Sorridi, se vuoi

CARTOLINE (DICEMBRE)

“Cartoline” (#cartoline2020) è un progetto ideato e scritto da Yari Bernasconi e Andrea Fazioli.

CARTOLINA NUMERO 45
Da Kingman, Arizona, Stati Uniti


Da quando la Atchison, Topeka and Santa Fe Railway ha costruito il deposito di Kingman sulla linea secondaria che si interrompe a Mullinville, non pochi personaggi taciturni e minacciosi hanno cominciato a transitare dalla cittadina. Non siamo e non saremo gli ultimi, insomma, anche se oggi le nostre preoccupazioni riguardano il carico speciale che avremmo dovuto ritirare per conto del Gordo. La polvere sotto gli stivali è sempre la stessa, ma l’ombra che gira e s’allunga non promette niente di buono. Il convoglio sarebbe dovuto passare da un pezzo. Ci scambiamo uno sguardo cupo: ci sono in ballo interessi che vanno al di là della nostra immaginazione, come ci ha lasciato intendere ieri sera il guerriero che si fa chiamare Mastamho. Gli uomini del Gordo dicono che c’è poco da fidarsi della popolazione mohave. A noi, per dirla tutta, pare che ci sia poco da fidarsi di chiunque decida di mettere radici in questo posto, che lo si chiami Kingman o Huwaalyapay Nyava. Per esempio, chi è questo che viene, proprio mentre ti stiamo scrivendo, e sembra armato e ci fa segno da lontano di non muoverci, sventolando una cartella di cuoio? Non giriamoci intorno: ci siamo messi nei guai. Una volta di più.

CARTOLINA NUMERO 46
Dal ventre di un grosso pesce

All’inizio sembrava una virgola, un’increspatura nell’acqua grigia. Quando ci siamo avvicinati, però, abbiamo riconosciuto la forma di un’isola nera e lisciata dal vento. Abbiamo calato la scialuppa e dopo due colpi di remi l’isola ha spalancato enormi fauci, piombando su di noi. Troppo tardi abbiamo capito che si trattava del Grande Pesce. Proprio lui: il Cetaceo, il Pescecane, il Kraken, il Leviathan. O la Balena. Le sue viscere sono buie, umide e soffocanti. Ci facciamo strada fra relitti di navi, scheletri, masserizie. Poi, in lontananza, intravediamo una luce. «Ohi! Che fate costì? Venite, venite…» Intorno a un tavolo stanno un vecchietto tutto bianco, un individuo magro e barbuto ma dall’aspetto solenne e un burattino di legno. È il vecchio a fare le presentazioni: «Mi chiamo Geppetto e son falegname, molto lieto! Questi è il mi’ figliuolo Pinocchio e questi è il signor Giona, che di mestiere fa il profeta». Il burattino tira fuori le carte: «Che bello, ora possiamo fare un poker in cinque!» Ci sediamo con cautela e, cercando d’ignorare il persistente odore di pesce, cominciamo la partita. Giona ci dà un’occhiata in tralice: «Attenti», mormora, «il burattino tenterà di fregarvi».

CARTOLINA NUMERO 47
Da Sidi Bou Said, Cartagine, Tunisia

Azraq. Oggi comprendiamo perché la parola “azzurro” proviene dall’arabo. Appena arrivati a Sidi Bou Said, un sobborgo a nord-est di Tunisi, abbiamo vagato tra i vicoli in salita, in mezzo a case bianche con porte celesti. Dalla cima si vedono il golfo di Tunisi e il luogo dove milleduecento anni fa Cartagine splendeva nella sua potenza. Ogni cosa è lāzuwardī: l’azzurro del mare rispecchia quello del cielo, quello delle porte, quello dei nostri sguardi e dei nostri respiri. Sidi Bou Said è un approdo turistico; anzi, nel 1915 fu il primo sito al mondo a venir considerato protetto. Ma oggi il vento porta immagini avventurose e il pensiero corre ad Annibale, che da qui trascinò il suo esercito fin sulle Alpi – azzurro il cielo spezzato dai monti, azzurre le genziane nei prati macchiati di neve… – prima di scendere faticosamente verso l’Italia. Per noi, in un attimo, è come sentirsi a casa. Dove abitiamo non si vede il mare, eppure anche noi apparteniamo al Mediterraneo. Anche noi soffriamo per le sue ferite. Azraq, azul, azur, azzurro, blu ċar, e kaltërt, galázio, mavi, modrá, plava, ṯelet… Sebbene risuoni in molte lingue, il colore è sempre lo stesso. E oggi appare vivo, brillante, come una bandiera di speranza.

