{"id":1440,"date":"2016-10-21T21:02:39","date_gmt":"2016-10-21T19:02:39","guid":{"rendered":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/?p=1440"},"modified":"2017-10-15T19:53:48","modified_gmt":"2017-10-15T17:53:48","slug":"vulcani","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2016\/10\/21\/vulcani\/","title":{"rendered":"Vulcani"},"content":{"rendered":"<p>Accanto alle vie affollate, se ci si ferma a guardare, ci sono sempre isole di vuoto. Anche nelle grandi citt\u00e0, nei luoghi pi\u00f9 caotici. Sabato scorso ero a Milano: alle dieci di sera, mi sono trovato in mezzo alla folla che popola i Navigli; ma \u00e8 bastata una deviazione, pochi metri in una strada oscura, ed eccomi in una via che pareva rubata a un villaggio. Mi sono fermato a respirare. Dopo un po\u2019, anche quella zona desolata ha mostrato di essere viva.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7388.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1441 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7388-300x300.jpg\" alt=\"img_7388\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7388-300x300.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7388-150x150.jpg 150w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7388-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Per prima cosa un neonato ha cominciato a piangere. I genitori, che stavano spingendo la carrozzina, si sono chinati sulla bimba, chiamandola per nome, cercando di placarla. Poi la madre, con gesti misurati, esperti, ha indossato un\u2019apposita imbracatura e ha collocato la figlia contro il suo corpo, sotto il cappotto. Quasi istantaneamente la bambina ha smesso di piangere. La scena \u00e8 avvenuta vicino a un lampione, mentre io stavo dall\u2019altra parte della strada. Ho alzato gli occhi e ho visto, nel muro di un caseggiato, il riquadro luminoso di una finestra: c\u2019era una stanza da bagno con un boiler, una parete piastrellata e uno specchio. Davanti allo specchio, una ragazzina fra gli undici e i tredici\u00a0anni si stava lavando i denti; nello stesso tempo ascoltava musica con gli auricolari del telefono, accennando qualche movimento di danza. A un certo punto si \u00e8 messa a cantare: usava lo spazzolino come se fosse un microfono e sperimentava nello specchio qualche\u00a0espressione da rock star.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7469.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1464 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7469-300x300.jpg\" alt=\"img_7469\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7469-300x300.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7469-150x150.jpg 150w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7469-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ho ripreso a camminare. Mentre tornavo alla mia automobile, ripensavo alla scena. Come se ci fosse la mano di un regista, in pochi secondi si era dispiegato davanti ai miei occhi un piccolo universo al femminile: la bimba che strilla, il sorriso della giovane madre, i suoi gesti sapienti, e infine la ragazzina che si lascia trascinare dalla musica, sognando forse di essere su un palcoscenico (ma ignara di me, il suo unico spettatore).<br \/>\nLe manifestazioni dell\u2019animo femminile, per quanto uno passi la vita a studiarle, conservano sempre un lembo di ignoto. Tutto \u00e8 misterioso: lo strillo e la paura della bimba, la tenerezza della madre, la vitalit\u00e0 della ragazza che canta nello spazzolino. Quest\u2019ultimo caso, in particolare, \u00e8 forse un esempio\u00a0di come lo spirito femminile sia capace di trasfigurare la realt\u00e0. Anche nelle situazioni pi\u00f9 impensate o pi\u00f9 banalmente quotidiane, una delle maggiori forze della femminilit\u00e0 mi pare proprio questa profonda capacit\u00e0 immaginativa, questa tensione a cambiare le cose senza il fracasso di gesta roboanti, ma con una\u00a0adesione potente alla propria intimit\u00e0.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7451.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1461 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7451-300x225.jpg\" alt=\"img_7451\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7451-300x225.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7451-1024x767.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Spinto da questi pensieri, ho ripreso in mano un saggio di Grazia Livi: <em>Da una stanza all\u2019altra. Woolf, Austen, Dickinson, Percoto, Mansfield, Nin. Sei maniere diverse di affrontare il conflitto fra vita quotidiana e vocazione alla scrittura<\/em>. Edito da Garzanti nel 1984, il libro racconta sei figure femminili, mettendo l\u2019accento sulla loro diversit\u00e0 rispetto all\u2019ambiente nel quale vivevano. Si parte da Virginia Woolf e dal suo desiderio di <em>una stanza tutta per s\u00e9<\/em>, in cui riflettere, lavorare, soprattutto <em>desiderare, desiderare sempre il vero, attenderlo laboriosamente, distillare poche parole.