{"id":1903,"date":"2017-02-02T16:16:12","date_gmt":"2017-02-02T15:16:12","guid":{"rendered":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/?p=1903"},"modified":"2017-02-03T04:14:39","modified_gmt":"2017-02-03T03:14:39","slug":"tony-camonte","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2017\/02\/02\/tony-camonte\/","title":{"rendered":"Tony Camonte"},"content":{"rendered":"<p>Ogni giorno vivo momenti di solitudine. Pu\u00f2 capitare mentre guido, in mezzo al flusso delle altre automobili. Oppure mentre cammino, mentre la sera aspetto che il sonno mi raggiunga. Mentre scrivo, chiuso nel mio studio. O perfino durante una conversazione: mi distraggo, fuggo con la mente per qualche secondo\u2026 di colpo, mi pare di essere un viaggiatore perso nel cuore del deserto.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Desert-B7X-800x600.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1919 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Desert-B7X-800x600-300x225.jpg\" alt=\"Desert-B7X-800x600\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Desert-B7X-800x600-300x225.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Desert-B7X-800x600.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>A volte mi raggiunge una solitudine pi\u00f9 pericolosa, pi\u00f9 strisciante. Il dubbio di non riuscire a comunicare come vorrei, il sospetto che i legami umani non riescano a vincere la differenza, la singolarit\u00e0 insanabile che mi separa dal mondo.<br \/>\nDi recente mi \u00e8 capitato di guardare qualche film degli anni Trenta, tra cui <em>Scarface<\/em>, girato da Howard Hawks nel 1932. \u00c8 un titolo che molti conoscono per l\u2019omonimo rifacimento del 1983. Nella versione pi\u00f9 moderna, diretta di Brian De Palma, Al Pacino \u00e8 bravo nell\u2019interpretare il mafioso che vuole conquistare il mondo; ma l\u2019originale, con Paul Muni nel ruolo del gangster Tony Camonte, \u00e8 pi\u00f9 efficace nel dire quanto possa essere straziante e pericolosa la solitudine.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface-20.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1913 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface-20-300x225.jpg\" alt=\"scarface-20\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface-20-300x225.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface-20.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il protagonista si trova pi\u00f9 volte a contemplare dalla finestra la scritta di un\u2019agenzia di viaggi: <em>THE WORLD IS YOURS<\/em>. Nelle varie scene, queste parole assumono ora un valore profetico, ora un tono amaro di sconfitta. In fondo, Tony Camonte ha sentimenti molto semplici, non dissimili da quelli che tutti abbiamo provato da bambini: vuole possedere le cose che gli piacciono, i bei vestiti, le automobili, le ragazze, la stima degli amici e della famiglia. Secondo alcuni critici, addirittura, la gestualit\u00e0 e le espressioni di Muni fanno pensare a una scimmia o all\u2019uomo di Neandertal, e nella sua passione per gli oggetti di lusso ritrovano qualcosa dell\u2019attrazione del selvaggio per le perline colorate. Leonardo Gandini, in un saggio sul film, parla di <em>un conflitto essenzialmente primitivo, brutalmente concreto nelle premesse, negli sviluppi e negli esiti<\/em>.<br \/>\nIn realt\u00e0, quel conflitto ce lo portiamo dentro tutti: la nostra parte pi\u00f9 viscerale, pi\u00f9 istintiva, vorrebbe possedere ci\u00f2 che desidera, o nella migliore delle ipotesi vorrebbe perdersi in ci\u00f2 che ama, fino a smarrire la propria identit\u00e0. \u00c8 un modo di reagire alla solitudine, ma \u00e8 destinato a condurre a una solitudine pi\u00f9 profonda, a far crescere il deserto interiore cos\u00ec come quello esteriore.