{"id":6333,"date":"2022-08-12T17:20:04","date_gmt":"2022-08-12T15:20:04","guid":{"rendered":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/?p=6333"},"modified":"2022-08-13T13:44:39","modified_gmt":"2022-08-13T11:44:39","slug":"hi-there","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2022\/08\/12\/hi-there\/","title":{"rendered":"Hi there!"},"content":{"rendered":"\n<p><em>#Rubruk2022 \u00e8 un progetto di Yari Bernasconi e Andrea Fazioli<br><\/em><br><em>Guglielmo di Rubruk part\u00ec nel 1253 per una lunga spedizione in Asia. Il suo <\/em>Itinerarium<em>, redatto in latino, \u00e8 fra i pi\u00f9 bei resoconti di viaggio che siano mai stati scritti. Basta leggerne poche frasi per trovarsi nel cuore dell\u2019ignoto, oggi come ieri, desiderosi di conoscere ci\u00f2 che \u00e8 diverso da noi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/IMG_6882-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" width=\"897\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/IMG_6882-897x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6338\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/IMG_6882-897x1024.jpg 897w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/IMG_6882-263x300.jpg 263w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/IMG_6882-768x876.jpg 768w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/IMG_6882-1346x1536.jpg 1346w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/IMG_6882-1795x2048.jpg 1795w\" sizes=\"(max-width: 897px) 100vw, 897px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-medium-font-size\"><strong>Rubruk<\/strong><br>Divagazioni intorno ai viaggi di Guglielmo di Rubruk<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Terzo episodio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>7) <strong>\u00abQuella sera l\u2019uomo che ci faceva da guida ci diede da bere del <em>comos<\/em>; al primo sorso mi misi tutto a sudare per il disgusto e la sorpresa, perch\u00e9 non ne avevo mai bevuto. Tuttavia mi sembr\u00f2 che avesse un buon sapore, ed effettivamente ce l\u2019ha\u00bb.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Guglielmo beve, ed \u00e8 come se bevesse l\u2019universo. Nella sua espressione c\u2019\u00e8 tutto quello che si pu\u00f2 cercare: le tenebre dell\u2019ignoto, lo scontro, la luce della scoperta. Come quando fra le montagne, in mezzo a creste e pendii, si giunge a un pianalto inatteso. Guglielmo, con la fronte perlata di sudore, sorride alla guida. Poi si gira verso di noi e scuote la testa, desolato, scoprendoci in bilico sul bicchiere, titubanti e anzi angosciati. Forse pi\u00f9 sudati di lui. Abbozza una smorfia ironica: sa bene che non siamo all\u2019altezza, nulla di nuovo, ma bere da un bicchiere, accidenti!<br>Stretti fra l\u2019imbarazzo e il desiderio di essere altrove, ci torna in mente il ricordo di un altro mondo. Siamo sempre noi due, a Zurigo, e stiamo entrando in un caff\u00e8 che si vuole internazionale e sfoggia un marchio riconoscibile (l\u2019abbiamo gi\u00e0 visto mille volte). Ci avviciniamo al banco luminoso e il commesso ci dice: \u00abHi there!\u00bb. Manco a farlo di proposito restiamo interdetti fra l\u2019inglese ostentato del ragazzo con grembiule e la lista infinita di bevande. Volevamo prenderci due ristretti, ma ci troviamo a scegliere fra <span style=\"font-variant: small-caps;\">Vanilla or Caramel Macchiato, Flat White, Chai Tea Latte, Oat Cappuccino (Vegan), Matcha Tea Latte, Espresso 1x 2x 3x, White or Black Macchiato, Cold Brew, Premium Hazelnut Chocolate, Filterkaffee, Caf\u00e9 Latte, White Chocolate Mocha, Iced Americano, Java Chip<\/span> e altre cose che non abbiamo pi\u00f9 tempo di leggere, perch\u00e9 dietro sbuffano e il ragazzo ci dice ancora qualcosa in inglese.