{"id":947,"date":"2016-06-24T10:00:09","date_gmt":"2016-06-24T08:00:09","guid":{"rendered":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/?p=947"},"modified":"2016-06-24T12:11:24","modified_gmt":"2016-06-24T10:11:24","slug":"il-senso-del-pallone","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2016\/06\/24\/il-senso-del-pallone\/","title":{"rendered":"Il senso del pallone"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1962 il giornalista britannico Anthony Smith ebbe l&#8217;idea di sorvolare l&#8217;Africa su una mongolfiera. Nella prima tratta, fra Zanzibar e il continente, Smith sent\u00ec qualcosa che non aveva mai sentito prima: la voce del mare.\u00a0Nuotando, navigando o stando sulla riva, \u00e8 impossibile udirla senza interferenze; per ascoltarla\u00a0davvero, bisogna stare\u00a0appesi a un pallone, pi\u00f9 leggeri dell&#8217;aria, pochi metri sopra la distesa delle acque. L&#8217;impressione, annota Smith, non \u00e8\u00a0quella di essere spinti dal vento, ma di essere parte del vento. A volte, nella vita e nella scrittura, \u00e8 utile\u00a0partecipare al vento: stare\u00a0sospesi sopra le cose, silenziosi, attenti ai suoni segreti del mondo.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_4652.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-983 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_4652-240x300.jpg\" alt=\"IMG_4652\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_4652-240x300.jpg 240w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_4652-819x1024.jpg 819w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a>Ho cominciato a leggere <em>Due manciate di sabbia<\/em> per caso, incuriosito dal titolo. Pubblicato nel 1963 dalla De Agostini, appartiene alla stessa collana che mi ha regalato la parola &#8220;kiringa&#8221; (ecco <a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2016\/05\/20\/kiringa\/\" target=\"_blank\">qui<\/a> l&#8217;articolo sul blog).\u00a0Lo spunto per il viaggio\u00a0reale venne da un viaggio fantastico: nel 1962 si festeggiavano i cento anni del romanzo <em>Cinque settimane in pallone<\/em> di Jules Verne. Naturalmente, nella realt\u00e0 tutto era pi\u00f9 complicato: per cominciare, Smith non aveva n\u00e9 un pallone, n\u00e9 il brevetto per pilotarlo. Ma era un uomo cocciuto. E si era innamorato del sogno di sorvolare la savana per sorprendere, nel silenzio, la vita vera degli animali africani. Dopo infiniti labirinti burocratici, viaggi di formazione, ricerche di fondi, lezioni pratiche e teoriche, bollettini meteorologici capricciosi e mille altri ostacoli, finalmente Smith part\u00ec, insieme a qualche\u00a0compagno.<br \/>\nNel frattempo, oltre al brevetto di volo ottenuto in fretta e furia, tentava\u00a0di acquisire quello che nel libro chiama il <em>senso del pallone.\u00a0<\/em>In effetti, era importante <em>comprendere che l&#8217;oggetto nel suo insieme pesava almeno tre quarti di tonnellata e che tutto quel peso si muoveva nella densit\u00e0 dell&#8217;aria. Poche manciate di sabbia erano pi\u00f9 che sufficienti ad alterare l&#8217;equilibrio delle cose, ma occorreva un certo tempo perch\u00e9 si producesse il loro effetto<\/em>.<br \/>\nNon \u00e8 facile, pilotare una mongolfiera. Pi\u00f9 che condurre, bisogna affidarsi alle decisioni del vento. Quanto all&#8217;atterraggio, non \u00e8 propriamente dolce (anche perch\u00e9\u00a0non si sa\u00a0mai dove si andr\u00e0 a finire): <em>non ho ancora avuto un atterraggio in pallone<\/em>, scrive Smith, <em>del quale abbia saputo poi quel che era successo<\/em>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-5.