{"id":754,"date":"2016-05-20T12:58:20","date_gmt":"2016-05-20T10:58:20","guid":{"rendered":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/?p=754"},"modified":"2016-08-09T11:23:36","modified_gmt":"2016-08-09T09:23:36","slug":"kiringa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2016\/05\/20\/kiringa\/","title":{"rendered":"Kiringa"},"content":{"rendered":"<p>Sar\u00e0 la pigrizia primaverile, sar\u00e0 la mutevolezza del clima. Ma arrivano giornate in cui ti sorprendi a desiderare di essere altrove. Dall&#8217;altra parte del mondo, lontano da ogni congegno tecnologico e dall&#8217;esercito di mail e messaggi che ogni giorno ti mette sotto assedio. Ti dici: me ne andrei volentieri in un&#8217;isola sperduta della Papuasia. In questi casi, la cosa migliore \u00e8 trovare qualcuno che ci sia andato davvero&#8230; e non oggi &#8211; in un&#8217;epoca di aeroplani ed eterna connessione &#8211; ma nel 1871, quando i viaggi erano ancora viaggi.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Copia-di-FullSizeRender1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-770 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Copia-di-FullSizeRender1-300x236.jpg\" alt=\"Copia di FullSizeRender\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Copia-di-FullSizeRender1-300x236.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Copia-di-FullSizeRender1-1024x806.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ho letto di recente un libro di Nikolaj Miklucho Maklaj: <em>Amicizia coi selvaggi. Viaggi nella Nuova Guinea<\/em>. Il titolo, oggi difficilmente proponibile, mostra l&#8217;et\u00e0 del volume: pubblicato dall&#8217;Istituto Geografico De Agostini nel 1963, si trova solo\u00a0nel mercato dell&#8217;usato. (Il titolo dell&#8217;originale russo \u00e8 semplicemente: \u041f\u0443\u0442\u0435\u0448\u0435\u0441\u0442\u0432\u0438\u044f).\u00a0Maklaj (1846-1888) ebbe una vita difficile e avventurosa. Biologo e antropologo, nei suoi lunghi viaggi non si limitava a esplorare terre nuove, ma andava alla ricerca degli uomini. Con una delicatezza e un rispetto all&#8217;epoca non usuali, seppe avvicinare \u00a0gli indigeni della Nuova Guinea, che cerc\u00f2 di aiutare e difendere in ogni modo. Soprattutto, non si limit\u00f2 a studiarli da lontano: con loro condivise anni di vita, stringendo rapporti di amicizia.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/FullSizeRender-copia-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-773 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/FullSizeRender-copia-2-225x300.jpg\" alt=\"FullSizeRender copia 2\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/FullSizeRender-copia-2-225x300.jpg 225w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/FullSizeRender-copia-2-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>Il 19 settembre 1871 la corvetta russa Vitiaz giunse\u00a0nel Golfo dell&#8217;Astrolabio, sulla costa nord-orientale della Nuova Guinea. Dopo qualche giorno la nave ripart\u00ec e sull&#8217;isola, insieme a due aiutanti, rimase soltanto Maklaj. Nel suo diario, con stile sempre piano e avvincente, Maklaj descrive le tappe del suo avvicinamento agli indigeni. A quell&#8217;epoca i papuasi\u00a0non avevano praticamente mai visto un uomo bianco ed erano a tutti gli effetti uomini dell&#8217;et\u00e0 della pietra. Maklaj invece era uno scienziato colto del XIX secolo. Ma in nessun momento egli disprezza o sottovaluta gli indigeni. Anzi, non esita a seguire le loro stesse usanze, come quando dopo la morte di una donna si tinge la fronte di nero in segno di lutto per esprimere le sue condoglianze al marito, oppure quando trova le parole e le azioni giuste per spiegare agli indigeni che anche lui \u00e8 un essere umano, che pu\u00f2 morire e soffrire (ma dicci, gli avevano chiesto, anche tu muori come tutti noi?).