{"id":894,"date":"2016-06-17T14:11:49","date_gmt":"2016-06-17T12:11:49","guid":{"rendered":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/?p=894"},"modified":"2017-06-01T20:50:45","modified_gmt":"2017-06-01T18:50:45","slug":"esami-di-maturita","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2016\/06\/17\/esami-di-maturita\/","title":{"rendered":"Esami di maturit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Era un giorno di giugno, verso la fine degli anni Novanta. Me ne stavo\u00a0seduto in uno stanzone, insieme a decine di altri studenti, e stavo affrontando l&#8217;Esame di Maturit\u00e0 di Arti Visive. Uso le maiuscole per dare solennit\u00e0 a un&#8217;operazione che, in fondo, consisteva nello spremere colori a tempera fuori dai tubetti per riempire una griglia di cento piccoli quadrati. Per uno come me, che ha raggiunto il massimo valore artistico all&#8217;et\u00e0 di nove anni, era un&#8217;impresa irta di ostacoli. Infatti, presto la situazione degener\u00f2. Dopo un quarto d&#8217;ora il tavolo e le mani erano cosparsi di colore. Dopo trenta minuti\u00a0le macchie variopinte si estendevano\u00a0alle braccia, alla camicia, ai pantaloni. Alla fine della prima ora, anche sui capelli cominciavano ad apparire\u00a0tracce di blu magenta.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/image22.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-912 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/image22-300x300.jpg\" alt=\"image2\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/image22-300x300.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/image22-150x150.jpg 150w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/image22-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ricordo che ogni tanto sbirciavo\u00a0fuori dalla finestra, in cerca di sollievo. (\u00c8 un gesto che gli studenti fanno da sempre: gettare lo sguardo al di l\u00e0 dei vetri, nel mezzo di un esame, con una struggente nostalgia di libert\u00e0). Mi colpiva l&#8217;azzurro del cielo, il verde degli alberi\u00a0intorno al cortile. C&#8217;erano tre ragazzi che giocavano a lanciarsi delle biglie, in un angolo, e un corvo che becchettava accanto\u00a0al davanzale. Mi pareva che\u00a0la vita e i colori autentici\u00a0mi aspettassero l\u00e0 fuori, e che io stessi mettendo in scena una pallida contraffazione. Ripresi pazientemente a miscelare il rosso e il giallo, con una punta di nero, per vedere che cosa avrei potuto ricavarne. Nello stesso tempo, mi venivano in mente parole, invece di colori. Ricordo che scrissi qualche appunto pseudo-poetico in un foglietto che, dopo tanti anni, ho ritrovato in uno scatolone. Ecco il testo di allora:<br \/>\n<em>Sfugge il colore si arrampica<br \/>\nsui polsi. Sobbalza il pennello:<br \/>\nnon sa\u00a0resistere non pu\u00f2<br \/>\nalla macchia improvvisa al movimento&#8230;<br \/>\nFuori, sotto gli alberi<br \/>\nl&#8217;agguato dei colori. Tre ragazzi<br \/>\ngiocano a biglie. Discutono<br \/>\ndi strane regole che sanno loro&#8230;<br \/>\nE quel corvo<br \/>\nche si aggira vicino, nero,<br \/>\nlisciandosi le penne, carico<br \/>\ndi dignit\u00e0. Mistero.<\/em><br \/>\nOra non so pi\u00f9\u00a0se la discussione dei ragazzi me la fossi inventata per ragioni poetico-tortuose o se fosse vera. Dovete considerare che avevo diciotto\u00a0anni e che stavo cercando di salvare un esame che tendeva alla catastrofe.<br \/>\nAlla fine, come sempre, in qualche modo l&#8217;esame pass\u00f2. \u00c8 questo il bello degli esami: passano. Bene o male, ma passano. Tranne gli esami di maturit\u00e0 che, per qualche ragione misteriosa, continuano a starci addosso per tutta la vita. Quante persone li sognano ancora, magari decenni dopo? Qualche volta \u00e8 capitato anche a me: eccomi trafelato, immerso in\u00a0affannose ricerche per ritrovare gli appunti di matematica, di fisica o di greco. Curiosamente, nel sogno mi ritrovo a dover rifare gli esami oggi, alla mia et\u00e0, a causa di un indefinito\u00a0inghippo burocratico. Sogno? Sarebbe meglio chiamarlo incubo&#8230;<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/image1-2-copia-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-911 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/image1-2-copia-2-300x225.jpg\" alt=\"image1-2 copia 2\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/image1-2-copia-2-300x225.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/image1-2-copia-2-1024x767.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Di recente mi \u00e8 capitato di passare da un liceo durante gli esami. La scena ha una sua forza primordiale: la porta chiusa, la stanza dove si consuma il destino di anni e anni\u00a0di studio. Gli ultimi, terribili istanti\u00a0di attesa. Il dubbio feroce che insorge due minuti\u00a0prima dell&#8217;ora x. Il ripasso furibondo, sessanta\u00a0secondi prima. L&#8217;ultimo appunto, trenta secondi prima. Una formula scarabocchiata su un foglio, per terra o contro una parete. Le raccomandazioni. Le palpitazioni. La ragazza che evita di stringere la mano all&#8217;esaminatore <em>perch\u00e9<\/em>, <em>m<\/em><em>i scusi, sono troppo sudata<\/em>. E poi, quando lo studente esce, una raffica di\u00a0domande. <em>Che cosa ti hanno chiesto? \u00c8 cattivo? Ma voleva sapere anche le date? E tu\u00a0gli hai detto che era Celestino V o Ponzio Pilato?