CARTOLINA NUMERO 48
Dall’interno di un social network

Abbiamo confezionato una fotografia con commento, due “tag”, e ancora data e località. Poi abbiamo gettato il tutto nel fitto della foresta telematica, fra pollici alzati e faccine che ridono, faccine che piangono, faccine che abbracciano cuoricini, accompagnati da ripetuti inviti a condividere, a dire come ci sentiamo, a fare amicizia. Più sotto, come un pieghevole che si moltiplica senza fine, i commenti pedagogici: «forse non hai capito», «ti sbagli di grosso», «dove andremo a finire», «sei un cretino!», «fascista!!», «sei bravissimo!!», «guarda le statistiche!!!», «ti banno!!!!», «ti amo!!!!!». E citazioni, bestemmie, poesie, ricordi, grida d’aiuto. Intanto, là fuori, la vita oscilla tra un vagito meraviglioso, un appuntamento mancato, una madre che respinge il suo piccolo, una stella filante, la voce tenue di chi si è perso e non si ritroverà. Sorridi, se vuoi.

PS: Dicembre è il dodicesimo e ultimo mese del progetto #Cartoline2020. In un anno così imprevedibile, nel quale viaggiare è diventato più difficile, talvolta impossibile, è stato per noi significativo compiere insieme queste quarantotto ricognizioni avventurose. Speriamo siano piaciute anche a voi.

PS: Potete leggere qui le prime quattro cartoline. Le successive: qui dalla 5 alla 8, qui dalla 9 alla 12, qui dalla 13 alla 16, qui dalla 17 alla 20, qui dalla 21 alla 24, qui dalla 25 alla 28, qui dalla 29 alla 32, qui dalla 33 alla 36,  qui dalla 37 alla 40 e qui dalla 41 alla 44.

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A a B b C c

CARTOLINE (NOVEMBRE)

“Cartoline” (#cartoline2020) è un progetto ideato e scritto da Yari Bernasconi e Andrea Fazioli.

CARTOLINA NUMERO 41
Dalla foresta



Né giovani né vecchi, ci siamo ritrovati dentro una buia foresta. Era un bosco boscoso, fitto, intricato. All’inizio non c’era nient’altro che rami contorti, cespugli, rocce, burroni. Mentre meditavamo su dove fosse il nord, abbiamo incontrato un cavaliere che avanzava a piedi. Ricoperto dall’armatura, con un pesante spadone, correva trafelato. Non si è fermato nemmeno per salutare, così non abbiamo capito se inseguisse un’elusiva fanciulla o il suo cavallo (forse entrambi). Era proprio una gran selva, dove si può solo fallire la propria via: chi su, chi giù, chi qua, chi là, tutti si perdono. A un tratto abbiamo udito un urlo formidabile, mentre una figura indistinta passava fra i rami più alti. Allora ci è tornato in mente l’inizio di questa storia: siamo entrati nella selva tanto tempo fa, quando eravamo bambini. Ci eravamo inoltrati in una radura armati di arco e frecce, vestiti di verde. Il sole disegnava arabeschi sull’erba, mentre noi procedevamo con cautela, attenti a ogni dettaglio. Come vedi, siamo ancora qui.

CARTOLINA NUMERO 42
Da Ginevra, Svizzera


È la città degli incontri: dalla Ginevra internazionale, con gli stuoli di diplomatici, gli avvocati, i congressi delle multinazionali e gli alberghi chic, alla Ginevra umanitaria e attivista, con gli istituti, le associazioni, la Croce Rossa. Per non parlare della Ginevra finanziaria, con i business lunch e le Bentley, e quella storico-culturale, con i musei, le statue, le manifestazioni… S’incontrano tutti, a Ginevra. Tutti, tranne noi due. Le premesse erano ottime: Salone del libro. Come sbagliarsi? Uscire dalla stazione Genève-Aéroport, camminare per cinque minuti in direzione del Palexpo, entrare nella fiera. Fine. Così abbiamo allineato gli orologi e ci siamo dati appuntamento proprio all’entrata alle 14:30. Peccato non aver pensato a controllare il giorno. Confusi dal fatto che alcuni venerdì soleggiati somigliano terribilmente ai sabati, e che ogni tanto i sabati – da sempre un po’ libertari – s’incaponiscono per allontanarsi dalle domeniche, eccoci qui: uno con la penna in mano, l’altro al telefono. Uno a casa, l’altro a Ginevra. Non stupirti se le firme ti sembreranno simili: siamo in due, ma la mano è una. 