<br>Allora uno di noi, di colpo sicuro, dice: \u00abTwo Comos, thank you\u00bb.<br>E l\u2019altro aggiunge: \u00abLarge, please\u00bb.<br>Il <em>comos<\/em>, o <em>kumis<\/em>, \u00e8 una bevanda ottenuta a partire dal latte di giumenta. Di certo il frate di origini fiamminghe avrebbe preferito della birra\u2026 ma non importa. La memoria evade dal passato. Nell\u2019eterno presente del viaggio, Guglielmo si specchia nelle parole dei tartari, nei loro occhi sottili, nei gusti, negli odori. \u00c8 fatto cos\u00ec. Non si limita a bere il <em>comos<\/em> per necessit\u00e0: finisce per trovarlo buono.<br>\u00abOkay!\u00bb risponde il commesso.<br>Si volta, traffica fra le bevande, ci porge due bicchieri di carta. Noi ci guardiamo. Non abbiamo nessuna idea di che cosa ci abbia servito. Ma Guglielmo ancora ci osserva \u2013 fra le luci del bar moderno, con il suo corpaccio robusto, il saio stazzonato \u2013 e quindi, dopo avere elemosinato una cannuccia, non possiamo fare altro che bere il mistero fino all\u2019ultimo sorso.<\/p>\n\n\n\n<p>8) <strong>\u00abCamminammo per tre giorni senza incontrare nessuno. Eravamo sfiniti, e cos\u00ec pure i nostri buoi, e non sapevamo in che direzione avremmo potuto trovare dei Tartari; quando improvvisamente ci vennero incontro due cavalli, che accogliemmo con grande gioia. La guida e l\u2019interprete montarono in sella e andarono in esplorazione, per vedere da che parte trovare qualcuno. Quando, il quarto giorno, incontrammo finalmente degli uomini, la nostra felicit\u00e0 fu come quella di naufraghi che arrivano in porto. L\u00ec prendemmo cavalli e buoi, e procedemmo di bivacco in bivacco finch\u00e9 non giungemmo, il 31 luglio, all\u2019accampamento di Sartach\u00bb.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Alla periferia di noi stessi. Come pu\u00f2 il mondo esistere? Il semaforo \u00e8 giallo, lampeggia, nelle case le tende non si scostano, si appannano gli occhiali. Poi due cavalli ci chiamano per nome.<\/p>\n\n\n\n<p>9) <strong>\u00abMuovemmo dunque diritto verso oriente in direzione di Baatu. Il terzo giorno giungemmo all\u2019Etilia; quando vidi il fiume mi chiesi stupito da dove arrivasse tutta quell\u2019acqua che scendeva da nord\u00bb.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Camminiamo sotto la pioggia, in silenzio. Indossiamo degli stivali di gomma scura e siamo infagottati dentro giacche dai colori squillanti. Uno di noi, sulla testa, porta una specie di cappello da cowboy; l\u2019altro un affare curioso, che potrebbe essere a tutti gli effetti un paralume. La strada sale. Non c\u2019\u00e8 nessuno. Chi uscirebbe del resto in un giorno come questo? L\u2019acqua scroscia nelle grondaie, gocciola dagli alberi, s\u2019attorciglia sui tetti. E come se niente fosse succede qualcosa. Solo che quando ce ne accorgiamo non c\u2019\u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9. Certo non un fatto storico, ma nemmeno un dettaglio particolarmente importante per la nostra vita. Eppure accade. In quell\u2019istante, senza bisogno di parlarci, siamo entrambi invasi dalla meraviglia. Una cosa quasi sciocca: siamo stupiti da come scende la pioggia e da come scricchiolano gli stivali. Dalle sfumature di verde nei prati. Dal profilo incerto delle montagne, poco pi\u00f9 in l\u00e0 del nostro naso bagnato.<br>\u00abSe volete mangiare con noi, vi conviene rientrare e asciugarvi\u00bb, ci chiamano da una finestra.