{"id":6314,"date":"2022-05-15T03:08:55","date_gmt":"2022-05-15T01:08:55","guid":{"rendered":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/?p=6314"},"modified":"2022-05-16T09:04:03","modified_gmt":"2022-05-16T07:04:03","slug":"le-cose-necessarie","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2022\/05\/15\/le-cose-necessarie\/","title":{"rendered":"Le cose necessarie"},"content":{"rendered":"\n<p>Mentre passeggiavo in una piccola citt\u00e0 ho visto un biglietto sul marciapiede. Era lungo circa quattro per venti centimetri e conteneva un testo scritto a computer con un carattere minuscolo (forse Cambria dimensione 5). Era difficile da decifrare. La prima riga: \u00abecologia: stu t re k es Org:ess vi costcost da un complena di org vit\u00bb. E qualche riga dopo: \u00abflusso di ene=corrente\/spostam di E da un punto ad un altro della catena\u00bb. Dopo un po\u2019 ho capito che era uno di quei foglietti sui quali gli studenti annotano ci\u00f2 che devono imparare a memoria, con la speranza di sbirciare le informazioni durante le verifiche scritte. Dalle mie parti si chiamano \u201cbigini\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Bigino-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"786\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Bigino-1024x786.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6315\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Bigino-1024x786.jpg 1024w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Bigino-300x230.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Bigino-768x589.jpg 768w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Bigino-1536x1178.jpg 1536w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Bigino-2048x1571.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 un imbroglio, ma non si pu\u00f2 negare che ci sia qualcosa di significativo nel costringere quanta pi\u00f9 conoscenza nel minore spazio possibile. Inoltre, in un\u2019epoca virtuale come la nostra, si tratta pur sempre di un buon vecchio bigino ritagliato a mano, su carta, come ai vecchi tempi. Chiss\u00e0 se il foglietto \u00e8 stato smarrito prima o dopo la verifica. Immagino l\u2019artefice del bigino seduto al suo banco, pronto a sfoderare la sua arma segreta. Cerca nella tasca\u2026 ma \u00e8 vuota. Nella borsa? Nell\u2019astuccio? Nel diario? Niente, il bigino non si trova. Tanta minuziosa fatica \u00e8 andata sprecata\u2026 non resta che fare i conti con la propria memoria.<br>Questo ritrovamento mi ha fatto riflettere. Forse succede cos\u00ec anche a me? Tanti romanzi, racconti, saggi, segni neri sul bianco, anno dopo anno. Ma che cosa rimane? Prima o poi il tempo cancella ogni parola scritta, dal bigino al romanzo, dalla lirica d\u2019amore alla lista della spesa. Pu\u00f2 restare un frammento di emozione, il fantasma di un personaggio, lo straccio di un pensiero. Ma ogni memoria presto o tardi perde la presa.<br>Tutto passa.<br>Una banalit\u00e0, certo.<br>Ma quando s\u2019incide nella carne, nella quotidianit\u00e0, \u00e8 sempre un\u2019esperienza nuova.<br>Comunque, \u00e8 un giornata di sole. La cosa migliore sarebbe uscire, fare un giro in bicicletta, non lasciare che i pensieri si avvitino. Ma oggi ho una scusa: \u00e8 il mio compleanno. Ci passiamo tutti, no? Dopo i cinque o sei anni di et\u00e0, la percezione del tempo si fa sempre pi\u00f9 acuta, e uno finisce per mettere nel calderone tutto quanto (i bigini, i romanzi, le giornate di sole).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Rosa-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" width=\"997\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Rosa-997x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6316\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Rosa-997x1024.jpg 997w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Rosa-292x300.jpg 292w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Rosa-768x789.jpg 768w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Rosa-1495x1536.jpg 1495w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Rosa-1994x2048.jpg 1994w\" sizes=\"(max-width: 997px) 100vw, 997px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Sar\u00e0 poi vero che tutto passa? Certo: fra cento anni non ci sar\u00e0 pi\u00f9 traccia n\u00e9 di me n\u00e9 di voi che state leggendo queste righe. Ma c\u2019\u00e8 qualcosa, nel profondo della natura umana, come un