Panchinario 46-55

Qualcuno mi chiede perché, invece di perdere tempo a sedermi sulle panchine, non impieghi le mie forze per scrivere articoli impegnati. Potrei prendere posizione nelle diatribe politiche, indignarmi, schierarmi a favore o contro, rammaricarmi, inveire, satireggiare, deplorare, sostenere, stroncare, opinionare, piangere o festeggiare. Ma io credo che, nel gesto di fermarsi sulla panchina giusta al momento giusto, tutto questo si riassuma con efficacia. In quei minuti di silenzio, in quegli strappi nella quotidianità si affina il mio sguardo, matura il mio pensiero. Quando poi scrivo romanzi o racconti, sguardo e pensiero affiorano con naturalezza sulla pagina; non come espressione teorica delle mie credenze, ma come esperienza del mondo incarnata nei personaggi. Credo che il compito di uno scrittore consista in questa tensione, nel lasciare un segno qui e ora mediante la costruzione di un mondo poetico o narrativo, dopo una silenziosa attesa delle parole. Insomma, per capire meglio chi siamo e come funzioni la nostra società, per riflettere su passato, presente e futuro, le panchine sono un ottimo punto di partenza.

46) LOCARNO, in Largo Zorzi
Coordinate: 2’705’056.1; 1’114’061.0
Comodità: 2 stelle su 5
Vista: 2 stelle su 5
Ideale per… meditare sulla fortuna.
La panchina blu pesa mezza tonnellata, è alta 2,30 metri e lunga 4 metri. Insomma, per un essere umano non è il massimo della comodità; in compenso farebbe la gioia di un turista gigante che si trovasse a passare da Locarno. Magari il gigante farebbe un salto al Casinò (a cui appartiene la panchina). Sullo schienale si legge la scritta: MOMENTI EMOZIONANTI. Mi chiedo se l’emozione sia quella di vincere o di perdere, o semplicemente di rischiare. Si sa che i giocatori sono superstiziosi: ferri di cavallo, cornetti, quadrifogli, coccinelle… che anche la “pancona” sia un talismano? Spero di sì. Sono un po’ preoccupato per il gigante. Come tutti i figli della sua antichissima stirpe, di sicuro è un tipo gentile ma cocciuto. Non vorrei che, trascinato dalle emozioni, si facesse pelare alle slot machines. Forse però la sosta sulla panchina gli porterà fortuna. Forse riuscirà a fuggire in tempo.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

47) ZURIGO, a Heiligfeld, in Brahmstrasse
Coordinate: 2’680’484.1; 1’248’177.0
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… avvistare una volpe.
Tre personaggi si aggirano di notte per le strade di Zurigo, muniti del necessario per dipingere graffiti. Il primo pittura carote: sui muri, sulle serrande, sui pali della luce e sui bidoni della spazzatura. Il secondo disegna pinguini, tracciando sopra il capo dell’animale un’aureola (c’è chi li chiama “pinguini santi”). Il terzo, che opera nella zona di Wiedikon, si dedica alle volpi. Di recente ne è comparsa una sullo schienale di una panchina a Heiligfeld, vicino a un parco giochi. Intorno c’è un’area verde, creata negli anni ’50 e circondata da complessi residenziali. La volpe sulla panchina, con il suo sguardo notturno, furtivo, ci ricorda che ogni cosa è misteriosa. Un prato verde, una coppia a passeggio con un cane, bambini che giocano, un uomo che beve una birra. Tutto sembra normale, ma non è così. La silenziosa volpe lo sa bene: al mondo niente è davvero “normale”. Per fortuna.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

48) ISPRA, in via Ferdinando Magellano Lungolago
Coordinate: 45°48’34.3″ N; 8°36’28.8″ E
Comodità: 2 stelle su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… fantasticare.
Il comune di Ispra (Varese) offre una delle più lunghe passeggiate sui bordi del Lago Maggiore. È un luogo ideale per tenere allenata la nostra capacità di fantasticheria. Per fare questo dobbiamo camminare adagio, costeggiando ville, giardini e macchie di bosco. Approdati alla panchina, lasciamo che lo sciabordìo dell’acqua invada ogni pensiero. Di fronte, le montagne della sponda piemontese appaiono azzurre, intrise di lontananza. Da qualche parte, lassù, c’è un amico da salvare, un tesoro nascosto, una banda di fuggiaschi, un vecchio eremita che protegge un segreto. Dopo qualche minuto, stiamo già percorrendo valli e dirupi inesplorati, attenti a captare ogni segno di allarme. E nello stesso tempo – questo è il bello della fantasticheria – siamo sempre a Ispra, solidamente seduti su una panchina, vicino a coppie che passeggiano mano nella mano e a turisti che scattano selfie.
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Colonna sonora (30 secondi):