CARTOLINA NUMERO 43
Dall’Altaripa Resort***, Europa Sud, Marte


È stato un viaggio lungo e complicato, inutile nasconderlo. Tanto più che avevamo un solo traduttore automatico in due (l’altro l’abbiamo dimenticato nella stazione di transito dello Spazioporto di Gravellona Toce). Dopo l’ammartaggio, però, siamo arrivati comodamente in albergo con i treni digitali e ci siamo potuti riposare. Domani dovremmo visitare Nova Firenze. Le prime impressioni di Europa Sud sono abbastanza buone, anche se la sensazione di déjà vu ci accompagna a ogni passeggiata. Non a caso lo slogan pubblicitario che campeggia all’entrata del nostro albergo recita HOME SWEET HOME. Ovviamente queste imitazioni hanno i loro vantaggi: nessun pericolo di smarrirsi, niente di davvero nuovo e interlocutorio, nessuna preoccupazione. Eppure ieri, quando siamo andati sul confine, di fronte al deserto che separa Europa Sud da Europa Nord, davanti alla ruggine misteriosa del territorio, ci è sembrato che qualcosa si muovesse dentro di noi. Un battito accelerato, un accenno di stupore. È stato un momento fulmineo, ma c’è stato. 

CARTOLINA NUMERO 44
Da un’aula scolastica vuota


Se possiamo inviarti una cartolina, è perché anni fa qualcuno ha scritto per noi alla lavagna: A a B b C c D d E e F f G g e così via. Sempre qui abbiamo scoperto che, in un triangolo rettangolo, il quadrato dell’ipotenusa è uguale alla somma dei quadrati sugli altri due lati. E sai una cosa? Sarà sempre uguale. Passano i regni, derivano i continenti, crollano le montagne, ma il quadrato dell’ipotenusa resta una certezza. L’aula è vuota il mattino, prima che tutto cominci, ma per vederla così bisogna arrivare in anticipo (non esageriamo!). Oppure la sera, quando ci attardiamo a finire un compito mentre gli altri escono di corsa, e intanto il sole scompare, il bidello avanza lungo il corridoio, il campanello suona per la seconda volta. Non c’è più tempo. Andiamo. Tanto abbiamo già imparato l’essenziale: A a B b C c fino a Z z, le sappiamo tutte, anche se qualche volta ci dimentichiamo la K k o la W w. Quando usciamo anche noi, nell’aula buia resta solo, in perenne attesa, il quadrato dell’ipotenusa.

PS: Potete leggere qui le prime quattro cartoline. Le successive: qui dalla 5 alla 8, qui dalla 9 alla 12, qui dalla 13 alla 16, qui dalla 17 alla 20, qui dalla 21 alla 24, qui dalla 25 alla 28, qui dalla 29 alla 32qui dalla 33 alla 36 e qui dalla 37 alla 40. Oppure, nelle “categorie”, trovate la sezione “Cartoline2020“.

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Quella pagina bianca

CARTOLINE (SETTEMBRE)

“Cartoline” (#cartoline2020) è un progetto ideato e scritto da Yari Bernasconi e Andrea Fazioli.

Cartolina numero 33
Da Arth-Goldau, Svizzera

Arth-Goldau non esiste. È un luogo su questa terra, certo, puoi cercarlo sulle mappe. Ma a ben guardare non esiste: puoi solo arrivarci o partire. E nel momento stesso in cui esci dalla stazione dei treni, puff, sei già da qualche altra parte. C’è posto migliore per una delle nostre escursioni? Appena mettiamo i piedi a terra, ci rendiamo conto di (non) essere arrivati nel (non) luogo giusto. Poco lontano tre figure misteriose, dai tratti del viso asiatici, si fanno largo fra le barriere di un cantiere che scopriamo immenso, una voragine diretta al centro della terra. Una donna con un tailleur giallo sembra chiedere un’informazione a un operaio, che le fa segno di seguirlo. Insieme scendono in un buco vicino, oltre le reti di sicurezza. A quel punto cerchiamo anche noi di entrare, attirando l’attenzione di un uomo alto, con i capelli corvini sotto il casco giallo, che ci rimprovera prima in portoghese, poi in buon tedesco. E quando uno di noi insiste per capire che cosa ci sia oltre le transenne, oltre le macchine e i mucchi di terra, lui mostra i denti gialli, scoppia a ridere e girandoci le spalle dice: «Il vostro momento non è ancora arrivato».