bisbiglio, una voce fragile che sussurra: non \u00e8 vero, non \u00e8 cos\u00ec. Non vorrei parlare ora delle credenze personali: la fiducia nei figli, nella specie umana, nelle idee che fioriranno. Non vorrei nemmeno mettere a tema la fede in Dio e la speranza in un aldil\u00e0. Mi fermo molto prima. Da dove vengono le parole del bigino? Sono le cose indispensabili, quelle da sapere, lo stretto necessario. Da dove vengono le mie storie? Sono le stesse che i nostri progenitori raccontavano un milione di anni fa e che i nostri discendenti racconteranno fra un milione di anni, se ci saranno ancora esseri umani. La storia di un eroe che parte e scopre il mondo, la storia di uno straniero che arriva nel villaggio. \u00c8 tutto qui. Ancora una volta, le cose necessarie. Ecco, io credo che se c\u2019\u00e8 qualcosa invece di niente, vuol dire che qualcosa \u00e8 necessario. Altrimenti non ci sarebbe. E perdonatemi questi numeri da giocoliere (il giorno del proprio compleanno si manifesta con pi\u00f9 intensit\u00e0 la tentazione di filosofeggiare).<br>Comunque, per dirla in maniera meno tortuosa, riconoscere le cose necessarie \u00e8 forse l\u2019esperienza pi\u00f9 grande, l\u2019insegnamento pi\u00f9 saggio che una persona possa apprendere in tutta la vita. L\u2019ironia \u00e8 che in fondo, appena nati, abbiamo un\u2019idea assai chiara delle cose necessarie, cos\u00ec come spesso, probabilmente, tendiamo ad averla durante la vecchiaia. \u00c8 durante il cammino che perdiamo di vista l\u2019essenziale. E forse, per allenarsi a riconoscere l\u2019imprescindibile, pu\u00f2 essere un esercizio utile anche compilare un bigino. E soprattutto perderlo. Ci\u00f2 che rimane dopo lo smarrimento, dopo la malinconia, dopo i ragionamenti sul tempo e sulla morte. Ci\u00f2 che rimane sono le cose necessarie.<\/p>\n\n\n\n<p>PS: Il giorno del mio compleanno, di solito, condivido un racconto inedito con le lettrici e i lettori del blog. Quest\u2019anno in realt\u00e0 mi sembra di avere detto fin troppo. Ma per chi volesse ancora una storia, ecco un raccontino su Alessandro Magno, scritto nell\u2019estate del 2021. (Ho gi\u00e0 condiviso qui altri racconti sullo stesso personaggio: piano piano sto cercando di capirlo.)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Il-mercante-e-il-conquistatore.pdf\" data-type=\"URL\" data-id=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Il-mercante-e-il-conquistatore.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Leggi <em>Il mercante e il conquistatore<\/em><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>PPS: Per chi invece volesse andare oltre le parole, condivido il sax tenore di Sonny Rollins, accompagnato nel 1962 da Jim Hall alla chitarra, Bob Cranshaw al contrabbasso e Ben Riley alla batteria. <em>Where are you<\/em> \u00e8 una vecchia canzone del 1937, scritta da Jimmy McHugh con le parole di Harold Adamson. \u00c8 diventata uno standard del jazz e non solo, interpretata dai pi\u00f9 grandi, da Frank Sinatra a Duke Ellington, da Dexter Gordon ad Aretha Franklin, da Ella Fitzgerald a Bob Dylan. \u00abAll life through must I go on pretending?\u00bb, canta il sax di Rollins. Per tutta la vita devo continuare a fingere? \u00abWhere is my happy ending? Where are you?\u00bb Dov\u2019\u00e8 il mio lieto fine? Dove sei?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Where Are You - Sonny Rollins\" width=\"739\" height=\"416\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/xWFSpZ3JRaM?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p>PPPS: La prima foto rappresenta il bigino. La seconda foto rappresenta una cosa necessaria (due, contando la scopa sullo sfondo).<\/p>\n\n\n\n<p>PPPPS: Oggi un amico mi ha ricordato un verso di Giorgio Orelli: \u00ab&#8221;Il tempo passa. Tutto passa. Eccetera&#8221;.\u00bb (da &#8220;Una sorpresa sempre uguale spiuma&#8221;, v. 10, in <em>N\u00e9 bianco n\u00e9 viola<\/em>, 1944). Mi sembra che si adegui alla circostanza.<\/p>\n\n\n\n<p>PPPPPS: \u00c8 una giornata di sole, lo so. Ora esco e faccio un giro in bicicletta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre passeggiavo in una piccola citt\u00e0 ho visto un biglietto sul marciapiede. Era lungo circa quattro per venti centimetri e conteneva un testo scritto a computer con un carattere minuscolo (forse Cambria dimensione 5). Era difficile da decifrare. 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