{"id":1303,"date":"2016-09-23T15:13:55","date_gmt":"2016-09-23T13:13:55","guid":{"rendered":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/?p=1303"},"modified":"2017-09-17T17:44:13","modified_gmt":"2017-09-17T15:44:13","slug":"il-cavallo-e-lanatra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2016\/09\/23\/il-cavallo-e-lanatra\/","title":{"rendered":"Il cavallo e l\u2019anatra"},"content":{"rendered":"<p>Rodolfo Abella \u00e8 nato nel 1954 e vive in un villaggio nella Cordigliera delle Ande. Una delle sue attivit\u00e0 favorite \u00e8 camminare lungo il letto dei torrenti, osservando il legname trascinato e levigato dalla corrente. In un ramo, in una scheggia di corteccia o in una radice contorta, Abella legge un frammento di una forma compiuta. Allora raccoglie i pezzi di legno e li porta a casa. Poi li accosta e li assembla, finch\u00e9 diventano ci\u00f2 che aveva intravisto mentre camminava nel ruscello.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/FullSizeRender.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1305 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/FullSizeRender-300x205.jpg\" alt=\"fullsizerender\" width=\"300\" height=\"205\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/FullSizeRender-300x205.jpg 300w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/FullSizeRender-1024x698.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Un paio di settimane fa, a <a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2016\/09\/08\/espero\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Losanna<\/a>, sono entrato nel Mus\u00e9e de l\u2019Art Brut e mi sono imbattuto in un cavallo costruito da Abella nel 1995. Ci\u00f2 che pi\u00f9 mi ha sorpreso non \u00e8 tanto la perizia compositiva, quanto la capacit\u00e0 di vedere e comunicare un cavallo, contro ogni logica evidente, usando un alfabeto nascosto e apparentemente\u00a0caotico. L\u2019incontro con il cavallo deve aver suscitato in me un desiderio di comunicazione incontrollato, perch\u00e9 qualche ora dopo \u2013 in un negozio del centro \u2013 ho comprato un richiamo per anatre. Avrei voluto provarlo gi\u00e0 a Losanna, ma non ho avuto modo di incontrare anatre; ho aspettato cos\u00ec la settimana dopo quando, ai Giardini inglesi di Monaco, in Baviera, ho tentato di conversare con qualche palmipede ai bordi di un laghetto.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/image1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1307 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/image1-300x225.jpg\" alt=\"image1\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/image1-300x225.jpg 300w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/image1-1024x767.jpg 1024w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/image1.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il tentativo \u00e8 in parte riuscito: le anatre hanno tutte nuotato verso di me, ignorando chi a poca distanza tentava di adescarle offrendo loro briciole di pane. Tuttavia, dentro di me ha preso forma la consapevolezza che il dialogo era soltanto un\u2019apparenza, un lanciare segnali senza sapere codificarli. Io restavo irrimediabilmente me stesso, mentre le anatre restavano anatre, senza un\u2019intersezione nei nostri modi di vedere e spiegare il mondo.<\/p>\n<p><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-1303-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Anatre.m4a?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Anatre.m4a\">http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Anatre.m4a<\/a><\/audio><br \/>\nHo riflettuto sulla condizione degli artisti. Mi sono chiesto se affrontare\u00a0un\u2019opera d\u2019arte non sia come parlare a un\u2019anatra: intuisco\u00a0la presenza di un messaggio, ma non so\u00a0appropriarmene. Sempre a Monaco, nella Pinacoteca di Arte Moderna, ho visto un\u2019installazione che metteva in scena un tavolo apparecchiato per la prima colazione. C\u2019erano tazze, piattini, teiere di raffinata ceramica&#8230; ma sulla tovaglia erano proiettate immagini che rappresentavano la profondit\u00e0 degli abissi marini. \u00c8 tutto qui; non ricordo neppure\u00a0il nome dell\u2019artista. Comunque, mi sembra che quella voragine nella quotidianit\u00e0 esprima anche il mio modo di essere, sebbene non trovi\u00a0le parole per precisare questa sensazione.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Copia-di-FullSizeRender.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1308 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Copia-di-FullSizeRender-300x207.jpg\" alt=\"copia-di-fullsizerender\" width=\"300\" height=\"207\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Copia-di-FullSizeRender-300x207.jpg 300w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Copia-di-FullSizeRender-1024x708.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><span style=\"font-size: 1rem;\">Nello stesso museo, mi sono trovato in una sala dov\u2019era allestita l\u2019opera <\/span><em style=\"font-size: 1rem;\">La fine del Ventesimo secolo<\/em><span style=\"font-size: 1rem;\"> di Joseph Beuys (1921-86). Costruita nel 1983, consiste in un insieme di 44 pietre di 48x150x40 centimetri, tutte ammassate in una stanza. Ogni pietra ha un foro nel quale \u00e8 inserito una sorta di tappo, fatto dello stesso materiale delle pietre. Mentre ero l\u00ec, si sono timidamente affacciate due visitatrici francesi di una certa et\u00e0. Hanno cominciato a discutere fra di loro, chiedendosi la ragione dei fori e dei tappi. Alla fine hanno provato a chiedere a un custode che, con aria annoiata, se ne stava in piedi sulla soglia. Ma nemmeno lui sapeva spiegare il senso di quel\u00a0<em>bouchon<\/em> inserito in ogni pietra. Del resto, non aveva l\u2019aria di uno che conoscesse l\u2019autore o l\u2019opera; con la barba di un paio di giorni, le borse sotto gli occhi e i capelli un po\u2019 spettinati, sembrava semplicemente aspettare la fine del turno. Ha per\u00f2 ascoltato con pazienza le domande delle due signore e poi, con un mezzo sorriso, ha detto loro (in francese): <em>Di sicuro, nell\u2019arte non esistono coincidenze<\/em>. Mi ha stupito questa fiducia nella presenza di un significato, nonostante\u00a0l\u2019incapacit\u00e0 di coglierlo.