CARTOLINA NUMERO 34
Da Bogotà, Colombia

I manuali di storia dicono che El Dorado è un’antica città sognata dai conquistadores spagnoli. I manuali di geografia dicono che è l’aeroporto di Bogotà. Per noi è anche un uomo interamente ricoperto di vernice dorata, che cammina con incedere maestoso fra passanti, turisti, pensionati, studenti e venditori ambulanti. A pochi passi, seduto per terra in plazoleta del Rosario, un ragazzo sta picchiando sui tasti di una macchina per scrivere. Di fianco a lui è posata una valigia aperta, nella quale notiamo alcuni spiccioli. Sopra, un cartello: POEMAS A LA VENTA (poesie in vendita). Ci guardiamo negli occhi: come non acquistarne una? Ci informiamo sui prezzi, ma il ragazzo risponde che «la poesia no tiene precio», quindi possiamo dargli quello che vogliamo. Ci allunga due poesie battute a macchina: Carta a mi mismo e Cómo se concibe un poema. Intanto uno studente ha cominciato a suonare la chitarra e l’immenso El Dorado, anche se forse non si vede più, è sempre qui.

CARTOLINA NUMERO 35
Dal tendone del circo Knie

I nostri pensieri, nell’ombra, somigliano a grigie periferie, a palazzi dismessi e a interminabili pomeriggi domenicali; però al momento giusto entrano in scena i cavalli. Sgraniamo gli occhi. Apriamo la bocca. Ci ascoltiamo esclamare a turno: «Oooh!». Sì, perché proprio i cavalli, con il loro odore di cavalli, la terra, la segatura, ci aiutano a capire che il circo non è altro che il racconto della nostra vita. Tutto è necessario: la fanfara, laleggiadria di un funambolo, il sentore acre delle bestie, il gesto poetico di un clown, il sudore degli acrobati, il trucco pesante, i lustrini, gli abiti pacchiani e meravigliosi, i «ragazzi di pista» che smontano e rimontano, lo zucchero filato, il presentatore che ci ringrazia «sentitamente» e che poi ci saluta con la mano «e… arrivederci al prossimo anno!». Mentre usciamo, nel parcheggio, ci viene in mente una frase del grande clown François Fratellini: «Les acteurs font semblant, nous c’est pour de vrai». Nel circo tutto è fasullo, ma tutto è vero.

CARTOLINA NUMERO 36
Dal ghiacciaio della Plaine Morte, Svizzera

Ogni passo è un pensiero. Ogni respiro l’attesa di un’immagine, di una svolta. Quando arriviamo in cima, sfiorando i 3’000 metri, il lago ghiacciato è uno strappo nella roccia. Dietro, la costruzione militare sembra la versione alpina della Fortezza Bastiani, nel Deserto dei Tartari. Noi però continuiamo a darle le spalle: tutti i nostri muscoli, anche i più piccoli, quelli sconosciuti, sono tesi verso quel drappo innevato con pochi segni. Quella fenditura vertiginosa e soffice. Quella pagina bianca che non vogliamo riempire.

PS: Potete leggere qui le prime quattro cartoline. Le successive: qui dalla 5 alla 8, qui dalla 9 alla 12, qui dalla 13 alla 16, qui dalla 17 alla 20, qui dalla 21 alla 24, qui dalla 25 alla 28, e qui dalla 29 alla 32.

PPS: Da Wikipedia: «La stazione di Arth-Goldau (in tedesco Bahnhof Arth-Goldau) è un nodo ferroviario del Canton Svitto, in Svizzera. La stazione si trova nel centro abitato di Goldau e serve il comprensorio di Arth.»

PPPS: La frase di Albert Fratellini è tratta dal suo libro Nous, les Fratellini, edito per la prima volta nel 1958 e ripubblicato nel 2009 dalle Éditions Cartouches di Parigi.

PPPPS: La Fortezza Bastiani si trova nel romanzo di Dino Buzzati Il deserto dei Tartari, pubblicato la prima volta da Mondadori nel 1940 (e da allora più volte ristampato).


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Ci siamo persi

CARTOLINE (AGOSTO)

“Cartoline” (#cartoline2020) è un progetto ideato e scritto da Yari Bernasconi e Andrea Fazioli.

CARTOLINA NUMERO 29
Da New Delhi, India
Ci siamo persi. Anche perché qui è impossibile trovarsi. Il taxi che dall’aeroporto ci ha portati nel centro della città sembrava una navicella spaziale. Non abbiamo riconosciuto niente, nessun punto di riferimento, nessuna sensazione di déjà vu. Scendiamo dall’auto. Alziamo lo sguardo verso l’orizzonte, fitto e pesante di cose, tanto pieno da risultare vuoto. Per un attimo dubitiamo di avere i piedi sullo sterrato. Eppure siamo qui. Queste persone parlano con noi. Questa polvere ci sta entrando nei sandali. Non ha più alcuna importanza ciò che siamo stati e ciò che avremmo voluto essere: ora c’è solo il presente impenetrabile. Così saliamo sul primo tuk-tuk con la più adulta delle paure e la più infantile delle curiosità.

