{"id":5587,"date":"2020-02-21T11:18:08","date_gmt":"2020-02-21T10:18:08","guid":{"rendered":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/?p=5587"},"modified":"2020-02-22T15:21:21","modified_gmt":"2020-02-22T14:21:21","slug":"ce-qualcuno-in-ascolto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2020\/02\/21\/ce-qualcuno-in-ascolto\/","title":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 qualcuno in ascolto?"},"content":{"rendered":"<p>Di recente ho subito un piccolo intervento chirurgico all\u2019ospedale di Bellinzona. Ho avuto a che fare con persone efficienti e gentili prima, durante e dopo l\u2019operazione. Ho scritto \u201cdurante\u201d, anche se in quel momento non ero l\u00ec: in seguito all\u2019anestesia totale, quella parte del mio io in grado di percepire la propria presenza si era ritirato in una zona d\u2019ombra. M\u2019immagino che fosse dentro una casa dalle pareti di sasso, in una valle scoscesa. Intorno alla casa un recinto nero, le montagne, i boschi sempre pi\u00f9 silenziosi mentre tutto si fa buio e, dalla terra, lentamente sale l\u2019umidit\u00e0.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_1560.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-5594 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_1560-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_1560-300x225.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_1560-768x576.jpg 768w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_1560-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>A che cosa ho pensato, nel profondo di quella valle, nei recessi di quella dimora isolata? Non lo so, non conservo nessuna memoria. Quando l\u2019io si \u00e8 ricongiunto al corpo, dopo aver registrato la presenza della luce, ha subito cercato di ricostruire che cosa fosse accaduto. Era il mattino del giorno in cui mi sarei fatto operare o era appena avvenuta l\u2019operazione? Subito la seconda ipotesi si \u00e8 imposta come un\u2019evidenza. Allora ho cominciato a parlare, in maniera bizzarra. Di solito sono una persona abbastanza taciturna, e quando mi succede qualcosa d\u2019importante non mi riesce facile comunicarlo a chi mi sta intorno. Invece in quell&#8217;occasione ho cominciato a prendere appunti a voce alta, un po\u2019 come fanno gli esploratori spaziali nei film di fantascienza.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_5469.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-5608 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_5469-300x266.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"266\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_5469-300x266.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_5469-768x680.jpg 768w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_5469-1024x907.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00abMi trovo in un letto, non sento dolore. Dalla mia posizione riesco a vedere un altro letto, di fronte a me, e un computer sulla sinistra. Una donna siede al computer. Qualcuno pi\u00f9 in l\u00e0 sta parlando di Alberto Sordi. Il soffito sembra diverso da quello che ho visto prima di addormentarmi\u2026\u00bb Insomma, una sorta di delirio. Non so sa dove provenisse; forse era la continuazione di un sogno nato nel cuore della narcosi. Ho recitato dei versi, ho provato a fare dei calcoli, ho risposto di s\u00ec a chi mi chiedeva se andasse tutto bene. Avranno pensato che ero strambo\u2026 e come dare loro torto? A un certo punto ho detto: \u00abIn questo momento, sembra che nessuno mi stia ascoltando\u00bb. Allora una voce femminile, vicino al computer, ha risposto: \u00abIo ogni tanto la ascolto\u00bb.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/582EE363-15EC-4043-8943-BD5BA77FE648.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-5609 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/582EE363-15EC-4043-8943-BD5BA77FE648-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/582EE363-15EC-4043-8943-BD5BA77FE648-300x300.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/582EE363-15EC-4043-8943-BD5BA77FE648-150x150.jpg 150w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/582EE363-15EC-4043-8943-BD5BA77FE648-768x768.jpg 768w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/582EE363-15EC-4043-8943-BD5BA77FE648-1024x1024.jpg 1024w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/582EE363-15EC-4043-8943-BD5BA77FE648.jpg 2041w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Questa frase mi ha colpito. In quel momento non stavo cercando di comunicare qualcosa di preciso, anzi, stavo parlando pi\u00f9 che altro a me stesso. Eppure il fatto di sapere che qualcuno mi ascoltava mi ha riempito di riconoscenza: ci\u00f2 che mi confortava era il fatto stesso che la mia voce venisse captata nel suo fluire non sempre coerente. Era qualcosa che andava oltre le funzioni tradizionali del linguaggio: non importava il codice, il messaggio, il mittente o il destinatario, quanto il fatto stesso che le parole trovassero un\u2019accoglienza.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_3634.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-5602 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_3634-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_3634-300x300.