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-980 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-5-207x300.jpg\" alt=\"FullSizeRender copia 5\" width=\"207\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-5-207x300.jpg 207w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-5-706x1024.jpg 706w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-5.jpg 1504w\" sizes=\"(max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><\/a>Questo articolo ha un titolo che, mentre \u00e8 in corso il Campionato europeo di calcio, pu\u00f2 trarre in inganno: qualcuno forse prima di leggere avr\u00e0 pensato\u00a0all&#8217;abilit\u00e0 di prenderli a pedate, i palloni, affinch\u00e9 si sollevino con la giusta traiettoria. Ma in fondo non siamo troppo\u00a0lontani dalle manovre di Smith perch\u00e9 la mongolfiera vada nella direzione pi\u00f9 opportuna, senza picchiare contro una montagna o finire dentro\u00a0un lago di soda caustica (uno dei rischi narrati nel libro). I viaggi in mongolfiera sono un&#8217;alchimia fra calcolo e improvvisazione, e come tali rappresentano\u00a0un&#8217;attivit\u00e0 creativa, ricca di scoperte.<br \/>\nIl percorso africano di Smith e compagni conobbe\u00a0momenti pericolosi e disavventure. Il fatto stesso di sollevarsi da terra causa un vago timore: <em>capivo perch\u00e9 ci stavamo muovendo, eppure i miei sensi non riuscivano ad avvalorare questo convincimento. Il sapere che si viagger\u00e0 con il vento, farlo effettivamente e non sentire neanche un sussurro \u00e8 poco rassicurante. Mi rendo conto che noi e il vento eravamo come una cosa sola, ma il fatto era difficilmente concepibile. Era anche difficile capire il potere dell&#8217;idrogeno. Mi rendevo conto del modo in cui le sue caratteristiche potessero essere usate per sollevare un pallone e sapevo che era assolutamente incolore e senza odore; ma ero in un certo qual modo impreparato a guardare dentro l&#8217;involucro contenente il gas, sopra di noi, per vedere quello che c&#8217;era dentro, dopo che la bocca era stata aperta, e non vedere niente. Quello che c&#8217;era dentro sembrava aria. Era invisibile. Non c&#8217;era.<\/em><br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_4634.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-969 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_4634-300x225.jpg\" alt=\"IMG_4634\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_4634-300x225.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_4634-1024x767.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Non si vedeva niente, ma il pallone volava. Jambo, come lo battezzarono appena giunti sul continente africano, avanzava partecipando al vento. <em>Era\u00a0silenzioso mentre da sotto venivano i rumori del mondo. Quando si \u00e8 sulla terra, tutti i rumori tendono a venire da un solo livello e perci\u00f2 si confondono nelle nostre orecchie. Su in aria, arrivando attraverso una serie di livelli diversi, i suoni sono pi\u00f9 distinti, certamente pi\u00f9 udibili e generalmente identificabili con la loro fonte.<\/em> Ogni guaito di cane, ogni grido, ogni ronzio di motore spiccano con precisione. <em>Normalmente, all&#8217;aria aperta, le nostre orecchie sono un po&#8217; assordite dal vento che le sfiora. Anche nelle notti pi\u00f9 calme c&#8217;\u00e8 sempre una brezza; ma un pallone cammina tanto d&#8217;accordo col vento che un intero mondo di suoni si schiude all&#8217;aeronauta.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-968 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender1-225x300.jpg\" alt=\"FullSizeRender\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender1-225x300.jpg 225w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender1-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/em>Mi ha stupito, a parte lo stile brillante di Smith, questo prodigioso sollevarsi dai pesi della terra, che consente\u00a0una migliore percezione del mondo. Si afferrano\u00a0suoni a cui prima non si badava, si vedono le cose dall&#8217;alto ma nello stesso tempo si \u00e8 parte integrante del paesaggio. Tutto, spiega Smith, appare diverso. Anche il mare colpisce, perch\u00e9 \u00e8 una novit\u00e0, <em>una cosa rumorosa e infuriata<\/em>. Cos\u00ec come stupisce il movimento: <em>volare con il vento fa s\u00ec che non si sente il vento. Non \u00e8 come veleggiare. Non \u00e8 come planare. \u00c8 un&#8217;esperienza del tutto diversa. Si \u00e8 presi dal vento a una velocit\u00e0 che gli aggrada, senza che per questo venga scompigliato un solo capello.