CARTOLINA NUMERO 30
Dallo zoo di Zurigo, SvizzeraCiao! I nostri papà sono rimasti dentro ancora un po’. Dicono che devono rivedere i cammelli. Sarà la quarta volta! Noi siamo già usciti e facciamo merenda e ti scriviamo. Sai, lo zoo è bello perché gli animali sono anche molto strani. E certi sono bruttissimi!! No, è uno scherzo, poverini. Comunque hanno le loro abitudini. Forse è vero che possono insegnarci delle cose se li osserviamo bene, ma i nostri papà di sicuro esagerano. Li abbiamo già chiamati due volte col telefono e non rispondono. Siamo alle solite.

CARTOLINA NUMERO 31
Dal buio
È buio, di colpo. Anche quando si prepara lentamente, il buio scende all’improvviso. La vita di prima diventa macerie, ricordi sbagliati, eco di parole smarrite. Non c’è strada, né desiderio di andare, perché l’oscurità si scava una tana dentro di noi, corrode i pensieri. Siamo fatti ombra, lontani dal mondo. Stiamo per nascere o siamo già morti? Nel ventre di una  madre, o dentro un pescecane, non risuona la solita domanda: «Chi siamo?». Ma senza piangere, senza gridare, resta sempre un filo di voce per chiedere: «Dove sei?»

CARTOLINA NUMERO 32
Dai bordi di una piscina di plastica
Il sole brucia sopra di noi, dietro, davanti, si riflette sulle auto parcheggiate, ci aggredisce dai vetri delle finestre. Camminiamo per le strade di un quartiere periferico e a ogni passo le suole s’incollano all’asfalto. Mentre l’afa ci consuma, ci pare di udire onde, spruzzi, risate. La voce cristallina di una sirena. Vorremmo resistere, restare fedeli alla nostra umanità canicolare. Gettando l’occhio dietro siepi e recinti, però, scintillano gommosi lampi azzurri, uno dopo l’altro, a ripetizione. È l’esercito delle piscine da giardino. Finiamo insomma per entrare dove siamo invitati. «Ci mettiamo di fuori? I bambini giocano in piscina…» Ma certo. Ci sediamo accanto al paradiso fosforescente, sorridiamo, beviamo bevande colorate col ghiaccio e discutiamo cercando di capire se l’immenso animale di plastica gonfiabile sia uno squalo, un’orca o un balenottero. Finché un buco non lo sgonfia per sempre.

PS: Potete leggere qui le prime quattro cartoline. Le successive: qui dalla 5 alla 8, qui dalla 9 alla 12, qui dalla 13 alla 16, qui dalla 17 alla 20, qui dalla 21 alla 24 e qui dalla 25 alla 28.

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Panchinario 94-103

Dove andiamo, quando viaggiamo? Sembra che per rispondere basti controllare il proprio biglietto di treno o di aereo, o semplicemente guardarsi intorno, al limite consultare una mappa. Invece, a volte, anche le coordinate più precise sono fuorvianti. All’inizio della pandemia di COVID-19, proprio nei primi giorni, sedersi su una panchina nella mia città significava andare molto lontano. Mio fratello, accanto a me, era ancora più distante, irraggiungibile. Restando alla scrivania, in pochi minuti ho raggiunto una panchina in un parco del 1921 e un’altra nel giardino di un ospedale psichiatrico in Provenza. E la panchina appena fuori casa mia? È più vicina o più lontana di quella posta nell’atollo di Ari, alle isole Maldive? Di certo, il viaggio più misterioso è stato quello verso altrove: a due passi da me, in un altro mondo.
Quando viaggiamo, siamo sempre altrove, anche rispetto al luogo in cui ci muoviamo, mangiamo, dormiamo. Ogni punto preciso, individuabile tramite delle coordinate, ha un suo doppio segreto, raggiungibile solo attraverso il sogno, l’immaginazione, l’arte. Le panchine sono un portale: stanno nella quotidianità, ma consentono di raggiungere un’altra dimensione.
(A proposito di coordinate: in fondo all’articolo trovate una spiegazione del sistema che uso nel Panchinario.)