<br \/>\nNello stesso museo ho incontrato altre opere\u00a0misteriose. Per fare solo un esempio, la fotografia <\/span><em style=\"font-size: 1rem;\">An eviction<\/em><span style=\"font-size: 1rem;\"> (1988-2004) di Jeff Wall, un artista nato nel 1946. In un quartiere residenziale di Vancouver, la polizia opera uno sfratto, con violenza, mentre intorno la vita\u00a0procede come sempre.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Copia-di-image1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1309 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Copia-di-image1-300x169.jpg\" alt=\"copia-di-image1\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Copia-di-image1-300x169.jpg 300w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Copia-di-image1-1024x578.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/span><span style=\"font-size: 1rem;\">Non so spiegarmi tutto questo, anche se in un certo senso mi rappresenta. Non so comunicare con le anatre n\u00e9 so intravedere una logica in ci\u00f2 che mi accade intorno: a differenza di Abella, insomma, non riesco a\u00a0costruire il\u00a0cavallo. Durante il viaggio a Monaco, mi \u00e8 capitato di pensarci\u00a0mentre dalla cima di una torre, al tramonto, osservavo i movimenti della folla: se uno spariva inghiottito dall\u2019oscurit\u00e0 della metropolitana, c\u2019era una ragione; se altri due si fermavano a parlare e poi si separavano, c\u2019era una ragione; se un terzo sostava da solo accanto a un cestino dell\u2019immondizia, c\u2019era una ragione. Ma per me, dall\u2019alto, tutto\u00a0era incomprensibile.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_7083.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1310 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_7083-300x157.jpg\" alt=\"img_7083\" width=\"300\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_7083-300x157.jpg 300w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_7083-1024x536.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/span><span style=\"font-size: 1rem;\">L\u2019incapacit\u00e0 di riuscire a esprimere il proprio sentire non \u00e8 soltanto una difficolt\u00e0 artistica, ma pu\u00f2 consistere in\u00a0un malessere che spinge nello stesso tempo verso il silenzio e verso l\u2019esigenza insopprimibile di trovare le parole. Nei dintorni di\u00a0Monaco, ho visitato il memoriale del Campo di concentramento di Dachau; e davanti ai pannelli, nelle baracche, nel flusso di turisti, mi sono riecheggiate nella mente le parole di Elie Wiesel: <\/span><em style=\"font-size: 1rem;\">Dire l\u2019indicibile, comunicare con la parola ci\u00f2 che sfida la parola. Mantenere vivo il ricordo di un mondo scomparso nella cenere. Conferire un senso umano a un evento che, per la sua dimensione di crudelt\u00e0, si situa oltre l\u2019umano. Offrire ai nostri figli la possibilit\u00e0, se non la necessit\u00e0 di non rinunciare alla speranza<\/em><span style=\"font-size: 1rem;\">.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_7087.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1313 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_7087-240x300.jpg\" alt=\"img_7087\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_7087-240x300.jpg 240w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_7087-820x1024.jpg 820w, https:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IMG_7087.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a><\/span><span style=\"font-size: 1rem;\">La tensione verso il significato raggiunge di rado tali vertici, nati da un\u2019esperienza che sta\u00a0appunto <em>oltre l\u2019umano<\/em>. Ma per tutti gli artisti e gli scrittori questa\u00a0tensione \u00e8 sempre qualcosa che smuove, che genera parole (quando va bene) o angoscia (quando l\u2019atto di linguaggio pare privo di efficacia). Anche per me, nel mio piccolo, l\u2019incapacit\u00e0 di trovare una corrispondenza \u00e8 spesso drammatica. In un suo breve saggio, Giuseppe Pontiggia mette l\u2019accento proprio su questa difficolt\u00e0: <em>Non crediamo pi\u00f9 nella parola giusta, ma conosciamo per esperienza quella sbagliata. Ne siamo sommersi. Ritrovare l\u2019energia biologica della parola \u00e8 una sfida che vale la pena sia raccolta<\/em>. Perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga,\u00a0\u00e8 necessario trovare il modo di passare dall\u2019esperienza dell\u2019anatra a quella del cavallo. Conclude infatti lo stesso Pontiggia: <\/span><em style=\"font-size: 1rem;\">Non si scrive n\u00e9 per s\u00e9, n\u00e9 per gli altri. Si scrive per quel s\u00e9 che coincide con gli altri.<\/em><\/p>\n<p>PS: Le parole di Elie Wiesel provengono da\u00a0<em>La notte<\/em> (La Giuntina 1980; l\u2019edizione originale in francese risale al 1958). Il saggio di Pontiggia, intitolato \u201cLinneo e il romanzo contemporaneo\u201d, si trova in <em>L\u2019isola volante<\/em> (Mondadori 1996). Le fotografie delle opere d\u2019arte sono in parte scattate\u00a0dal vivo, in parte tratte dalle cartoline acquistate nei musei. Ringrazio Ilaria per le immagini di Monaco (quella pi\u00f9 in basso\u00a0rappresenta le scale della Alte Pinakotheke).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rodolfo Abella \u00e8 nato nel 1954 e vive in un villaggio nella Cordigliera delle Ande. Una delle sue attivit\u00e0 favorite \u00e8 camminare lungo il letto dei torrenti, osservando il legname trascinato e levigato dalla corrente. 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