{"id":1382,"date":"2016-10-07T17:03:11","date_gmt":"2016-10-07T15:03:11","guid":{"rendered":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/?p=1382"},"modified":"2016-10-13T16:23:06","modified_gmt":"2016-10-13T14:23:06","slug":"tati","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/2016\/10\/07\/tati\/","title":{"rendered":"Tati"},"content":{"rendered":"<p>La settimana scorsa ero in diretta tutte le mattine alla radio. Mi alzavo prima dell\u2019alba e, seguendo il flusso del programma, facevo il mio lavoro. Le ore passavano senza che me ne accorgessi. Ma quando andavo incontro al resto della giornata avevo una strana impressione: era come se il mondo mi rifiutasse. Avevo altri lavori da svolgere, e cercavo di fare del mio meglio; inoltre, com\u2019\u00e8 normale, mi capitava di incontrare persone, scambiare idee, scrivere messaggi, telefonare. Anche nei momenti di tempo libero cercavo di tenermi occupato. Ma niente poteva scacciare la sensazione che il mondo fosse rivestito di una patina protettiva, e che rifiutasse la mia presenza.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7286.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1399 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7286-300x300.jpg\" alt=\"img_7286\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7286-300x300.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7286-150x150.jpg 150w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7286.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Sabato, dopo la settimana di lavoro, sono andato a Mortara (Pavia), dove la Biblioteca Civico 17 aveva organizzato una presentazione del romanzo <em>L\u2019arte del fallimento<\/em>. La relatrice, Maria Forni, ha saputo scavare in profondit\u00e0; la conversazione \u00e8 stata perci\u00f2 intensa e a tratti sorprendente, davanti a un pubblico di forti lettrici e lettori. Alla fine uno di loro mi ha detto di essere rimasto colpito da una riflessione sorta durante l\u2019incontro, a proposito dell\u2019originalit\u00e0 nell\u2019arte. Mi ha citato una frase, di cui non ricordava l\u2019autore: <em>Pi\u00f9 che essere originali, \u00e8 importante essere originari<\/em>. Cio\u00e8, \u00e8 vitale riconoscere una storia dietro di s\u00e9, un mondo al quale appartenere. Il problema, riflettevo pi\u00f9 tardi bevendo un aperitivo nella splendida piazza di Vigevano, \u00e8 che a volte nella mia percezione la realt\u00e0 si appanna, diventa un enigma non solo incomprensibile, ma anche ostile.<br \/>\nAllora ho pensato a Jacques Tati. In particolare, mi \u00e8 venuta in mente una scena del film <em>Mon oncle<\/em>. Secondo me la genialit\u00e0 di questo regista consiste proprio nel rappresentare, in maniera oggettiva, il\u00a0conflitto fra l\u2019anima e il mondo. Tati si definiva artigiano, ma aveva l\u2019inquietudine di un artista: in trentacinque anni di carriera gir\u00f2 solo sei lungometraggi, rifiutando parecchie proposte e correndo pi\u00f9 volte il rischio di scontentare il pubblico. Guardate la scena di cui vi dicevo.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/8aTxZx2Yp1s\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nMonsieur Hulot (Tati) entra in un ufficio anonimo e grigio, per\u00a0un colloquio di assunzione. Poco prima ha calpestato della polvere di gesso e gli si \u00e8 infilato\u00a0un sassolino nella scarpa; rimasto solo, ne approfitta per levarlo (cos\u00ec facendo, appoggia per un istante la scarpa sulla sedia e sulla scrivania). Appena\u00a0arriva l\u2019arcigna impiegata, si affretta a sedersi. La scena \u00e8 filmata con una semplicit\u00e0 coraggiosa, come sempre nei film di Tati: camera fissa, silenzi, una punteggiatura sonora discreta ma significativa (il ronzio fuori dalla porta, l\u2019orologio, il sospiro della poltroncina ogni volta che Hulot si alza o si siede). L\u2019effetto comico \u00e8 dato dal contrasto fra l\u2019anima di Hulot \u2013 per definizione irregolare e funambola \u2013 e la normalit\u00e0 inesorabile dell\u2019impiegata. Quest\u2019ultima nota infatti che sul pavimento c\u2019\u00e8 una fila di candide tracce di piedi, poi un\u2019altra