<\/em> Scene di lacrime,\u00a0<em>fou rire<\/em>, virtuosismi critici (l&#8217;<em>Orlando Furioso<\/em>\u00a0spiegato in trenta secondi), stupori, terrori, consigli volanti (<em>ricorda d&#8217;invertire la funzione!<\/em>) grandi domande\u00a0(<em>qual \u00e8 l&#8217;unico segno d&#8217;interpunzione che usa Ungaretti nell&#8217;<\/em>Allegria<em>?<\/em>) e profondi dubbi esistenziali (<em>ma\u00a0<\/em><em>se mi chiede la\u00a0dimostrazione, che cosa faccio?).<\/em>\u00a0Il trambusto cresce, raggiunge il parossismo e poi passa. Perch\u00e9 gli esami, appunto, passano.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/image4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-910 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/image4-300x300.jpg\" alt=\"image4\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/image4-300x300.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/image4-150x150.jpg 150w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/image4-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Un paio di anni fa scrissi un racconto sulla frontiera tra studio\u00a0e vacanza. In un certo senso, durante gli esami la vita \u00e8 ferma in un parcheggio: tutto \u00e8 rimandato, si vive in una bolla. Poi, quando la frenesia finisce, le vacanze ci riportano anche i problemi che avevamo sospeso, insieme a quella che ci illudiamo sia la &#8220;vera vita&#8221; dopo lo stress dello studio. E non sappiamo, nella nostra ingenuit\u00e0, che anni dopo non ricorderemo le settimane di vacanze, scivolate via insieme a tante altre, ma solo i momenti di tensione, che si sono incisi nella mente e nel cuore e che, in maniera insondabile, ci hanno insegnato a essere noi stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Il-primo-giorno-di-vacanza-in-PDF.pdf\" target=\"_blank\">Leggi il racconto &#8220;Il primo giorno di vacanza&#8221;<\/a><\/p>\n<p>Per l&#8217;ultima volta nella nostra vita abbiamo studiato tutto, ad ampio raggio: matematica e poesia, rocce calcaree e solipsismo, integrali e Giulio Cesare. Al momento degli esami di maturit\u00e0, siamo ancora come gli uomini del medioevo e del rinascimento: affrontiamo ogni disciplina, indaghiamo ogni segreto. Ma poi gli esami passano. Passano? \u00c8 finita, ci hanno detto. Ormai sei in vacanza, ci sorridevano, l&#8217;anno prossimo che cosa farai? Invece, all&#8217;insaputa di tutti, gli esami di maturit\u00e0 stavano continuando, e continuano ogni giorno, e non cessano\u00a0di metterci alla prova, di chiederci collegamenti tra i colori e i corvi,\u00a0tra i fiori e l&#8217;aritmetica, tra l&#8217;amore e l&#8217;economia, tra la letteratura e la vita.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_4415.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-917 aligncenter\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_4415-300x233.jpg\" alt=\"IMG_4415\" width=\"300\" height=\"233\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_4415-300x233.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/IMG_4415-1024x797.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>PS: L&#8217;unico segno d&#8217;interpunzione che usa Ungaretti nell&#8217;<em>Allegria<\/em>, a quanto pare, \u00e8 il punto di domanda (lo scrivo a uso e consumo degli studenti che eventualmente mi leggessero).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era un giorno di giugno, verso la fine degli anni Novanta. Me ne stavo\u00a0seduto in uno stanzone, insieme a decine di altri studenti, e stavo affrontando l&#8217;Esame di Maturit\u00e0 di Arti Visive. Uso le maiuscole per dare solennit\u00e0 a un&#8217;operazione che, in fondo, consisteva nello spremere colori a tempera fuori dai tubetti per riempire una&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2016\/06\/17\/esami-di-maturita\/\">Continue reading <span class=\"screen-reader-text\">Esami di maturit\u00e0<\/span> <span class=\"meta-nav\" aria-hidden=\"true\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_mi_skip_tracking":false},"categories":[52,24],"tags":[252,250,248,618,344,39,38,249,253,251],"post_mailing_queue_ids":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/894"}],"collection":[{"href":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=894"}],"version-history":[{"count":38,"href":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/894\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":946,"href":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/894\/revisions\/946"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=894"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=894"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=894"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}