<\/em> Insomma: si \u00e8 immersi nella realt\u00e0 e nello stesso tempo la si osserva da fuori. Come scrittore, ci\u00f2\u00a0mi fa riflettere. Ho sempre pensato che questo esserci-senza-esserci, questa partecipazione contemplativa sia\u00a0indispensabile per riuscire a scrivere con efficacia. Partecipare al vento, viaggiare immobili nel silenzio, adeguarsi ai cambiamenti climatici significa imparare a guardare, ad ascoltare ci\u00f2 che abbiamo intorno; ed \u00e8 fondamentale perch\u00e9 l&#8217;esperienza &#8211; anche minuta, anche impalpabile &#8211; possa diventare narrazione. Mi riconosco nel simbolo della mongolfiera: nella sua lentezza, nella sua inquietudine, nel suo uscire dalle rotte stabilite per reagire agli imprevisti. Tutto questo mi aiuta a\u00a0cogliere l&#8217;importanza dei dettagli. Come cantava Gianmaria Testa: <em>lasciano tracce impercettibili le traiettorie delle mongolfiere<\/em>.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/ow4y61l13_k\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nAnthony Smith e i suoi compagni volarono da Zanzibar fino alle pianure del continente. Esplorarono il cratere di Ngorongoro, lasciarono che Jambo vagasse sopra la natura favolosa del Serengeti National Park. Il viaggio si concluse bene, fra mille peripezie, lasciando a Smith un gran desiderio di altre\u00a0avventure. Di l\u00ec a qualche anno infatti fu il primo cittadino britannico a sorvolare le Alpi.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-972 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-2-205x300.jpg\" alt=\"FullSizeRender copia 2\" width=\"205\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-2-205x300.jpg 205w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-2-701x1024.jpg 701w\" sizes=\"(max-width: 205px) 100vw, 205px\" \/><\/a>\u00a0\u00a0<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-973 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-4-216x300.jpg\" alt=\"FullSizeRender copia 4\" width=\"216\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-4-216x300.jpg 216w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-4-736x1024.jpg 736w\" sizes=\"(max-width: 216px) 100vw, 216px\" \/><\/a>E noi? Noi che in mongolfiera non ci andiamo, noi che seguiamo le traiettorie da\u00a0terra? Anche noi possiamo partecipare allo stupore, alla leggerezza, e possiamo allenarci ad ascoltare il mondo come se non l&#8217;avessimo mai udito prima. <em>Anche noi, con gli occhi controvento al cielo, abbiamo cercato e perso le tracce del loro volo dentro le nuvole del pomeriggio, nei pomeriggi delle citt\u00e0&#8230; ma chiss\u00e0 dove \u00e8 incominciato tutto&#8230; chiss\u00e0&#8230;<\/em><\/p>\n<p>PS: Le ultime righe provengono dalla canzone &#8220;Le traiettorie delle mongolfiere&#8221;, registrata da Testa nel 1995 e pubblicata nell&#8217;album <em>Montgolfi\u00e8res<\/em>. Le altre citazioni sono tratte\u00a0dall&#8217;edizione italiana del volume di Anthony Smith, il cui titolo originale \u00e8 <em>Throw out two hands<\/em>. Fra l&#8217;altro, Smith non si limit\u00f2 ai viaggi in pallone: nato nel 1926 e morto nel 2014, fu giornalista, scrittore, navigatore, amante delle imprese. Nel 2011, per esempio, all&#8217;et\u00e0 di 85 anni, comp\u00ec\u00a0una traversata atlantica su una zattera costruita con i tubi per il\u00a0gas. Insieme a lui c&#8217;erano\u00a0tre compagni di viaggio, anche loro\u00a0in et\u00e0 da pensione. Smith infatti aveva fatto pubblicare\u00a0questo\u00a0annuncio:\u00a0<em>Avete voglia di attraversare l&#8217;Atlantico? Famoso viaggiatore cerca tre membri d&#8217;equipaggio. Devono essere anziani pensionati. Solo veri avventurieri.\u00a0<\/em><br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-975 aligncenter\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-3-225x300.jpg\" alt=\"FullSizeRender copia 3\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-3-225x300.jpg 225w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/FullSizeRender-copia-3-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1962 il giornalista britannico Anthony Smith ebbe l&#8217;idea di sorvolare l&#8217;Africa su una mongolfiera. 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