 

94) BELLINZONA, in via Sasso Corbaro
Coordinate: 2’722’744.8; 1’116’442.7
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… fare un esercizio di speranza.
Non potendo andare lontano, m’incammino lungo la strada che sale verso il castello di Sasso Corbaro. A metà strada mi siedo sulla panchina. Una motocicletta si ferma di fianco a me e ne scende un uomo. Si toglie il casco… e scopro che è mio fratello. Ci salutiamo – ma guarda che coincidenza, eccetera – e stiamo per avvicinarci. Poi ci ricordiamo del coronavirus. Mio fratello è presente nei miei ricordi più remoti: giochi, litigi, vacanze, scoperte, amicizie, avventure. Lui c’era sempre. Oggi stiamo attenti a restare a un metro di distanza. La prendiamo con ironia e ci sediamo ai lati della panchina. Parliamo del più e del meno. È una situazione straziante, ma se non vogliamo cedere allo sconforto è necessario compiere questo esercizio di speranza. Senza bisogno di dircelo, sentiamo che dentro di noi ci sono gli stessi pensieri, le stesse emozioni. «Quando arriverà l’estate – dice lui – dobbiamo farci un giro in moto insieme.»
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):

 

95) UN PARCO DEL 1921, sotto un lampione all’angolo di un viale
Coordinate: ignote
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… una passeggiata notturna.
Questa panchina non appartiene al nostro mondo, almeno, non a quello che possiamo calpestare con i nostri piedi. È un’acquaforte del pittore statunitense Edward Hopper, conservata al Whitney Museum of American Art di New York. Ma che cosa significa appartenere al nostro mondo? Per fortuna le nostre passeggiate possono prolungarsi oltre il tempo e lo spazio: senza uscire di casa, sentiamo frusciare la brezza fra gli alberi, vediamo la ombre frastagliate alla luce di un lampione solitario. Solitario è anche l’uomo che intravediamo di spalle, seduto con le gambe allungate davanti a sé. Indossa un cappello e sembra intento nella lettura. Tuttavia, mentre ci avviciniamo, abbiamo la sensazione che quell’uomo non soltanto un tizio che, tornando tardi dal lavoro, sia passato dal parco. Forse sta facendo un appostamento? Aspetta qualcuno? È un poliziotto, un ladro, un amante? Non lo sapremo mai. Ed è questo il bello.
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):
Brezza, fruscio di carta, passi sul viale.

96) ATOLLO DI ARI, vicino all’isola di Athuruga, nell’arcipelago delle Maldive
Coordinate: 3°52’60″N; 72°49’60″E
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… leggere Robinson Crusoe.
La nave su cui era imbarcato Robinson Crusoe fece naufragio al largo del Venezuela. Qui invece siamo alle Maldive. Non è proprio la stessa cosa… ma l’atollo è piccolo e disabitato, perciò non è troppo difficile fingere di essere su un’isola deserta. A chi non è mai successo di sentirsi fuori dal mondo? Ci sono giorni in cui, sbattuti «da una violentissima tempesta», ci ritroviamo lontani «dalle comuni rotte commerciali», perduti «in una zona desolata». È facile abbandonarsi alla tristezza. Ma lo stesso Robinson ci ricorda che «tutti i mali vanno considerati insieme al bene che si trova in essi, e insieme ai mali peggiori che li circondano» (D. Defoe, Robinson Crusoe, 1719, trad. di Lodovico Terzi, Bompiani 1963). Soprattutto, bisogna pensare che prima o poi, anche nelle isole più remote, avvisteremo sulla spiaggia l’impronta di un piede umano. Basta non perdere la speranza.
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):

 

97) SAINT-RÉMY-DE-PROVENCE, nel giardino dell’ospedale Saint-Paul-de-Mausole
Coordinate: 43°46’35″N; 4°50’05″E (circa)
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… ritrovare i colori.
Nel maggio del 1889, da pochi giorni ricoverato all’ospedale psichiatrico Saint-Paul-de-Mausole in Provenza, Vincent Van Gogh dipinse su una tela «gli eterni nascondigli verdi degli innamorati», come lui stesso scrisse ironicamente al fratello Theo. «Grossi tronchi d’albero coperti di edera, il suolo coperto di edera e di pervinche, una panchina di pietra e un cespuglio di rose pallide all’ombra. In primo piano alcuni fiori a calice bianco. E verde, viola e rosa» (V. Van Gogh, Lettere a Theo, trad. di M. Donvito e B. Casavecchia, Guanda). Quel dipinto andò perso, ma al Museo Van Gogh di Amsterdam c’è un disegno a penna su carta dello stesso paesaggio. Ho guardato a lungo quella panchina in bianco e nero, immaginando i colori smarriti. Smarriti? Basta dare loro il giusto tempo: alla fine i colori tornano sempre, ogni anno, proprio come li vide Van Gogh in quel lontano mese di maggio.
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):
 Cicale, canto di uccelli, schiocchi di rami.