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_3634-150x150.jpg 150w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_3634-768x768.jpg 768w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_3634-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ecco un luogo comune: oggi manca la capacit\u00e0 di ascoltare. Davvero? Eppure fioriscono gli spazi di trasmissione, tutti siamo incentivati a \u201cesprimere noi stessi\u201d. Non si \u00e8 mai scritto tanto. Basta entrare in un social network, annotare qualunque cosa ci passi per la testa e di sicuro qualcuno ascolter\u00e0. Si potranno criticare i contenuti dei commenti, la loro superficialit\u00e0, la loro grossolanit\u00e0, ma di certo le chat sono l\u00ec a dimostrare che la gente legge ci\u00f2 che gli altri scrivono. Qual \u00e8 il problema, allora? Forse il fatto che l\u2019ascolto si limita al contenuto primario.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/305EE67E-3ABA-4379-BBF0-09039C173CB0.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-5612 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/305EE67E-3ABA-4379-BBF0-09039C173CB0-240x300.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/305EE67E-3ABA-4379-BBF0-09039C173CB0-240x300.jpg 240w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/305EE67E-3ABA-4379-BBF0-09039C173CB0.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a>Quando parliamo, non ci basta che gli altri afferrino il senso delle nostre parole, ma nel profondo desideriamo che accolgano interamente la nostra voce, le sue sfumature, le ripetizioni, quel senso di comunicazione che nasce prima del linguaggio codificato, prima di ogni contenuto razionale. Ci vuole tempo e pazienza, sia dalla parte di chi parla sia dalla parte di chi ascolta. \u00c8 la voce della madre che arriva al bambino, sono i balbettii del bambino che la madre capisce senza capirli, nella storia del tempo condiviso.<br \/>\nRitrovo questo desiderio anche nel mio mestiere di scrittore. Ci\u00f2 a cui lavoro non \u00e8 la costruzione di un significato da trasmettere, ma la ricerca di una voce che mi appartenga e che, nello stesso tempo, mi superi. Ogni singolo testo ha la sua ragione, spesso legata a una contingenza. Non si tratta tuttavia di esprimere un punto di vista, quanto di rispondere a una necessit\u00e0 pi\u00f9 vitale e pi\u00f9 segreta. Scrivere \u00e8 mettermi all\u2019ascolto, prima di tutto, perch\u00e9 una voce pu\u00f2 levarsi solo all\u2019interno di un dialogo.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/M28FznpA6P4\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nIn questi giorni sto ascoltando il disco <em>Americana\u00a0<\/em>di JD Allen. Il musicista riprende un classico blues: <em>Another man done gone<\/em>. Il brano venne registrato all\u2019inizio degli anni Quaranta, quando l\u2019etnomusicologo Alan Lomax incise la voce di Vera Hall (1902-1964), una donna dell\u2019Alabama. Il blues fa riferimento alle cosiddette \u201cchain gang\u201d, le terribili squadre di lavoratori neri legati alla catena. La voce profonda del sax di Allen non solo rende omaggio a Vera Hall, ma nella ripetizione rinnova quel dolore, quello strazio, quell\u2019anelito di libert\u00e0. La musica \u00e8 ricorsiva e insieme originale, antica e nuova, come ogni storia che valga la pena di ascoltare. Di chi \u00e8 quella voce? Di Vera Hall, di JD Allen, di tutti gli afroamericani, di chiunque si metta all\u2019ascolto con attenzione. In questo modo, fra l\u2019altro, la voce non \u00e8 pi\u00f9 solo un lamento, ma una vera e propria forza vitale. JD Allen stesso, nel libretto, cita una frase dell\u2019autore Albert Murray: \u00ab<em>The blues is not the creation of a crushed spirit people. It is the product of a forward-looking, upward-striving people<\/em>\u00bb (\u201cIl blues non \u00e8 la creazione di un popolo dallo spirito distrutto. \u00c8 il prodotto di un popolo che guarda al futuro e che tende verso l\u2019alto\u201d).<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/749523cHwyc\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>PS: Nell\u2019album\u00a0<em>Americana<\/em> (Savant Records 2016), insieme a JD Allen suonano Gregg August (basso) e Rudy Royston (batteria). L\u2019interazione fra i tre musicisti, il loro scambio d\u2019idee e di emozioni \u00e8 un buon esempio di ascolto reciproco.<\/p>\n<p>PPS: L\u2019immagine con la madre e il bambino \u00e8 un dipinto dell\u2019artista svizzero Ferdinand Hodler (1853-1918) ed \u00e8 intitolato <em>Madre e figlio<\/em>.<\/p>\n<p>PPPS: In questo articolo la vicenda\u00a0medica e autobiografica \u00e8 solo uno spunto per riflettere sul senso dell\u2019ascoltare. Ne approfitto comunque per esprimere un ringraziamento al dottor Ramon Pini e a tutte le altre persone che\u00a0all\u2019Ospedale San Giovanni si sono prese cura di me.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_8405.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-5610 aligncenter\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_8405-294x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"294\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_8405-294x300.jpeg 294w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_8405-768x785.jpeg 768w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/IMG_8405-1002x1024.jpeg 1002w\" sizes=\"(max-width: 294px) 100vw, 294px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di recente ho subito un piccolo intervento chirurgico all\u2019ospedale di Bellinzona. 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