<br>Siamo abituati a leggere tante cose, a fissare degli schermi pi\u00f9 o meno luminosi dove continuano a muoversi immagini che pretendono di essere nuove e originali. Sappiamo bene quanto sia importante leggere con cura e spegnere gli schermi appena possibile. Ma \u00e8 la nostra vita. Qualche volta ci addentriamo perfino in quelle prigioni senza sbarre che sono i social network, dove si grida il bisogno di conforto e di ascolto, in mezzo al flusso d\u2019insulti, vanterie, moralismo. \u00c8 la nostra vita.<br>La dimenticanza \u00e8 sempre in agguato. Il rischio di sprofondare nella noia, nell\u2019ansia, nella disperazione. Dopotutto, forse, quell\u2019istante di stupore non era cos\u00ec banale. La salvezza viene anche dal camminare dentro una pozzanghera (tanto abbiamo gli stivali) e da quella nitida, fugace sensazione: i prati sono prati, le case sono case, la strada sale poi scende e resta una strada. E l\u2019acqua \u00e8 l\u2019acqua.<br>\u00abAh, e salendo, controllate che il passeggino sotto la tettoia non si sia bagnato!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/IMG_6489-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/IMG_6489-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6339\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/IMG_6489-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/IMG_6489-300x225.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/IMG_6489-768x576.jpg 768w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/IMG_6489-1536x1152.jpg 1536w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/IMG_6489-2048x1536.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>PS: Potete leggere <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2022\/01\/31\/un-altro-mondo\/\" target=\"_blank\">qui<\/a> il primo episodio e <a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2022\/03\/14\/ah-se-sapessi-disegnare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a> il secondo.<\/p>\n\n\n\n<p>PPS: Le frasi in grassetto sono tratte dall\u2019<em>Itinerarium<\/em> di Guglielmo, secondo l\u2019edizione stabilita da Paolo Chiesa in G. di Rubruk, <em>Viaggio in Mongolia<\/em>, Fondazione Lorenzo Valla \/ Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2011. Spesso abbiamo usato la versione italiana dello stesso Chiesa; qualche volta abbiamo invece tradotto noi stessi dal testo latino.<\/p>\n\n\n\n<p>PPPS: Negli anni fra il 1237 e il 1242 un\u2019orda di guerrieri mongoli avanz\u00f2 verso l\u2019Europa. I Tartari, come venivano chiamati, si spinsero in Russia, Polonia, Boemia, Ungheria, devastando citt\u00e0 e villaggi. L\u2019esercito arriv\u00f2 fino all\u2019Adriatico e si ritir\u00f2 soltanto alla morte del comandante \u00d6gedei Khan. Qualche anno dopo, nel 1253, il re di Francia Luigi IX decise d\u2019inviare un ambasciatore verso le steppe, per tentare qualche relazione con i Mongoli. Il sovrano si affid\u00f2 a un frate fiammingo, Guglielmo di Rubruk, che viaggi\u00f2 per due anni nei territori dell\u2019Asia Centrale fino a Karakorum, dove risiedeva il Gran Khan M\u00f6ngke. Guglielmo, capace di percorrere grandi distanze in poco tempo (pi\u00f9 di dodicimila chilometri in totale) era colto, robusto e dotato di buon senso. Sapeva parlare con i re e con i poveri, con un monaco buddista o con uno sciamano, con un soldato o con un prigioniero. Era aperto e curioso nei confronti delle lingue, delle usanze, delle abitudini dei popoli stranieri. Il suo <em>Itinerarium<\/em> \u00e8 uno dei pi\u00f9 bei libri di viaggio medievali (e anche oltre).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>#Rubruk2022 \u00e8 un progetto di Yari Bernasconi e Andrea FazioliGuglielmo di Rubruk part\u00ec nel 1253 per una lunga spedizione in Asia. Il suo Itinerarium, redatto in latino, \u00e8 fra i pi\u00f9 bei resoconti di viaggio che siano mai stati scritti. 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