{"id":695,"date":"2016-04-29T12:41:15","date_gmt":"2016-04-29T10:41:15","guid":{"rendered":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/?p=695"},"modified":"2016-04-29T20:22:35","modified_gmt":"2016-04-29T18:22:35","slug":"butchers-crossing","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2016\/04\/29\/butchers-crossing\/","title":{"rendered":"Butcher&#8217;s Crossing"},"content":{"rendered":"<p>Le parole non ci appartengono. Pi\u00f9 avanzo nel mio lavoro, pi\u00f9 mi accorgo dell\u2019inconsistenza di tutte quelle espressioni come \u201cnelle parole di quell\u2019autore\u201d o \u201ccon le mie parole ho voluto dire\u201d. Che importa di ci\u00f2 che hai voluto dire? Quello che conta \u00e8 ci\u00f2 che le parole \u2013 le parole \u2013 esprimono. Pu\u00f2 essere ci\u00f2 che hai voluto dire oppure no; nel migliore dei casi, \u00e8 ci\u00f2 che hai voluto dire con qualche cosa in pi\u00f9, quell\u2019imponderabile, quel supplemento di significato che misteriosamente si annida in ogni sillaba che pronunciamo.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/IMG_3706.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-699 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/IMG_3706-300x225.jpg\" alt=\"IMG_3706\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/IMG_3706-300x225.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/IMG_3706-1024x767.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>In questi giorni mi capita di parlare con i lettori del romanzo <em><a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2016\/02\/18\/la-belva-stava-in-agguato-nell-ombra\/\" target=\"_blank\">L\u2019arte del fallimento<\/a><\/em>, o di leggere qualche recensione sui giornali e su internet. Sono utili questi scambi, questi confronti? Credo di s\u00ec, proprio perch\u00e9 quel libro non mi appartiene. Nella mia mente sto seguendo il ritmo di una nuova storia: di quella non parlo con nessuno (nemmeno qui, dove siamo tra di noi\u2026); ma di una storia gi\u00e0 scritta si pu\u00f2 discutere, e spesso mi capita d\u2019imparare qualcosa.<br \/>\nIeri, per esempio, mi hanno inviato un articolo apparso nel blog \u201cunreliablehero\u201d (lo trovate <a href=\"https:\/\/unreliablehero.wordpress.com\/2016\/04\/28\/larte-del-fallimento\/\" target=\"_blank\">qui<\/a>). \u00c8 una bella recensione, che coglie alcuni aspetti per me essenziali del romanzo. A un certo punto l\u2019autrice, che si firma come \u201cBenny\u201d, riporta una frase del romanzo: <em>Perch\u00e9 \u00e8 la cosa pi\u00f9 difficile, sai? Dire: ho perso. Quello che passa, lasciarlo andare\u2026 Senza cancellare il presente, senza crogiolarsi nei sogni di rivalsa\u2026 perdere e basta, perdere e rimanere. Avere il coraggio di rimanere.<\/em> In un primo momento non ricordavo di averla scritta, poi mi \u00e8 tornato in mente che sono parole del vecchio Giona. <em>Il coraggio di rimanere<\/em>. Mi sono detto: ecco un tema che avrei potuto sfruttare meglio. Dopo un fallimento, dopo l\u2019esperienza della morte, della sconfitta, della disillusione, che senso ha il gesto di rimanere? Non \u00e8 nemmeno un gesto, a pensarci bene: \u00e8 solo stare l\u00ec, senza fuggire. Ma sar\u00e0 vero? Ogni tanto, invece, per fortuna, mi pare che il fallimento sia l\u2019occasione per andarsene, per tagliare i ponti e per ricominciare. E tuttavia: \u00e8 davvero possibile ricominciare da capo? Non si ricostruisce sempre sopra una rimanenza, sopra le macerie?<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/IMG_5746.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-698 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/IMG_5746-300x300.jpg\" alt=\"IMG_5746\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/IMG_5746-300x300.