<\/em>\u00a0Secondo Grazia Livi, dentro ognuna di queste donna\u00a0<em>preme il bisogno di far confluire tutto ci\u00f2 che accade al centro della propria persona. Il bisogno di essere vigile, assorta, silenziosa, <\/em>riunita<em>. Il bisogno di stare in disparte, per preservare la sua crescita, per far germogliare il seme<\/em>.<br \/>\nPer queste\u00a0autrici la difficolt\u00e0 era anche sociale e culturale. Ma neppure oggi \u00e8\u00a0facile accedere a questa stanza privata; se lo fosse in senso materiale, resterebbero i legami invisibili, l\u2019eterna connessione in cui siamo immersi. Questo vale non solo per chi scrive. Credo che ogni persona, in certe circostanze, senta l\u2019esigenza di una <em>stanza tutta per s\u00e9<\/em> e di qualcuno con cui, nei tempi e nei modi appropriati, condividere questo spazio di riflessione, di creativit\u00e0.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSC_7585.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1457 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSC_7585-300x201.jpg\" alt=\"dsc_7585\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSC_7585-300x201.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSC_7585-1024x685.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00c8 chiaro che per una come Emily Dickinson (1830-86) non doveva essere semplice trovare persone (anime, avrebbe detto lei) con cui avere una corrispondenza di pensieri e sentimenti. Lei stessa se ne accorgeva, captando qualche perplessit\u00e0\u00a0nelle conversazioni. <em>Io sono colei a cui tutti dicono: cosa?<\/em> Pochi riuscirono a intravedere che cosa si nascondesse sotto quel <em>silenzioso vulcano<\/em>. Scrisse in una delle sue millesettecentosettantacinque poesie (scoperte dopo la sua morte): <em>Sul mio vulcano cresce l\u2019erba: \/ luogo contemplativo \/ parrebbe a tutti, adatto \/ al nido di un uccello. \/ Come dentro lingueggi rosso il fuoco, \/ come precaria sia la zolla \/ se lo svelassi, subito il terrore \/ invaderebbe la mia solitudine<\/em>. (Ecco <a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/VolcanoDickinson.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a> il testo originale). In generale, l\u2019immagine del vulcano si addice anche ad\u00a0altre scrittrici. Prendiamo Jane Austen (1775-1817), di cui Grazia Livi descrive bene non solo il primo impeto creativo giovanile (di cui parler\u00f2 un\u2019altra volta) ma anche il lavoro in et\u00e0 pi\u00f9 matura, in mezzo a mille distrazioni.<\/p>\n<p><em>La sua caratteristica, agli occhi dei nipoti, \u00e8 l\u2019amabilit\u00e0. Solo a volte, entrando all\u2019improvviso nel salottino, zia Jane appare diversa. Se ne sta al tavolino assorta, accigliata, quasi fosse intenta a un segreto. <\/em><em>\u00abChe stai facendo, zia?\u00bb chiede Fanny. \u00abNulla, nulla. Pensavo.\u00bb La creativit\u00e0, che scorre serena sulla carta nel silenzio di certi mattini, non \u00e8 un fatto comunicabile, \u00e8 un fatto personalissimo. Non solo. \u00c8 una scelta vivificante, che appartiene alla\u00a0sfera interiore, alla sfera dell\u2019equilibrio. Spiegarla \u00e8 impossibile. Inoltre lei, essendo nubile, non ha alcun diritto di pronunziare la parola \u201cio\u201d ad alta voce. \u00abZia, si pu\u00f2 giocare insieme? O vuoi che ritorni pi\u00f9 tardi?\u00bb \u00abMa no, cara, resta, resta.\u00bb Si \u00e8 gi\u00e0 tolti gli occhiali, li ripone dentro l\u2019astuccio di raso. \u00abTi do noia? Stavi forse scrivendo?\u00bb insiste Fanny affettuosamente. \u00abFigurati! Neanche per sogno\u00bb e Jane, sorridente, \u00e8 gi\u00e0 in piedi, dopo aver fatto scivolare un foglio sotto la carta asciugante.<\/em><\/p>\n<p>La\u00a0metafora del vulcano si addice bene a queste\u00a0autrici, ma pu\u00f2\u00a0essere utile anche per\u00a0avvicinare persone\u00a0pi\u00f9 elusive, lontane da ogni manifestazione artistica. Di recente ho studiato la figura di Teresa Manganiello (1849-76), di cui mi sono trovato a raccontare la storia nel volume <em><a href=\"http:\/\/www.andreafazioli.ch\/libri\/la-beata-analfabeta-teresa-manganiello\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">La beata analfabeta<\/a><\/em>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/La-beata-analfabeta.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1459 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/La-beata-analfabeta-189x300.jpg\" alt=\"la-beata-analfabeta\" width=\"189\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/La-beata-analfabeta-189x300.jpg 189w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/La-beata-analfabeta-646x1024.jpg 646w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/La-beata-analfabeta.jpg 708w\" sizes=\"(max-width: 189px) 100vw, 189px\" \/><\/a>Non \u00e8 stato\u00a0facile scriverne, perch\u00e9 la sua fu una vita nascosta, un vulcano di cui a prima vista era difficile scorgere il fuoco.