impronta sulla sedia e due sulla scrivania, come se Hulot vi fosse balzato sopra per sbirciare dall\u2019obl\u00f2 che si apre in alto, sulla parete. La scena \u00e8 geniale perch\u00e9 lavora sul levare, negando anche l\u2019azione del protagonista: Hulot non si \u00e8 arrampicato lass\u00f9; \u00e8 l\u2019impiegata che, leggendo gli indizi, li collega erroneamente in un involontario quanto umoristico volo di\u00a0fantasia. E cos\u00ec il perplesso Monsieur Hulot viene accompagnato alla porta: <em>Eh bien, Monsieur, on vous \u00e9crira. Pour l\u2019instant, nous n\u2019avons pas besoin d\u2019acrobates<\/em>. L\u2019ironia gioca intorno a un paradosso: in realt\u00e0 Hulot non ha fatto acrobazie, e quindi \u00e8 stato cacciato per un equivoco; tuttavia egli \u00e8 davvero intimamente acrobata, nella misura in cui la sua personalit\u00e0 \u00e8 in contrasto con la gelida efficienza dell\u2019ufficio, ed \u00e8 perci\u00f2 effettivamente inadatto a quel luogo, a quel lavoro, a quel mondo.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/image1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1394 alignright\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/image1-300x225.jpg\" alt=\"image1\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/image1-300x225.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/image1-1024x767.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><em>Non abbiamo bisogno di acrobati<\/em>. Quando ho\u00a0rivisto la scena, ho avuto l\u2019impressione che le parole fossero dirette a me. In un certo senso, l\u2019amore per la letteratura mi \u00e8 nato anche perch\u00e9 mi pareva una via di evasione dalle geometrie prevedibili del mondo. Lo scarto dalla regola, l\u2019azione assurda, il gesto apparentemente fuori contesto sono accettati durante l\u2019infanzia, tollerati durante l\u2019adolescenza; poi sono bollati come ridicoli. Invece le narrazioni aprono scenari acrobatici, in cui pensieri, parole, gesti inutili diventano fondamentali: il salto mortale non \u00e8 pi\u00f9 uno spreco di tempo, ma un pensiero espresso in forma concreta. Certo, di tanto in tanto si fa vivo il retaggio di un senso di colpa. Conti da pagare, stanze da arredare, viaggi da pianificare, affitti e affetti da gestire\u2026 tutto nella \u201cvita reale\u201d sembra dire: non c\u2019\u00e8 bisogno di acrobati. Allora, per riprendere coraggio, pu\u00f2 essere utile seguire le tracce di Monsieur Hulot.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/Ugeu2nq7uGg\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nI film di Tati lavorano proprio sul divario fra l\u2019uomo e il mondo. Lo sguardo \u00e8 quanto pi\u00f9 possibile semplice e limpido. Il montaggio non allunga n\u00e9 comprime la durata dei piani; tranne rare eccezioni non ci sono punti di vista n\u00e9 campi e controcampi, cos\u00ec come mancano primi piani, grandangoli, teleobiettivi. Il critico Michel Chion si chiede <em>che cosa sia la visione nel cinema di Tati<\/em>. E risponde: <em>\u00e8 la distanza<\/em>, definendola <em>una cosa meravigliosa<\/em>. In effetti l\u2019incanto proviene dal distacco, che ci d\u00e0 la sensazione di vedere la realt\u00e0 cos\u00ec come appare, senza mediazioni: spesso l\u2019inquadratura \u00e8 fissa e immobile, come se fossimo l\u00ec a guardare. E il personaggio di Hulot attraversa le inquadrature con il suo passo inconfondibile, con i suoi accessori (impermeabile, pipa, cappello, ombrello) che sono allo stesso tempo una maschera e un\u2019armatura. Hulot esprime una doppia tensione: verso l\u2019abitare (nei film di Tati le porte e le case hanno un valore simbolico importante) e verso l\u2019evadere (Hulot scompare, anche dallo schermo, quando meno te l\u2019aspetti). Andr\u00e9 Bazin nel 1953 parlava di <em>incompiutezza<\/em>: Hulot \u00e8 <em>una velleit\u00e0 ambulante, una discrezione dell\u2019essere<\/em>, ed <em>eleva la timidezza all\u2019altezza di un principio ontologico<\/em>.