49) SALA, sull’Alpe Moschera (Capriasca)
Coordinate: 2’717’030.2; 1’104’879.4
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… immaginare ghiacciai.
Nel punto più alto dell’Alpe Moschera (1167 m) c’è una pila di sassi. Alla base, incastrata in mezzo alle pietre, un’asse di legno funge da panchina. In basso scintilla la città di Lugano; dietro si vedono la pianura padana e, laggiù in fondo, gli Appennini. Provo a immaginare il paesaggio ricoperto di ghiacciai, decine di migliaia di anni fa. Il ramo principale, quello del Ticino, superò il Monte Ceneri e raggiunse l’Italia. Il ramo orientale, quello dell’Adda, arrivò dalla Valtellina fino al punto dove ora si trova il ponte-diga di Melide. I picchi più elevati, quelli che restavano fuori dalla neve, si chiamano nunatak (una parola di origine inuit). Forse all’epoca, proprio qui sul nunatak dell’Alpe Moschera, un uomo vestito di pelli contemplava l’immensa distesa bianca, senza immaginare che presto sarebbero nati i boschi, i laghi, i campi, i villaggi, le case di vacanza, le fermate dell’autobus e i camion che rombano sull’autostrada.
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50) FRAUENFELD, sulla Promenadenstrasse
Coordinate:2’709’925.5; 1’268’319.7
Comodità:3 stelle su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… cogliere l’attimo.
Gli antichi greci lo chiamavano καιρός (kairos): il momento giusto. Ogni cosa si manifesta a un tempo opportuno, né prima né dopo. Le persone devono farsi trovare pronte, nel luogo propizio e all’ora favorevole. Nella vita purtroppo capita di arrivare in anticipo o in ritardo, perdendo l’attimo. A volte, invece, tutto si dispone come deve essere. Magari una sera di maggio, su una panchina di colore verde davanti alla Biblioteca cantonale di Frauenfeld. Il vento soffia via le nuvole. Il cielo di un blu profondo, incantato, si abbina con i fiori rosa lungo il viale. Sopra gli alberi spicca una falce di luna che pare uscita da un libro di fiabe. Per qualche secondo cessano i motori delle automobili, si spegne il suono di un passo sulla ghiaia. Il profumo dolce e penetrante dei fiori di castagno invade l’aria, i pensieri, la memoria. Tutto tace. Sono qui, adesso. Al momento giusto.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

51) ZUGO, fra la Gotthardstrasse e la Industriestrasse
Coordinate: 2’681’816.3; 1’225’151.9
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 2 stelle su 5
Ideale per… uno scambio culturale.
È mezzogiorno. Mi fermo in una piazza qualunque, tra un negozio d’abbigliamento, uno studio dentistico e un ristorante tailandese. Edifici grigi, squadrati. I tavolini di un bar. Tutto è come sempre: passanti frettolosi, ragazzi all’uscita di scuola, impiegati che mangiano un panino durante la pausa pranzo. Mi siedo su quella che sembra una strana panchina di colore blu. Dopo qualche secondo avverto la vibrazione: dalla “panchina” si sprigiona una strana energia, e ho la percezione che qualcuno voglia entrare in contatto con me. Avverto una presenza. Creature extraterrestri, provenienti da un pianeta lontano milioni di anni luce. Dopo un lunghissimo viaggio sono atterrati proprio qui, a Zugo, un giorno di primavera. Perché? Telepaticamente mi comunicano un senso di confusione. Una domanda, ripetuta. Perché stai occupando la nostra navicella spaziale?
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Colonna sonora (30 secondi):

 