<br \/>\nLe differenze culturali erano immense. Per\u00f2\u00a0talvolta Maklaj trova, in maniera sorprendente, qualche inaspettata affinit\u00e0: <em>Passando accanto all&#8217;ultima capanna vidi una bambina che girava tra le mani una cordicella annodata ai capi. Mi fermai per osservarla. Con un sorriso compiaciuto la bambina ripet\u00e9 il giochetto con la cordicella. Era lo stesso che fanno i nostri bambini d&#8217;Europa<\/em>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Copia-di-image1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-769 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Copia-di-image1-300x300.jpg\" alt=\"Copia di image1\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Copia-di-image1-300x300.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Copia-di-image1-150x150.jpg 150w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Copia-di-image1-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Maklaj e i suoi aiutanti passarono un anno e quindici mesi nell&#8217;isola prima di avvistare una nave. Uno degli aiutanti era morto di malattia\u00a0e l&#8217;altro era in condizioni pietose. Maklaj invece era vivo, seppure provato dal lungo soggiorno nel luogo selvaggio (fra l&#8217;altro, aveva esaurito la scorta di chinino per curare la febbre). A malincuore ripart\u00ec con la nave, portandosi dietro i suoi reperti scientifici. Quattro anni dopo, trov\u00f2 un&#8217;altra nave che lo riportasse sull&#8217;isola. Gli indigeni lo accolsero festanti: avevano conservato tutte le sue cose, perch\u00e9 sapevano che sarebbe tornato.<br \/>\nCon i vezzi\u00a0di uno scienziato ottocentesco, Maklaj \u00e8 meticoloso nell&#8217;annotare una vita meticolosa: ogni giorno misura la temperatura dell&#8217;aria e dell&#8217;acqua, insieme ad altri rilievi, raccoglie campioni di fauna e di flora, osserva con attenzione gli indigeni e cerca d&#8217;imparare il loro linguaggio. Questo \u00e8 il punto che pi\u00f9 m&#8217;interessa. Pensate: appena sbarcato Maklaj non comprendeva nemmeno una parola. E imparare una lingua, in quelle condizioni, non era certo facile.<br \/>\n<em>Solo oggi, cio\u00e8 cinque mesi dopo il mio arrivo, ho conosciuto le parole papuasiche che significano: &#8220;mattino&#8221;, &#8220;sera&#8221;; non sono ancora riuscito a conoscere la parola &#8220;notte&#8221;.\u00a0[&#8230;]\u00a0\u00c8 difficile farsi comprendere se la parola che si vuol sapere non \u00e8 la semplice denominazione di un oggetto. Per esempio, come spiegare che si desidera conoscere la parola &#8220;bene&#8221;?<\/em> A un certo punto, Maklaj credeva di avere imparato la parola &#8220;bene&#8221;: <em>kas<\/em>. Quando indicava qualcosa di bello o funzionale, diceva\u00a0<em>kas<\/em>; e gli indigeni con entusiasmo ripetevano <em>kas<\/em>. Soltanto dopo tre mesi scopr\u00ec che <em>kas<\/em> in lingua papuasica voleva dire\u00a0&#8220;tabacco&#8221;. Il guaio era che gli indigeni, per gentilezza, avevano l&#8217;abitudine di ripetere sempre le sue parole, pensando che si esprimesse nella sua lingua.\u00a0<em>K<\/em><em>as<\/em>\u00a0per loro\u00a0era &#8220;tabacco&#8221;, ma chiss\u00e0, forse nella lingua di Maklaj significava un&#8217;altra cosa&#8230; nel dubbio, lo ripetevano allegramente. <em>Ancor pi\u00f9 comica la storia della parola &#8220;kiringa&#8221; che gli indigeni usavano assai spesso quando parlavano con me. Io pensavo che significasse &#8220;donna&#8221;. Solo qualche giorno fa, cio\u00e8 dopo quattro mesi, ho saputo che non si trattava di una parola papuasica, mentre Tuj e gli altri indigeni hanno potuto convincersi che non si trattava della parola russa che essi credevano.