\u00a0<span style=\"font-size: 1rem;\">Di certo Teresa aveva una sensibilit\u00e0 religiosa, una tensione spirituale e una capacit\u00e0 mistica che la rendevano diversa dalle sue coetanee. Contadina, povera, analfabeta, in che modo avr\u00e0 saputo gestire la sua singolarit\u00e0? In che modo avr\u00e0 conciliato le esigenze della vita quotidiana con lo slancio creativo? Si pu\u00f2 essere creativi pure senza conoscere l\u2019alfabeto; e Teresa, cos\u00ec ho immaginato nel romanzo, deve avere avvertito fin da bambina un\u00a0misterioso divario: <\/span><em style=\"font-size: 1rem;\">Le sue amiche le danno una spinta, la invitano a correre pi\u00f9 forte. Teresa le segue, e ride con loro, ma sente dentro di lei la ferita della differenza. Sono nate nello stesso anno, hanno visto le stesse cose e hanno pi\u00f9 o meno gli stessi parenti. Com\u2019\u00e8 possibile che Teresa si senta cos\u00ec sola?<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7471.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1466 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7471-300x300.jpg\" alt=\"img_7471\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7471-300x300.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7471-150x150.jpg 150w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7471.jpg 921w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/em>Vorrei concludere parlandovi di un\u2019altra figura femminile, un altro vulcano che, in qualche modo, riusc\u00ec a illuminare il cielo con la sua musica: Mary Lou Williams (1910-81). In un mondo fortemente maschile, com\u2019era la musica jazz agli inizi del Novecento, riusc\u00ec a\u00a0emergere come pianista, come compositrice e come arrangiatrice. Con grande apertura mentale e versatilit\u00e0, seppe poi rinnovarsi di continuo, passando da uno stile all\u2019altro, dallo <em>swing<\/em> di Andy Kirk, Earl Hines e Benny Goodman al <em>bop<\/em> di Dizzy Gillespie fino al <em>free jazz<\/em> di Cecil Taylor. Oltre ad avere in qualche modo influenzato alcuni grandi musicisti (Thelonius Monk, per dirne uno), ne aiut\u00f2 molti in difficolt\u00e0 per problemi di alcol e droga. Duke Ellington diceva che era <em>perpetually contemporary<\/em>, sempre attuale, e la defin\u00ec in questo modo: <em>She is like a soul on soul<\/em> (come l\u2019anima all\u2019ennesima potenza). Il critico Enrico Bettinello scrive che <em>spesso si \u00e8 usata la parola <\/em>anima<em> per parlare di Mary Lou Williams. <\/em>E\u00a0si capisce perch\u00e9: basta ascoltare due minuti di un qualunque blues, registrato da Mary Lou Williams un anno prima di morire\u2026<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/-3-B9vSFSb4\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nMi piace immaginare che questo blues esprima uno slancio verso la libert\u00e0, la creativit\u00e0, la forza dell\u2019immaginazione: questa musica, in qualche modo, \u00e8 uscita da <em>una stanza tutta per s\u00e9<\/em>. E chiss\u00e0, magari quella ragazzina, in quella via oscura di Milano, con il suo spazzolino-microfono, apprezzerebbe il tocco deciso e il fraseggio <em>soulful<\/em> di Mary Lou Williams.<\/p>\n<p>PS: Del romanzo <em>La beata analfabeta<\/em>, e quindi anche di Teresa Manganiello, avevo gi\u00e0 parlato <a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2016\/09\/29\/elogio-degli-invisibili\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>.<\/p>\n<p>PPS: Le citazioni di Virginia Woolf, Emily Dickinson e Jane Austen provengono dal volume di Grazia Livi, di cui ho gi\u00e0 dato le indicazioni bibliografiche (e di cui riparler\u00f2 prima o poi). La lirica di Emily Dickinson la trovate anche, con una traduzione diversa, in <em>Poesie<\/em> (Mondadori 1995). Il saggio di Virginia Woolf intitolato\u00a0<em>A Room of One\u2019s Own<\/em>\u00a0(\u201cUna stanza tutta per s\u00e9\u201d)\u00a0fu\u00a0pubblicato per la prima volta il 24 ottobre 1929. La citazione di Duke Ellington \u00e8 tratta dalla sua autobiografia <em>Music Is My Mistress<\/em>\u00a0(uscita nel 1973; pubblicata in italiano da Minimum fax con il titolo <em>La musica \u00e8 la mia signora<\/em> nel 2007 e poi nel 2014). La frase di Enrico Bettinello proviene da <em>Storie di jazz<\/em> (Arcana 2015). Di Mary Lou Williams, per cominciare, non \u00e8 male l\u2019antologia <em>Mary Lou Williams 1951-53<\/em> (Classics 2006): il suono \u00e8 un po\u2019 disturbato, ma l\u2019anima \u00e8 inconfondibile.<\/p>\n<p>PPPS: L\u2019immagine di Mary Lou Williams proviene da internet. Grazie\u00a0a Martina per la foto del vulcano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Accanto alle vie affollate, se ci si ferma a guardare, ci sono sempre isole di vuoto. Anche nelle grandi citt\u00e0, nei luoghi pi\u00f9 caotici. 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