Com’è potuto succedere?

Com’è potuto succedere? Non ricordo bene. Venivo da un periodo tranquillo, ma intuivo che stava per capitarmi qualcosa. Piccoli segnali, sapete, quasi impercettibili: cambiamenti di umore, un po’ d’insofferenza, una certa voglia di novità. Anche se, a pensarci ora, stavo bene dove mi trovavo. Ma che ci volete fare? È la vita. Ricordo che alla fine sono partito in fretta, come sempre. Non ho avuto il tempo di prepararmi, e tutto è stato abbastanza scioccante: la luce, l’impressione di muovermi a una velocità incredibile, una sensazione di dolore e soprattutto l’aria, una massa, una colonna d’aria che mi ha invaso i polmoni, il sangue, il pensiero. Ho cominciato a respirare… anche perché ho capito che non c’erano alternative. Intanto fuori diluviava. Erano le 5.42 del 15 maggio 1978.
A raccontarla così, sembra una gran cosa. Ma non è niente di speciale, credetemi. Lo fanno tutti e il mondo non se ne accorge nemmeno. Diciamo la verità: il 14 maggio era più o meno uguale al 16 maggio, e nessuno (o quasi) badava a me. Ero solo un pezzetto di mondo, come scrive Azzurra D’Agostino nella sua lirica Prima.
FullSizeRenderDall’ultimo mio anniversario ho passato un anno di alti e bassi (come sono più o meno tutti). Ho attraversato i miei guai e ho avuto le mie delusioni: roba di cui non scrivo nel blog… siamo su internet, ma comunque ci vuole una certa discrezione. Ho avuto anche momenti buoni, giorni in cui mi pare di aver capito qualcosa. Leggendo la poesia, che parla del “prima”, ho pensato al “dopo”.
image1Il mondo funzionava senza di me, quando non ero ancora nemmeno un pensiero, e continuerà a funzionare dopo di me. Fra cento o fra mille anni sarà come se io, come se queste mie parole, come se tutti noi non fossimo mai esistiti. Nessuno saprà più niente di noi (a meno che qualcuno diventi un personaggio storico: ma prima o poi tutti vengono dimenticati). E con ciò? Pensieri del genere non devono per forza suscitare tristezza, ma gratitudine e rispetto per questo mistero che possiamo riassumere in una sola parola: esserci. Fino a quando, come, perché? Difficile saperlo con certezza. Ma cercare di esserci, nella maniera più compiuta possibile, non è mai scontato.
Per festeggiare insieme, vi offro ciò che posso offrirvi: parole. Ecco un brevissimo racconto che scrissi un paio di anni fa (non è per niente autobiografico, ma si sviluppa intorno a un compleanno). Buona lettura e buona domenica!

Leggi il racconto “1978”

Ricordo che l’idea per questa storia mi arrivò quando, per caso, ascoltai alla radio una canzone di Battisti. Ero in macchina, nella periferia di Milano, ed era un pomeriggio di sole. Non so perché mi ritrovai a pensare al tempo. Sarà stato l’impasto fra la voce, la musica, il traffico, il suono dei clacson, la fretta dei passanti, le grandi insegne pubblicitarie, la consapevolezza di essere in ritardo per un appuntamento e il sospetto che, forse, tanto per cambiare, mi fossi perso.

PS: La lirica di Azzurra D’Agostino proviene dal volume Quando piove ho visto le rane (Valigie rosse, 2015). Sono belle poesie, capaci di risvegliare l’infanzia.

PPS: Ringrazio Maria Maggini, la madre della madre di mio padre, per avermi confezionato il vestito giallo e blu. Non penso che dove si trova ora abbia l’abitudine di leggere i blog su internet… ma in fondo, chi può dirlo?

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4 pensieri su “Com’è potuto succedere?

  1. Caro Andrea, buon compleanno ! Eppoi… eccoti una piccola indicazione… tanto da non illudersi – noi tutti… – che proprio non si resti piu’ di quel tanto nella memoria….del tempo . Leggi qualcosa riguardo alla Psicogenealogia e avrai modo (eppoi … una diversa consapevolezza e senso di responsabilita’…) di stupirti e non poco… Di libri, su questo tema, ve ne sono ormai parecchi… Per un’idea e che ti possa “prendere” avvincendoti irrimediabilmente, propongo “J’ai mal a mes ancetres” di Patrice van Eersel e Catherine Maillard….
    Scusa per l’assenza degli accenti…: scrivendoti dal tablet…
    Buona giornata !

  2. Caro Andrea,

    mi è molto piaciuta la tua riflessione e – seppure con qualche ora di troppo di ritardo – ti faccio i miei auguri!
    Pochi giorni fa è capitato anche a me di vedere, come d’abitudine, una candelina aggiungersi sulla torta, ma quest’anno l’aggiunta è stata parecchio traumatica, perché c’è stato un cambio di decina e… sono arrivata alla cifra tonda: venti anni. Suona così strano il numero “venti”!

    Così sono andata a ripescare il mio quaderno di quando ero piccola e ho trovato un pensiero che avevo scritto quando alla mia età si aggiungeva un’altra cifra: il mio decimo compleanno. Avevo scritto che entro il giorno in cui avrei cambiato decina – ossia al mio ventesimo compleanno – avrei scritto qualcosa di importante che mi avrebbe fatto diventare una scrittrice famosa.

    Pura causalità o destino – non lo so – ma proprio nel giorno del mio compleanno, a scuola, abbiamo letto la poesia “Meriggiare pallido assorto”. E quale è la prima frase del saggio di Tiziano Zanato in cui il componimento viene analizzato? “Eugenio Montale scrisse questa poesia a soli vent’anni. Meriggiare pallido assorto è il miracolo frutto di un puer già senex, di un poeta nato già classico.”

    Che sia solo una coincidenza oppure è vero che i vent’anni sono una tappa importante per gli scrittori?
    Invece di cercare una risposta alla domanda ho sospeso la lettura del saggio critico e mi sono mangiata una fetta di torta.

    Ancora auguri!
    Marica

    1. Ciao Marica! Grazie mille per il tuo pensiero – molto bello! – e auguri per la grigiorosea nube dei vent’anni…
      Ci sono età che rappresentano tappe importanti per uno scrittore? Sono d’accordo con te: mangiare una fetta di torta è la miglior risposta a questa domanda. Del resto, secondo me l’età non è un consumarsi nel tempo, con uno sfrigolio di rimpianti, ma semplicemente la prova che siamo qui, ora. E a questo proposito lascio ancora la parola al puer senex (stavolta vecchio per davvero): “Scoprimmo allora che cos’è l’età. / Non ha nulla a che fare col tempo, è qualcosa che dice / che ci fa dire siamo qui, è un miracolo / che non si può ripetere. Al confronto / la gioventù è il più vile degli inganni”.

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