<\/em><br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/FullSizeRender4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-768 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/FullSizeRender4-230x300.jpg\" alt=\"FullSizeRender\" width=\"230\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/FullSizeRender4-230x300.jpg 230w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/FullSizeRender4-787x1024.jpg 787w\" sizes=\"(max-width: 230px) 100vw, 230px\" \/><\/a>Appena ho letto queste frasi, la parola <em>kiringa<\/em> mi si \u00e8 stampata nella mente, e credo che non la dimenticher\u00f2. \u00c8 una parola che non vuol dire\u00a0niente,\u00a0n\u00e9 in russo n\u00e9 in papuasico. Ma per mesi Maklaj e gli indigeni la usarono per comunicare fra di loro, riuscendo in qualche modo a comprendersi. Quanto spesso, anche esprimendoci nella nostra lingua madre, abbiamo l&#8217;impressione che le parole non corrispondano all&#8217;essenza delle cose? Quanto spesso il significato ci appare immensamente pi\u00f9 vasto del significante? Eppure, a volte, una sola parola &#8211; che per giunta non esiste &#8211; pu\u00f2 avvicinare gli uomini pi\u00f9 di mille discorsi intelligenti, pi\u00f9 di mille articoli sui giornali o sui blog, pi\u00f9 di milioni di &#8220;A cosa stai pensando?&#8221; su Facebook.<br \/>\nLa verit\u00e0 \u00e8 che la comunicazione ha bisogno di tempo. Per approfondire il significato di una sola parola ci vogliono mesi &#8211; come nel caso di <em>kiringa<\/em> &#8211; o forse non basta una vita intera. Per contro, anche se usate in maniera imperfetta, le parole hanno una potenza miracolosa: creano ponti, uniscono le persone. Non soltanto legano Maklaj agli indigeni, ma anche Maklaj a me e a voi, e quindi gli indigeni a tutti noi. Insomma: quella parola, risuonata tanti anni fa in una luminosa isola dei mari del sud, torna a vivere qui, nel mio piccolo blog. In questi giorni, fra l&#8217;altro, cerco di usarla il pi\u00f9 possibile con parenti e amici&#8230;<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/image11.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-771 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/image11-242x300.jpg\" alt=\"image1\" width=\"242\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/image11-242x300.jpg 242w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/image11-826x1024.jpg 826w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/image11.jpg 1350w\" sizes=\"(max-width: 242px) 100vw, 242px\" \/><\/a>Siamo stanchi? Un po&#8217; esauriti dalla frenesia delle giornate primaverili? Non \u00e8 necessario partire per la Papuasia.\u00a0Basta osservare le persone intorno a noi, cercare di cogliere i riti sociali, le usanze, le modalit\u00e0 di linguaggio: siamo tutti &#8220;selvaggi&#8221;, in un certo senso, e ci si pu\u00f2 improvvisare antropologi anche a due passi da casa. Ma soprattutto, quando vi sentite gi\u00f9 di corda, provate a seguire il mio consiglio. Nella vostra prossima conversazione, con chiunque\u00a0stiate parlando, usate\u00a0la parola <em>kiringa<\/em>. Il vostro interlocutore non la conosce? Voi stessi non sapete che cosa significa? Non importa. Del resto, ufficialmente la parola non esiste; ma qualche modo, vedrete, qualcosa succeder\u00e0. Ecco, \u00e8 questo che mi consola. Qui come in Nuova Guinea, nel 1871 come oggi, le parole hanno ancora la forza di smuovere i pensieri, di farci viaggiare. Soprattutto, di suscitare domande.<br \/>\nPerci\u00f2, in conclusione, che altro dire?<br \/>\nVia, lo sapete gi\u00e0&#8230; non me lo fate ripetere!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sar\u00e0 la pigrizia primaverile, sar\u00e0 la mutevolezza del clima. Ma arrivano giornate in cui ti sorprendi a desiderare di essere altrove. Dall&#8217;altra parte del mondo, lontano da ogni congegno tecnologico e dall&#8217;esercito di mail e messaggi che ogni giorno ti mette sotto assedio. Ti dici: me ne andrei volentieri in un&#8217;isola sperduta della Papuasia. 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