<p><em>Sta sulla scena<br \/>\n<\/em><em>senza alcuno strumento.<\/em><\/p>\n<p><em>Appoggia le mani sul petto,<br \/>\n<\/em><em>l\u00e0 dove nasce il respiro<br \/>\n<\/em><em>e dove si spegne.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Non sono le mani a cantare<br \/>\n<\/em><em>e nemmeno il petto.<br \/>\n<\/em><em>Canta ci\u00f2 che tace.<\/em><\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo verso si riassume il senso di questo articolo. <em>Canta ci\u00f2 che tace<\/em>. Anche quando abbiamo la sensazione di non aver detto abbastanza, o di non aver detto nel modo giusto, o di non avere incontrato nessun personaggio, o di non avere capito ci\u00f2 che abbiamo visto, per fortuna <em>canta ci\u00f2 che tace<\/em>.<br \/>\nIl silenzio, fin dall\u2019inizio dei tempi, \u00e8 il miglior narratore di storie.<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2962.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4397 aligncenter\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2962-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2962-300x225.jpg 300w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2962-768x576.jpg 768w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2962-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>PS: La prima citazione di Zagajevski proviene da <em>L\u2019ordinario e il sublime. Due saggi sulla cultura contemporanea<\/em> (Casagrande 2002; traduzione di Alessandro Amenta). La poesia \u00e8 tratta invece dal volume <em>Dalla vita degli oggetti. Poesie 1938-2005<\/em> (Adelphi 2002 e 2012; traduzione di Krystyna Jaworska). In un altro testo, lo stesso Zagajewski accenna a quei momenti in cui si compiono misteriose connessioni fra immaginazione e realt\u00e0: \u00abEsiste un senso che resta nascosto nella quotidianit\u00e0, ma diventa accessibile negli istanti di maggior concentrazione, negli attimi in cui la coscienza ama il mondo. Cogliere quel senso complesso ti porta un\u2019esperienza di particolare felicit\u00e0, perderlo ti consegna alla malinconia\u00bb (da <em>Tradimento<\/em>, Adelphi 2007; traduzione di Valentina Parisi).<\/p>\n<p>PPS: Grazie a tutte le persone che mi hanno accolto e accompagnato in Polonia. Fra gli altri il vice ambasciatore svizzero Chasper Sarott; Marzena Anio\u0142 di Jazz&amp;Literatura; la studentessa e ottima traduttrice simultanea Natalia Myszor; Justyna Orze\u0142, che ha tradotto i miei testi per i lettori polacchi; il direttore Roberto Cincotti e tutti i suoi collaboratori all\u2019Istituto di cultura italiano a Varsavia; gli insegnanti, gli studenti e le studentesse dell\u2019Instytut J\u0119zyk\u00f3w Roma\u0144skich i Translatoryki all\u2019Uniwersytetu \u015al\u0105skiego.<\/p>\n<p>PPPS: Le fotografie di Nikiszowiec le ho prese da internet. Le altre le ho scattate io. Il video di presentazione del romanzo <em>Gli Svizzeri muoiono felici<\/em> \u00e8 stato realizzato da Alessandro Tomarchio.<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2970.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4399 aligncenter\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2970-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2970-300x300.jpg 300w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2970-150x150.jpg 150w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2970-768x768.jpg 768w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/IMG_2970-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>PPPPS: Per completare la fotografia presa davanti alla stazione di Katowice, che vedete qui sopra, ecco un frammento sonoro.<\/p>\n<!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4386-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Katowice.m4a?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Katowice.m4a\">http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Katowice.m4a<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>PPPPPS: Infine, per chi volesse rendere pi\u00f9 vivida l\u2019apparizione di Moussa ag Ibrahim nelle strade di Varsavia, ecco la versione polacca del brano che ho citato sopra.<\/p>\n<p><em>Tamtego ranka, gdy odmawia\u0142 swoje modlitwy, Moussa poczu\u0142 strach, \u017ce posun\u0105\u0142 si\u0119 za daleko, w\u015br\u00f3d ludzi ca\u0142kiem od niego r\u00f3\u017cnych. Jak m\u00f3g\u0142by wytrzyma\u0107 w kraju, gdzie wszyscy mieli swoje miejsce? Ka\u017cdy wyje\u017cd\u017ca\u0142 wiedz\u0105c, gdzie jedzie, z jakiego powodu, o kt\u00f3rej godzinie. Ka\u017cdy mia\u0142 telefon, adres e-mail, spotkanie, a potem kolejne, a potem jeszcze jedno, jak w paj\u0119czej sieci, w kt\u00f3rej tkali coraz to nowe nici, tworz\u0105c ulice, budynki, pomniki, samochody, ksi\u0105\u017cki, s\u0142owa, obrazy. A Moussa mija\u0142 jak tchnienie w\u015br\u00f3d czyich\u015b plan\u00f3w, tak jak kto\u015b, kto nie ma zupe\u0142nie nic.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando viaggio da solo in un paese straniero, a volte incontro uno dei miei personaggi. Sono momenti fuggevoli: dopo pochi secondi il personaggio svanisce, torna a essere uno dei tanti che girano per le strade. 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