98) BELLINZONA, in piazzetta Fontana
Coordinate: 2’722’744.8; 1’116’442.7
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… aspettare che torni a scorrere l’acqua.
Lei era sempre lì. Ogni volta che uscivo di casa, ogni volta che rientravo mi lanciava uno sguardo di rimprovero. Si capiva che avrebbe voluto chiedermi: perché mi stai trascurando? Per “Ticino 7” ho visitato finora novantasette panchine in tutto il mondo, ma ho sempre evitato questa, proprio sotto casa mia. Forse per pudore, forse perché mi sembrava scontata. Ma oggi, visto che la pandemia m’impedisce di allontanarmi, vinco il mio ritegno e mi siedo davanti alla fontana. È appena cominciato il mese d’aprile: ancora non hanno riaperto il rubinetto. È un po’ triste vedere la vasca vuota, la piazza arida. Bisogna avere pazienza, mi dico. Presto l’acqua tornerà a gorgogliare, i bambini giocheranno a spruzzarsi e a rincorrersi intorno alla fontana, i viandanti e i ciclisti si fermeranno per bere un sorso. Nel frattempo resto qui, in attesa. Sulla panchina numero novantotto, la “mia” panchina, finalmente.
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):

 

99) AMENO, al Santuario della Madonna della Bocciola in via Bardelli (Vacciago)
Coordinate: 45°47’41.3″N; 8°25’38.8″E
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… riflettere sulla lontananza.
A volte la lontananza è un’occasione per ritemprarsi; a volte una sofferenza. Essere distanti dal mondo, dagli affetti, dal lavoro può diventare un tormento, ma può offrire anche la possibilità di prendere fiato, per tornare poi a camminare con gli altri. Da questo maestoso santuario in stile neoclassico, la vista spazia libera fra il cielo e il lago d’Orta. Leonardo da Vinci consigliava ai pittori di usare l’azzurro per esprimere i grandi spazi: «e quello che tu vuoi che sia cinque volte più lontano, fallo cinque volte più azzurro». Le montagne sull’altra sponda, immobili e intrise di celeste, sembrano intonare il canto muto della lontananza. Nostalgia? Rimpianto? Anche, ma soprattutto desiderio di vita, di scoperta, mentre «l’azzurro si compone di chiaro e di scuro in lunghe distanze» (Leonardo, Trattato sulla pittura, a cura di E. Camesasca, Tea 1995).
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):

 

100) ALTROVE, nelle nostre case o nei nostri giardini
Coordinate: variabili
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… farsi nuovi amici.
Per la centesima panchina della collezione avrei voluto andare in un luogo selvaggio, remoto, fra picchi di montagne; oppure nel cuore caotico di una metropoli. Invece ho chiesto aiuto alle mie figlie e loro mi hanno portato altrove. È una panchina qualunque, in un posto qualunque. Ma quanta vitalità, quanta capacità di suscitare incontri: un’anziana signora e il suo nipotino, un puffo che si ripara dal sole sotto un fungo, un soldato spaziale che discute con un uomo in canottiera. Lego, Playmobil, giocattoli di etnie diverse si aggregano intorno alla panchina, mentre un’eterea Puffetta sfreccia in pattini a rotelle con la chioma dorata al vento. Non ci sono discriminazioni, nessuna distinzione fra popoli, generi, classi sociali. Proprio per questo – pur essendo la panca nel mio giardino – mi rendo conto che è veramente altrove, nei territori dell’immaginazione, assai lontana da questo povero vecchio mondo.
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi): Chiacchiere, suoni puffici, rullio di pattini.

101) JUSSY, nei Bois de l’Étang, vicino al Chemin des Étoiles
Coordinate: 2’511’453.8; 1’122’791.4
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… avere una buona idea.
Le buone idee possono arrivare nelle situazioni più impensate: mentre fai la doccia, mentre stai portando fuori i rifiuti, mentre lavi i piatti o mentre dormi. Però ci sono scenari che sembrano fatti apposta per dare l’ispirazione. Già da bambino ogni tanto fantasticavo di camminare per i campi, nello splendore della primavera, fino a una quercia solitaria. Ai piedi della quercia, ascoltando il fruscio del vento e le chiacchiere degli uccellini, ecco che ogni dubbio si scioglieva e all’improvviso appariva la risposta che stavo cercando, semplice eppure sorprendente. Le “panchine ispiratrici” sono rare, purtroppo. Ne trovate una eccellente a circa dodici chilometri da Ginevra, nella riserva naturale Les Prés de Villette. Ogni cosa è al suo posto: l’erba, i sentieri, gli alberi. Ogni colore scintilla: il verde, il giallo, l’azzurro. La panchina sta proprio lì, ai piedi del grande albero. E ci aspetta.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