52) SPILIMBERGO, all’angolo fra via Pilacorte e corso Roma
Coordinate: 45°48’34.0″ N; 8°36’28.0″ E
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… meditare sulla storia.
Spilimbergo è una città friulana ricca di storia. C’è storia nella Torre occidentale, nel duomo di Santa Maria Maggiore, nel castello risalente all’XI secolo. Frammenti di storia si nascondono pure in questa panchina, che sta di fronte a due austeri palazzi, ognuno provvisto di una targa commemorativa. A sinistra: questa casa ospitò NAPOLEONE BONAPARTE il 17 ottobre 1797. A destra: qui nacque e morì FRANCESCO MARIA STELLA filosofo e fisico. Quando passò Napoleone, Francesco Stella aveva 52 anni (sarebbe morto tre anni dopo). Ignoro se i due si siano incontrati. Lo Stella, padre barnabita, fisico, chimico, naturalista, agronomo e insegnante, scoprì nuovi microbi, costruì un aerostato un anno dopo i fratelli Montgolfier e, fra le altre cose, introdusse nella regione l’uso dei parafulmini. Napoleone, invece, i fulmini li attirava, li scagliava, li portava ovunque mettesse piede.
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Colonna sonora (30 secondi):


53) GENTILINO, in via ai Grotti
Coordinate: 2’681’816.3; 1’225’151.9
Comodità: 2 stelle su 5
Vista: 2 stelle su 5
Ideale per… farsi venire appetito.
Per usufruire al meglio di questa panchina ci sono alcune condizioni da rispettare. L’ideale è scegliere una giornata di giugno, una di quelle in cui il sole sembra non voler tramontare. L’ora giusta è proprio il crepuscolo, quando il profilo delle case e degli alberi diventa più nitido, subito prima di sparire nel buio. Ultima condizione: avere appetito. Avvicinatevi adagio, senza fretta, sedetevi accanto alla fontana. Lungo la via si trovano grotti e ristoranti. Lasciatevi invadere dall’atmosfera: l’odore della carne cotta alla griglia, le risate, il tintinnìo delle stoviglie. Il piacere di un pasto non consiste solo nel mangiare, ma nell’aspettare il cibo, nell’annusarlo, nell’immaginarlo. Più tardi, dopo aver consumato una buona cena, questa panchina offre un servizio extra: stavolta non si tratta d’immaginare nulla, ma di prendersi il tempo per digerire…
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Colonna sonora (30 secondi):


54) PRADA, nei monti sopra Ravecchia, a Bellinzona
Coordinate: 2’723’597.6; 1’115’850.6
Comodità: 2 stelle su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… visitare una città fantasma.
Percorro una mulattiera sopra il quartiere di Ravecchia, vicino all’Oratorio della Madonna della Neve. Il sentiero sale fino a quasi seicento metri di quota fra il Dragonato e la Guasta, due ruscelli dal nome temibile. Dopo un po’, in mezzo al bosco, mi appare il villaggio abbandonato: case diroccate, croci consunte sugli architravi, muri avvolti dai rampicanti. Qui c’era un insediamento abitato già nel 1200, mentre nel 1500 a Prada vivevano quaranta famiglie. In seguito, fra il 1630 e il 1640, per cause ignote il paese scomparve.Da più di trecento anni il villaggio custodisce i suoi ricordi nel silenzio profondo, tra i faggi e i castagni. Mi siedo sulla panchina, appena sotto la fontana e la chiesetta dei santi Rocco e Girolamo. Intorno, risuona una canzone antica e misteriosa: la cantilena dell’acqua, il cinguettìo degli uccelli, il soffio del vento che muove le fronde.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

55) SOLETTA, in Friedhofplatz
Coordinate: 2’607’330.0; 1’228’485.5
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… meditare sui piccioni.
I tavoli di un bar all’aperto. L’ora dell’aperitivo. Sono in corso le Giornate letterarie di Soletta: qua e là si sente parlare di autori, libri, editori. Qualcuno cita frammenti di liriche o di romanzi. Le voci risuonano sulla piazza. Il sole avvolge le case, ravviva i colori delle persiane, accende gli occhi e gli abiti dei passanti. Un gruppo di scrittori sta discutendo dei possibili impieghi poetici dei piccioni. Chi è affascinato dal loro impeto amoroso, chi dalla loro goffaggine. Inevitabilmente, come convocato dalla poesia, un autentico piccione appare sul selciato. Ma qualcuno dubita. «È davvero un piccione?» «E cosa vuoi che sia?» «Ma guarda, è tutto bianco!» «Forse è un colombo.» Intanto il volatile attraversa la piazza e subito una bambina lo rincorre, forse attratta dal suo candore. Tutto va come deve andare: gli scrittori parlano, il piccione zampetta. La bambina ride.
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Colonna sonora (30 secondi):