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/IMG_5746-150x150.jpg 150w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/IMG_5746-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Seduto in balcone, sotto un maestoso passaggio di nuvole, ho riflettuto su questi argomenti. Mi sono venuti in mente altri autori e altre storie. Qualche settimana fa ho\u00a0scritto per il sito \u201cIl Libraio\u201d un articolo in cui presentavo qualche consiglio di lettura. Il pezzo s\u2019intitolava <em>Sette lezioni di fallimento<\/em> (lo trovate <a href=\"http:\/\/www.illibraio.it\/fallimenti-letteratura-321611\/\" target=\"_blank\">qui<\/a>). Gli scrittori\u00a0andavano da Thomas Mann a P. G. Wodehouse. Ecco le sette \u201clezioni\u201d:<br \/>\n1) Come fallire in maniera grandiosa<br \/>\n2) Come accettare il fallimento<br \/>\n3) Come rialzarsi dopo i fallimenti<br \/>\n4) Come fare del fallimento un\u2019arte<br \/>\n5) Come fallire un\u2019indagine<br \/>\n6) Come trasformare il fallimento in eroismo<br \/>\n7) Come ridere del fallimento.<br \/>\nRiflettendoci ora, mi ricordo un libro che avrei potuto aggiungere alla lista: <em>Butcher\u2019s Crossing<\/em>, di John Williams (uscito per la prima volta nel 1960, pubblicato in italiano da Fazi nel 2013). \u00c8 la storia di un ragazzo che nel 1873 parte da Boston e raggiunge le terre selvagge del West. Nel corso del romanzo compie un\u2019immersione nella natura, in un confronto serrato con i suoi limiti e le sue paure. Partecipa a un\u2019epica, immensa caccia al bisonte ed \u00e8 costretto a misurarsi con la dimensione del fallimento.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/FullSizeRender3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-701 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/FullSizeRender3-259x300.jpg\" alt=\"FullSizeRender\" width=\"259\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/FullSizeRender3-259x300.jpg 259w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/FullSizeRender3-885x1024.jpg 885w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/FullSizeRender3.jpg 1731w\" sizes=\"(max-width: 259px) 100vw, 259px\" \/><\/a>Non vi dico altro, per non guastarvi la lettura. Aggiungo soltanto\u00a0che a un certo punto il ragazzo se ne va, ricomincia, cavalca verso posti nuovi. Per\u00f2 non torna a casa, a Boston, dove potrebbe avere una vita di ricchezza e successi. Ha il coraggio di rimanere in una terra dove non ha certezze e non \u00e8 nessuno, ma dove \u2013 forse proprio per questo \u2013 ha qualche possibilit\u00e0 d\u2019incontrare s\u00e9 stesso.<br \/>\n<em>Una sottile striscia di sole infiammava l\u2019orizzonte a est. Si rigir\u00f2 e guard\u00f2 la pianura davanti a lui, dove la sua ombra si proiettava lunga e liscia, con i bordi frastagliati dall\u2019erba appena nata. Le redini nelle sue mani erano dure e lucide. Sotto di s\u00e9 sentiva bene la sella, liscia come la pietra, e i fianchi del cavallo che si gonfiavano appena, mentre inspirava ed espirava. Fece un bel respiro inalando l\u2019aria fragrante che saliva dall\u2019erba fresca, mischiandosi al sudore umido del cavallo. Strinse le redini in una mano, sfior\u00f2 coi tacchi i fianchi dell\u2019animale e cavalc\u00f2 verso l\u2019aperta campagna. Tranne che per una direzione di massima, non sapeva dove stava andando. Sapeva solo che gli sarebbe venuto in mente in seguito, nel corso della giornata. Prosegu\u00ec senza fretta, sentendo sotto di s\u00e9 il sole che si alzava lentamente e scaldava l\u2019aria.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le parole non ci appartengono. Pi\u00f9 avanzo nel mio lavoro, pi\u00f9 mi accorgo dell\u2019inconsistenza di tutte quelle espressioni come \u201cnelle parole di quell\u2019autore\u201d o \u201ccon le mie parole ho voluto dire\u201d. Che importa di ci\u00f2 che hai voluto dire? Quello che conta \u00e8 ci\u00f2 che le parole \u2013 le parole \u2013 esprimono. 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