<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/pzVDSDqnfd0\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><br \/>\nJacques\u00a0Tati non era poi altissimo (un metro e ottantatr\u00e9), ma \u00e8 riuscito a fare di Hulot uno spilungone: goffo e insieme leggiadro nei movimenti, eroe e insieme passante casuale. Non siamo tutti cos\u00ec? Al di l\u00e0 delle trame e dei personaggi, Tati \u00e8 un grande creatore di mondi: il mondo privato, umanissimo e colorato di Hulot attraversa come un\u2019increspatura altri mondi, che lo accolgono o lo rifiutano, ma quasi mai riescono a capirlo.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7284.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1392 alignleft\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7284-300x300.jpg\" alt=\"img_7284\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7284-300x300.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7284-150x150.jpg 150w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7284-1024x1024.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Un artista\u00a0per certi versi simile a Tati \u00e8 l\u2019autore di fumetti Semp\u00e9. Molte sue vignette sono una\u00a0perfetta rappresentazione della leggerezza, e\u00a0sembrano prese\u00a0da un film di Tati. In una si vedono tre bambine alla scuola di danza: nelle prime tre immagini eseguono compostamente un saltello\u00a0avanti, un saltello\u00a0indietro, un saltello avanti. Poi si vedono le bambine all\u2019uscita, sulla soglia del portone. Davanti a loro, sulla strada, una grande pozzanghera. Invece di spiccare un altro saltello come tutti ci aspetteremmo, le bambine marciano felicemente, all\u2019unisono, dentro la pozzanghera. Mi sembra quasi una risposta agli inciampi che segnano\u00a0le nostre giornate: a volte, per conservare la leggerezza, \u00e8 necessario saper entrare nelle pozzanghere.<br \/>\nIl problema, naturalmente, \u00e8 trovare la pozzanghera giusta.<\/p>\n<p>PS: Il primo spezzone video \u00e8 tratto dal film <em>Mon oncle<\/em> (1953). Il secondo \u00e8 un omaggio che assembla vari spezzoni e restituisce anche l&#8217;atmosfera musicale di Tati. Il terzo \u00e8 la colonna sonora di <em>Mon oncle<\/em>, composta da Franck Barcellini. Interessante anche la colonna sonora di <em>Les vacances de Monsieur Hulot<\/em> (1953), scritta da\u00a0Alain Romans. Eccovi il brano <em>Quel temps fait-il \u00e0 Paris<\/em>, nell\u2019interpretazione dello stesso Romans (\u00e8\u00a0il sottofondo ideale per le vignette di Semp\u00e9).<br \/>\n<iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/anGOPdtOJvs\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>PPS: Il volume di Michel Chion s\u2019intitola<em> Jacques Tati<\/em> ed \u00e8 stato pubblicato nella Petite biblioth\u00e8que des Cahiers du cin\u00e9ma nel 1987. Il testo di Bazin, risalente al 1953, si trova in <em>Qu\u2019est-ce que le cin\u00e9ma<\/em>, \u00e9ditions du Cerf (2002). La vignetta di Semp\u00e9 l&#8217;ho trovata in <em>Tout se complique<\/em>\u00a0(Deno\u00ebl 1972, edizione originale 1962).<br \/>\nPer concludere, e per dar conto di quello strascico di malinconia che sta dietro l\u2019umorismo intelligente, ecco un consiglio musicale: Enrico Rava ha intitolato un suo album\u00a0proprio <em>Tati (<\/em>ECM 2005).\u00a0Insieme alla tromba di Rava, suonano Stefano Bollani al pianoforte e Paul Motian alla batteria. Non riesco a mettervi il brano qui sotto, perch\u00e9 non si trova su internet (si sa che Tati \u00e8 elusivo); ma se riuscite a scovarlo, \u00e8 un buon modo per cogliere il lato notturno di Monsieur Hulot.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7282.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1395 aligncenter\" src=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7282-300x300.jpg\" alt=\"img_7282\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7282-300x300.jpg 300w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7282-150x150.jpg 150w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7282-1024x1024.jpg 1024w, http:\/\/andreafazioli.ch\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_7282.jpg 1818w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La settimana scorsa ero in diretta tutte le mattine alla radio. 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