PS: Grazie a chi mi aiuta, mi accompagna e mi fa scoprire nuove panchine. In particolare, grazie ad Alice (Locarno), Martina e Gregorio (Zurigo), Barbara (Ispra), Alessandra, Alberto e Paul (Frauenfeld), Eloisa (Zugo), Maria (Spilimbergo), Paolo (Gentilino).
Potete leggere qui le prime quattro panchine, qui le panchine da 5 a 10, qui da 11 a 17 e qui da 18 a 23, qui da 24 a 30, qui da 31 a 37 e qui da 38 a 45. In generale, nella categoria Panchinario (in alto a destra), si trovano tutte le panchine.

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Panchinario 38-45

Giorno dopo giorno, il popolo delle panchine si muove sul nostro pianeta. È una tribù senza terra, una nazione senza confini. Le donne e gli uomini che si siedono sulle panchine, ovunque nel mondo, hanno la stessa cittadinanza, lo stesso invisibile passaporto. Dalla coppia di adolescenti che si avvinghia in un abbraccio al vecchio che, dopo una perigliosa camminata, approda in un luogo sicuro. Spinti dalla curiosità, dalla stanchezza, dalla noia. Non importa come ci arriviamo. Ma una volta seduti, siamo in una zona franca. A pochi metri da noi si erigono statue, si asfaltano strade, crollano le borse, bruciano i boschi, passano cortei di festa o di protesta, si fanno elezioni, convegni, giornali, rapine. Fra qualche minuto dovremo varcare la frontiera e occuparci di queste faccende. Ma ora siamo lontani. Abbiamo chiesto asilo politico a un altro Stato, senza governo e senza leggi. Siamo qui. Siamo il popolo delle panchine.

38) FRANKENTAL, all’incrocio fra Limmattalstrasse e Bombachhalde
Coordinate: 2’678’577.8; 1’250’956.8
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… dare un’occhiata alla fine del mondo.
Oggi non c’è nessun luogo che si possa definire “distante”. In poche ore si arriva dappertutto, anche i deserti e le foreste sono stati esplorati, sulla cima dell’Everest manca poco che mettano un tavolo da picnic. Come raggiungere dunque la fine del mondo? Personalmente faccio così: vado a Zurigo, prendo il tram numero 13 e scendo al capolinea. Frankental. Non so perché questa parola risvegli in me una sensazione di lontananza. In fondo è un quartiere di periferia come tanti. Eppure, c’è qualcosa di remoto, di misterioso. Frankental. Fra i palazzi e le case residenziali appaiono vigneti, pezzi di prato, negozi di alimentari, palestre. Dall’alto si vede la Limmat che scorre maestosamente. Oltre il fiume appaiono cantieri, gru, ciminiere di fabbriche. Sbuffi di fumo bianco salgono verso il cielo. Frankental.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

39) CAPRINO, fra il Sentiero alla Cava e il Vicolo delle Cantine
Coordinate: 2’719’809.3; 1’094’069.0
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… leggere una poesia di Vittorio Sereni.
Il sentiero corre accanto ai moli, alle barche tirate in secco. Il sole si posa di striscio sull’acqua. Supero scalinate, terrazze, vigne, bandiere, finché arrivo a questa panchina che, me ne accorgo subito, ho già visto. Ma quando? Come? Con chi? Lentamente ritrovo i brandelli di un ricordo; ma sono passati anni, il me stesso di allora mi pare un altro. Con quali occhi avrò guardato la baia di Lugano, il monte Brè, il San Salvatore? E quali pensieri urgenti, quali sogni mi occupavano il pensiero? Nel momento in cui credo di riafferrarlo, quell’Andrea remoto mi sfugge, e di lui resta solo un riflesso, un brivido fra l’acqua e le montagne. «Sul lago le vele facevano un bianco e compatto poema / ma pari più non gli era il mio respiro / e non era più un lago ma un attonito / specchio di me una lacuna del cuore» (Vittorio Sereni, “Un ritorno”, in Gli strumenti umani, Einaudi 1965).
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Colonna sonora (30 secondi):

