{"id":223,"date":"2015-12-23T12:48:53","date_gmt":"2015-12-23T11:48:53","guid":{"rendered":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/?p=223"},"modified":"2015-12-23T18:36:00","modified_gmt":"2015-12-23T17:36:00","slug":"buon-natale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2015\/12\/23\/buon-natale\/","title":{"rendered":"Buon Natale!"},"content":{"rendered":"<p><em>Ho trentacinque anni, mi ricordo che un giorno ne ho avuti otto e, rimboccati i baffi, mi costruisco un piccolo Presepe di cartone. Lo faccio smontabile: non si sa mai<\/em>. Sono parole scritte\u00a0da Giovannino Guareschi nel 1943, quando era prigioniero in un campo di concentramento germanico. Cos\u00ec i figli dell\u2019autore descrivono il presepe, che \u00e8 sopravvissuto fino a oggi: <em>Un cartoncino come fondale al quale \u00e8 appiccicato, col sistema delle casette intagliate della Val Gardena, il frontale della Capannuccia. All\u2019interno la Sacra Famiglia con il bue e l\u2019asinello. In alto i due angioletti che sorreggono il cartiglio con l\u2019augurio e la speranza di pace. A sinistra della Capannuccia una pompa dell\u2019acqua, l\u2019unico sostentamento, oltre alla brodaglia e alla \u201crazione tedesca\u201d, del Lager<\/em>. L\u2019ambiente \u00e8 quello del campo di concentramento (con la torretta di controllo e le baracche), mentre l\u2019albero di Natale \u00e8 un ramo di betulla. Sullo sfondo c\u2019\u00e8 la scuola di Marore, dove in tempo di guerra stava la famiglia di Guareschi. In alto\u00a0si vede una\u00a0stella cometa, ritagliata nella carta stagnola di un pacchetto di sigarette.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/IMG_0764.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-225 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/IMG_0764-300x300.jpg\" alt=\"IMG_0764\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/IMG_0764-300x300.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/IMG_0764-150x150.jpg 150w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/IMG_0764-1024x1024.jpg 1024w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/IMG_0764.jpg 2002w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Penso che questa minuscola opera, creata in mezzo al fango e alla desolazione, possa dirci qualcosa. Non importa se viviamo il Natale da credenti o da atei, da dubbiosi o da sentimentali. Che cosa sia l\u2019amore per i nostri cari, che cosa siano il freddo e la paura, tutti lo sappiamo, o possiamo immaginarlo. Cos\u00ec come possiamo immaginare che cosa sia la mancanza di libert\u00e0, la nostalgia che diventa una ferita straziante. Il presepe di Guareschi \u00e8 un piccolo gesto di speranza nato in un momento buio. Niente di pi\u00f9, niente di meno. E con i tempi che corrono, di speranza abbiamo tutti bisogno.<br \/>\nConcludo con un pensiero dello studioso Giovanni Pozzi. <em>Bisogna far tacere il lavorio del proprio pensiero, sedare l\u2019irrequietezza del cuore, il tumulto dei fastidi, ogni sorta di distrazioni. Nulla come l\u2019ascolto, il vero ascolto, ci pu\u00f2 far capire la correlazione fra il silenzio e la parola. <\/em>\u00c8 l\u2019augurio che mi faccio come scrittore: vorrei sempre di pi\u00f9 imparare ad ascoltare, perch\u00e9 le mie parole siano vive, autentiche. Ma in generale, al di l\u00e0 della scrittura, l\u2019ascolto pu\u00f2 essere un primo passo verso l\u2019armonia. Ascoltiamolo dunque, questo presepe clandestino di Guareschi, e prendiamo in prestito la sua forza, la sua speranza. Buon Natale!<\/p>\n<p>PS: Le parole di Giovannino Guareschi, cos\u00ec come quelle dei suoi figli Alberto e Carlotta, provengono dal volume <em>Giovannino nostro babbo<\/em>, edito da Rizzoli nel 2009. L\u2019altra citazione \u00e8 presa dal volumetto <em>Tacet<\/em> (Adelphi 2013), uno degli ultimi testi di padre Giovanni Pozzi (1923-2002), critico, studioso e docente di letteratura italiana a Friburgo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho trentacinque anni, mi ricordo che un giorno ne ho avuti otto e, rimboccati i baffi, mi costruisco un piccolo Presepe di cartone. Lo faccio smontabile: non si sa mai. Sono parole scritte\u00a0da Giovannino Guareschi nel 1943, quando era prigioniero in un campo di concentramento germanico. 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