102) MAGADINO, in via Montitt
Coordinate: 2’711’121.2; 1’111’766.6
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… osservare la fine di un fiume.
Non si può guardare la foce di un fiume senza pensare alla nascita. La sorgente principale del Ticino si trova sul Passo della Novena, a 2.500 metri di quota: è uno scenario di rocce e licheni, levigato dal vento, dalla neve.  Dopo novanta chilometri il Ticino si getta nel Lago Maggiore. (Poi ne uscirà, per attraversare il Piemonte e la Lombardia fino al Po: ma questa è un’altra storia.) Sono arrivato in bicicletta, lungo la strada che da Quartino porta a Orgnana, misterioso borgo di gufi e terrazze. La panchina sembra rivolgermi un invito: fermati, scendi fino all’acqua! Sotto di me scorgo l’unica foce di fiume in un lago rimasta allo stato naturale a sud delle Alpi (e una delle poche in tutta l’Europa). Laggiù vivono più di trecento specie di uccelli, centinaia di piante diverse, addirittura 387 specie di funghi. Trecentoottantasette! È un mondo selvaggio, primordiale. Distante pochi passi e migliaia di anni.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

103) MONTAGNOLA, in via Ra Cürta
Coordinate: 2’714’809.8; 1’093’585.9
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… leggere Hermann Hesse.
Questa panchina si trova nei dintorni del Museo Hermann Hesse, allestito nel 1997 vicino alla Casa Camuzzi, dove lo scrittore visse dal 1919 al 1931. «Quando quarantun anni fa giunsi per la prima volta a Montagnola in cerca di un rifugio – annotava Hesse nel 1960 – e presi in affitto un piccolo appartamento, sotto il cui balconcino sorgeva allora un maestoso albero di giuda in fiore accanto ad alcune magnolie tardive, ero un uomo “nel fiore dell’età”, e dopo quattro anni di guerra, conclusasi anche per me con la sconfitta e la bancarotta, ero pronto a ricominciare da capo» (H. Hesse, Incanto e disincanto del Ticino, trad. di V. Michels, Dadò 2013). La stagione è quella giusta: nei giardini della Collina d’Oro non mancano gli alberi fioriti e, in questi pomeriggi luminosi di maggio, è sempre vivo anche il desiderio di ripartire, di «ricominciare da capo» nonostante gli errori e le cadute, fiduciosi nel futuro.
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PS: Durante la pandemia, “Ticino 7” esce in una forma grafica diversa: perciò le panchine sono all’interno di un paginone che offre anche altri contenuti.

PPS: Potete leggere qui le prime quattro panchine, qui le panchine da 5 a 10, qui da 11 a 17 e qui da 18 a 23, qui da 24 a 30, qui da 31 a 37, qui da 38 a 45, qui da 46 a 55, qui da 56 a 64, qui da 65 a 73, qui da 74 a 81 e qui da 82 a 93. In generale, nella categoria Panchinario (in alto a destra), si trovano tutte le panchine.

PPPS: Sono grato a chi mi accompagna e a chi mi fa scoprire nuove panchine. In particolare, grazie a Isadora e Pietro (Atollo di Ari), Francesca e Barbara (Ameno), Rosa e Lina (Altrove), Francesca (Jussy), Giacomo (Magadino).
Le prime fotografie di questo articolo mi sono state inviate da due lettrici: Renata Campana (alpe Canaa sopra Lodano, in Svizzera) e Alina Colusso (Aberdeen, in Scozia).

PPPPS: In genere, per segnalare le panchine di tutto il mondo uso il WGS84 (World Geodetic System 1984), cioè un sistema di coordinate costruito a partire da un ellissoide di riferimento risalente al 1984. La latitudine e la longitudine sono designate mediante la proiezione universale trasversa di Mercatore (UTM), da cui la sigla UTM-WGS84. Le cifre sono espresse in base sessagesimale: gradi, minuti, secondi.
Per quanto riguarda le panchine situate in Svizzera, invece, uso la triangolazione nazionale MN95, introdotta negli anni Novanta e ultimata nel 2016: si tratta di coordinate a sette cifre con la città di Berna come punto di origine. I valori hanno sempre un 1 in direzione nord-sud e un 2 in direzione ovest-est. Gli assi sono quindi 2’600’000 metri (est) e 1’200’000 metri (nord). Per definire un punto nel territorio elvetico, le coordinate MN95 sono più precise rispetto a quelle mondiali. A chi volesse convertire le coordinate MN95 in UTM-WGS84, consiglio di consultare il sito Swisstopo, che fornisce tutti i dettagli, compresa una mappa molto accurata (potete inserire nella mappa le coordinate svizzere per individuare una singola panchina).

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