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/3iQNX2qAo2Q\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nFin dalla prima scena (a partire da 0.52), il film incanta gli spettatori e mostra quanto sia letale l\u2019isolamento. \u00c8 l\u2019alba. Un inserviente sta spazzando i resti di una festa al Costillo Caf\u00e9: stelle filanti che avviluppano i tavoli, decorazioni, perfino un indumento femminile. Sono andati via tutti: soltanto il padrone, il gangster Big Louis Costillo, \u00e8 ancora seduto a un tavolo insieme a\u00a0qualche sgherro. Promette che organizzer\u00e0 una festa ancora pi\u00f9 grande, perch\u00e9 <em>Big Louis \u00e8 arrivato in alto<\/em>; ormai ha tutto: <em>una casa, un\u2019automobile, una ragazza<\/em>. Rimasto solo, il gangster va a telefonare. Allora vediamo avvicinarsi l\u2019ombra di un individuo, che si sovrappone alla croce del telaio di una finestra. L\u2019uomo-ombra sta fischiettando un motivo (che torner\u00e0 nel film). Si avvicina a Big Louis e lo ammazza con un colpo di pistola. Poi avvolge l\u2019arma in un fazzoletto, la getta vicino al cadavere e se ne va. L\u2019inserviente arriva e vede il cadavere. Senza scomporsi, si toglie il grembiule e indossa la giacca, prima di lasciare il locale. Il tutto \u00e8 filmato in una sola lunga sequenza. Subito dopo, i giornali parlano di una <em>gang war<\/em>, una guerra fra bande.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/GZqFrbW60Mc\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nIl film \u00e8 girato con grande perizia narrativa, anche grazie all\u2019abilit\u00e0 dello sceneggiatore Ben Hecht, nonostante i paletti imposti dalla censura. Le prime e le ultime scene sono pi\u00f9 distese. Le scene centrali, invece, seguono un montaggio serrato e pongono sempre fuori campo la violenza e i suoi effetti. \u00c8 famosa, per esempio, quella che secondo il regista Fran\u00e7ois Truffaut, \u00e8 <em>la pi\u00f9 bella inquadratura della storia del cinema<\/em>. Un gangster nemico di Camonte, interpretato da Boris Karloff, sta giocando a bowling. Per lanciare una boccia <em>fa un piegamento delle gambe, ma non si raddrizza pi\u00f9 perch\u00e9 una raffica di mitra pone fine al suo movimento: la cinepresa riprende la sfera che rovescia tutti i birilli meno uno, che gira a lungo su s\u00e9 stesso prima di cadere<\/em>. Specifica Truffaut: <em>Non di letteratura si tratta; forse \u00e8 danza, forse poesia, sicuramente cinema<\/em>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/1468679918-006-scarface-theredlist.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1916 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/1468679918-006-scarface-theredlist-300x237.jpg\" alt=\"1468679918-006-scarface-theredlist\" width=\"300\" height=\"237\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/1468679918-006-scarface-theredlist-300x237.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/1468679918-006-scarface-theredlist.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il ritmo delle scene centrali rispecchia in qualche modo l\u2019arma che domina molte sequenze: la voce lacerante del mitra\u00a0\u2013\u00a0per gli spettatori del 1932, ancora in parte abituati al cinema muto \u2013\u00a0era uno strappo sonoro che scuoteva la narrazione. Hawks racconta essenzialmente con le immagini, esprimendo il carattere dei personaggi con\u00a0i loro gesti prima che con i dialoghi. C\u2019\u00e8 poi il segno della X che appare, sotto forma di cicatrice, nel volto del protagonista. Un\u2019ombra, un\u2019insegna stradale, un\u2019inferriata, una croce tracciata con la penna, una travatura, un fascio di luce: la X torna di continuo nel film, come emblema\u00a0del mistero e come suggello del destino di Tony Camonte.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface122.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1910 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface122-300x225.jpg\" alt=\" \" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface122-300x225.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface122-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface122.