 

40) BELLINZONA, piazza Indipendenza
Coordinate: 2’722’275.4; 1’116’602.3
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… entrare in contatto con gli alieni.
Sono le quattro del mattino della prima notte di carnevale. Una folla di sopravvissuti sta riparando verso casa. In mezzo alla piazza svetta un’astronave aliena a forma di obelisco, giunta dalle profondità dello spazio. Accasciato di fianco a me, proprio sotto l’insegna del WWF, c’è un grande orso dal pelo nero. Mi accorgo che sta piangendo, con la faccia nascosta tra le zampe. Nella piazza arrivano tre macchine pulitrici… o sono dei robot marziani? La mia panchina è vuota, mentre su quella di fianco sono approdati sei personaggi in cattive condizioni: un frate, un figlio dei fiori, un pollo, un tizio in calzamaglia rosa e altre imprecisate creature. Quando scatto un’istantanea alla mia panchina, una ragazza mi chiede con garbo: «Cazzo ti fotografi?» Mentre mi allontano, a lungo m’insegue la voce del frate. «Torna qui, zio, dai, torna qui… facciamoci un selfie insieme, dai… ehi, zio, facciamoci un selfie!»
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Colonna sonora (30 secondi):

 

41) MÜNCHENSTEIN, sulla Loogstrasse accanto alla chiesa St. Franz Xaver
Coordinate: 2’613’200.8; 1’263’296.6
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… giocare a rimpiattino.
Sono in un villaggio poco lontano da Basilea. Mi siedo sulla panchina un pomeriggio d’inverno. Di fronte a me c’è una scuola. All’improvviso, sento un concerto di voci infantili: risate, strilli, richiami… Eppure non vedo nessuno, com’è possibile? Intuisco che i bambini stanno giocando a rimpiattino nel cortile della scuola, che si trova dall’altra parte dell’edificio. Li ascolto, immaginando le fughe, le rincorse. E come per miracolo, ogni cosa partecipa al gioco: il sole che si nasconde l’albero, i rami dell’albero che inseguono la primavera, la mia infanzia che di colpo si affaccia alla memoria e cancella il tempo. Ho la strana, irragionevole certezza che, se andassi a dare un’occhiata, troverei il me stesso bambino che tenta di nascondersi in un angolo del cortile. Un po’ intimidito, alzerebbe gli occhi e mi chiederebbe: dove sei stato per tutto questo tempo?
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Colonna sonora (30 secondi):

 

42) MADONNA D’ARLA, tra Fiè e il Pian Piret
Coordinate: 2’721’423.3; 1’103’304.7
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… inventare fiabe.
C’era una volta un orco giardiniere. Era molto bravo, ma a causa del suo aspetto terrificante non lo voleva nessuno. Alla fine venne assunto dal diavolo in persona. Il demonio, infatti, possiede un piccolo giardino aspro e scosceso in mezzo alle montagne, nascosto da una serie di picchi taglienti che la gente del posto chiama “Denti della vecchia”. Adesso l’orco lavora lì e ogni tanto, insieme alla gramigna e alla zizzania, coltiva di nascosto qualche tulipano. Un giorno il diavolo lo scopre e si arrabbia, sprizza fuoco e fiamme. «Sono così belli!», balbetta l’orco. «Il mio giardino non è fatto per la bellezza!», ringhia il demonio. Ma il mattino, appena sveglio, quando non c’è nessuno, il diavolo passa come per caso davanti ai tulipani. Li guarda appena, con la coda dell’occhio. E sente risuonare dentro di lui, fievole, lontano, un rintocco di nostalgia.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

43) MILANO, in Largo Corsia dei Servi
Coordinate: 45°27’52” N; 9°11’46” E
Comodità: 2 stelle su 5
Vista: 2 stelle su 5
Ideale per… leggere un autore russo.
«Non era ancora buio, ma qua e là, nelle case si cominciavano ad accendere i lumi […]. Laptèv, seduto su una panca vicino al portone, attendeva che l’ufficio del vespro finisse nella chiesa di San Pietro e Paolo: contava di vedere Jùlija Sergèevna e di parlarle, sperando di passare forse la serata intera con lei.» A pochi passi dal Duomo, la chiesa di San Vito in Pasquirolo (originaria del XII secolo, ricostruita nel XVII) è oggi affidata a una comunità ortodossa russa. Dalla mia panchina, sento il chiacchiericcio dei passanti che si mescola alle salmodie. Fra poco dal portone uscirà Jùlija Sergèevna… e passeggeremo lungo il viale e sarà come essere in campagna. «Si percepiva un sussurrìo di voci femminili, risa soffocate; qualcuno suonava piano, dolcemente, la balalàjka. Vagava nell’aria un odore di tiglio e di fieno» (A. Cechov, Tre anni, traduzione di E. Reggio e M. Shkirmantova).
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Colonna sonora (30 secondi):

 

44) GIUBIASCO, in viale 1814
Coordinate: 2’721’557.5; 1’115’273.2
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 1 stella su 5
Ideale per… parcheggiare.
Per immettervi nel parcheggio dovete camminare sul marciapiede e poi svoltare a sinistra, segnalando col braccio il cambio di direzione. Scalate le marce dei muscoli e attraversate lo spiazzo. Dovreste riuscire a sedervi sulla panchina senza fare troppe manovre. Si trova esattamente al centro di uno stallo delimitato da strisce bianche. Posteggiatevi, allungate le gambe, rallentate il battito del motore. Se fa caldo socchiudete anche i fari e, benché la panchina non sia comoda, magari vi appisolerete. Io ci sono stato di domenica, quando il piazzale d’asfalto era deserto e io solo, sotto il sole, stavo seduto sul cemento. Una domanda mi tormentava: che cosa diavolo ci fa una panchina in mezzo allo stallo di un parcheggio? Ma poi ho pensato che era pur sempre una panchina in più. E per combattere il caldo mi sono tolto la giacca… oppure ho abbassato i finestrini? Vai a sapere. In primavera la mia memoria è lenta come un diesel.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

45) CAMORINO, via In Muntagna
Coordinate: 2’721’713.8; 1’113’800.8
Comodità: 2 stelle su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… aspettare la primavera
Questa panchina merita due visite, tra fine febbraio e inizio aprile (il periodo può variare a seconda degli anni). La prima visita rivela un paesaggio spoglio: erba giallastra e alberi secchi, dall’aspetto fragile. Ma osservando il piano di Magadino potete già percepire un rintocco nell’aria, una luce diversa. È come se la natura fosse percorsa da un brivido che in tutte le sue fibre la sveglia, la sommuove, la spinge verso la primavera. Provate allora a sognare il futuro: la lenta crescita delle gemme, l’arrivo del colore verde, sempre più intenso, l’azzurro, i fiori, il canto degli uccelli. Immaginate tutto ciò e serbatelo nel cuore, poi aspettate qualche settimana. Quando nello splendore di aprile tornerete alla panchina, resterete sorpresi. La primavera, come un grande artista, avrà superato la vostra immaginazione, dipingendo un paesaggio luminoso, colmo di fantasia e di speranza.
PDF dell’articolo su “Ticino 7”
Colonna sonora (30 secondi):

 

PS: Grazie a chi mi aiuta, mi accompagna e mi fa scoprire nuove panchine. In particolare, grazie a Yari (Frankental), Eloisa (Münchenstein, Bellinzona), Gioele Z. (Madonna d’Arla), Gioele J. (Camorino).
Potete leggere qui le prime quattro panchine, qui le panchine da 5 a 10, qui da 11 a 17 e qui da 18 a 23, qui da 24 a 30 e qui da 31 a 37. In generale, nella categoria Panchinario (in alto a destra), si trovano tutte le panchine.

PPS: Alcune lettrici e lettori, che mi hanno scritto in privato, si aspettavano una panchina da Locarno e una da Firenze. Le ho posticipate per ragioni tecniche, ma arriveranno nelle prossime settimane.