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Seduto sul divano, guardo\u00a0questo vecchio film in bianco e nero e rifletto sul bene, sul male, su quanto basti poco perch\u00e9 un uomo si perda. Sbagliavano, i censori che volevano obbligare Hawks a inserire contenuti moraleggianti: la forza del film sta nella sobriet\u00e0 e nell\u2019efficacia con cui mette in scena un individuo\u00a0che lotta disperatamente per non essere solo, finendo per esserlo sempre di pi\u00f9. Tony Camonte diventa pi\u00f9 ricco, pi\u00f9 statunitense, perde l\u2019accento da immigrato, ma brucia nella sua brama di possesso ogni rapporto umano.<br \/>\n<span style=\"font-size: 1rem;\">Naturalmente, la mia solitudine \u00e8 differente. Sono consapevole di essere inserito in una serie di relazioni famigliari, di amicizia e di lavoro. Ma secondo me nessuno \u00e8 mai al sicuro dall\u2019isolamento, e nessuno pu\u00f2 sperare di ripararsi in eterno nel rifugio di un legame, di qualunque tipo esso sia; o almeno, per me \u00e8 cos\u00ec. Casomai, i legami vanno fatti crescere, vanno difesi da tutto ci\u00f2 che, nella vita, ci allontana dagli altri e ci isola nel deserto.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1917 aligncenter\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface2-300x187.jpg\" alt=\"scarface2\" width=\"300\" height=\"187\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface2-300x187.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface2.jpg 450w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>PS: Ben Hecht scrisse la sceneggiatura di <em>Scarface\u00a0<\/em>in soli dodici giorni, ispirandosi in parte a casi di cronaca: per esempio, l\u2019uccisione di Big Louis Costillo ricorda quella di Big Jim Colosimo, avvenuta nel 1920 per mano di Al Capone proprio in una cabina telefonica. Lo stesso Al Capone, sebbene nel 1931 avesse definito i \u201cgangster movies\u201d come <em>terrible kid stuff<\/em> (schifezze per ragazzini) mand\u00f2 alcuni uomini sul set di <em>Scarface<\/em>, con l\u2019incarico di riferirgli sui contenuti delle riprese.<\/p>\n<p>PPS: Ecco i titoli degli altri \u201cgangster movies\u201d che ho visto in queste ultime settimane: <em>Little Caesar<\/em> (Mervyn LeRoy, 1931) <em>The public enemy<\/em> (William Wellman, 1931), <em>Angels with dirty faces<\/em> (Michael Curtiz, 1938). Le parole di Leonardo Gandini provengono da <em>Howard Hawks. Scarface <\/em>(Lindau 1988; riedito nel 2007). La citazione di Truffaut, ripresa anche da Gandini, si trova nel libro <em>Les films de ma vie<\/em> (Flammarion 1975); in italiano\u00a0<em>I film della mia vita<\/em> (Marsilio 2003).<\/p>\n<p>PPPS: Alcune parti di questo articolo provengono da un pezzo che ho scritto per la rivista <a href=\"http:\/\/cinemany.ch\" target=\"_blank\">Cinemany<\/a>, dove sviluppo l\u2019analisi del film in maniera pi\u00f9 ampia.<\/p>\n<p>PPPPS:\u00a0Domenica 5 febbraio al cineforum \u201c<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/hippoCinePerBlog.pdf\">Ippopotami in vacanza<\/a>\u201d, in via Lucino 79 a Breganzona (vicino a Lugano), verr\u00e0 proiettato il film <em>Il padrino<\/em> (<em>The Godfather<\/em>, Francis Ford Coppola,\u00a01972), che si pu\u00f2 considerare una sorta di \u201cerede\u201d dei \u00a0\u201cgangster movies\u201d. L\u2019ingresso \u00e8 libero e gratuito.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface51.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1921 aligncenter\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface51-210x300.jpg\" alt=\"scarface51\" width=\"210\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface51-210x300.jpg 210w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/scarface51.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni giorno vivo momenti di solitudine. Pu\u00f2 capitare mentre guido, in mezzo al flusso delle altre automobili. Oppure mentre cammino, mentre la sera aspetto che il sonno mi raggiunga. Mentre scrivo, chiuso nel mio studio. 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