 

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Panchinario 31-37

Se potessi costruire una macchina del tempo, la farei a forma di panchina.
Le cose dovrebbero andare più o meno in questo modo. È un mattino di sole. La panchina sembra una panchina come le altre. Io mi siedo tranquillo, con un giornale e un caffè. Mi distendo contro lo schienale, allungo le gambe. La macchina è programmata per avviarsi in questo preciso istante: avverto un ronzio, poi un suono di risucchio… e di colpo sono fuori. Sono uscito dalla catena delle cause e degli effetti. Intorno, il mondo continua a scorrere, anzi, aumenta la velocità, divora i minuti e gli anni e i secoli in maniera accelerata. (È una macchina del tempo con il pulsante fast forward). In poco tempo, tutto mi pare nuovo: le facce, gli abiti, i mezzi di trasporto. La panchina è il punto immobile intorno a cui si compone la molteplicità dell’universo. Strade, palazzi, guerre, baci, temporali, sfilate, alberi, cemento, proteste, comete, motori, sangue, turisti, elettricità, preghiere, vento, feste, lacrime, fuochi d’artificio e inondazioni.
In verità, non c’è bisogno di costruire niente. Ogni panchina è già una macchina del tempo. Lo dimostrano le fotografie che corredano queste parole, scattate da Adolfo Tomasini qualche mese fa durante un’esondazione del lago Maggiore. Basta poco perché, intorno a una panchina, il mondo metta un’altra maschera. Allora, seduti in mezzo al lago, ascolteremo il canto degli uccelli e il mormorio dell’acqua.

 

Ringrazio Adolfo per le fotografie e per l’audio. La panchina si trova nei giardini Jean Arp, presso il lungolago Giuseppe Motta di Locarno (coordinate: 2’705’467.3; 1’113’559.0).

Un’altra panchina che fa viaggiare nel tempo è quella che Massimo Anile mi ha gentilmente inviato affinché la condividessi con le lettrici e i lettori del blog.
Eccomi qui. Ho raggiunto la panchina che si affaccia sulla valle e mi son seduto a prender fiato. Le tempie pulsano e sono sudato, ma basta volgere lo sguardo al panorama per dimenticare la fatica. Quanto tempo è trascorso dall’ultima volta che ho appoggiato i miei lombi su questi legni scoloriti? E dalla prima? La vita è un canale di neve ghiacciata e non c’è picca che tenga per rallentare la corsa. Venti anni fa ci venivo coi miei figli, era una meta molto gettonata nelle mezze giornate libere che rubavo al lavoro. (Qui il racconto completo su Facebook).

Di sosta in sosta, il “panchinario” si arricchisce. Trovate qui sotto le panchine 31-37. Potete leggere qui le prime quattro panchine, qui le panchine da 6 a 11, qui da 11 a 17, qui da 18 a 23 e qui da 24 a 30. In generale, nella categoria Panchinario (in alto a destra), si trovano tutte le panchine.

31) POSCHIAVO, all’angolo fra la strada San Bartolomeo e la via da Clalt
Coordinate: 2’716’482.1; 1’101’034.0
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… fare il verso della rana.
Avete mai provato il desiderio di imitare il verso della rana? A me è successo a Poschiavo una domenica mattina d’inverno. Il villaggio era ancora umido di brina. Alle mie spalle, il bisbiglio del fiume; di fronte, la Cà da Cumün, il palazzo comunale. Più vicina, al centro di un’aiuola, la vasca di una fontana spenta. Proprio sul bordo della vasca c’era una piccola rana con la bocca spalancata. È stato il silenzio della raganella di pietra, probabilmente, a trasmettermi il bisogno di gracidare. Avrei potuto emettere un suono intriso di cultura classica, come il coro delle rane evocato dal poeta Euripide nel 405 a. C.: «Brekekex coax coax, brekekex coax coax!» Ma non ero sicuro che la mia piccola rana sapesse il greco antico. Così, nel silenzio mattutino, mi sono limitato a esclamare: «Cra!» Poi mi sono guardato intorno. Non si vedeva nessuno. «Cra!» ho ripetuto. «Cra!»
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Colonna sonora (30 secondi):

 

32) BRISSAGO, accanto alla chiesa della Madonna di Ponte
Coordinate: 2’697’936.3; 1’107’502.8
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… cominciare una storia.
La chiesa rinascimentale sorge una ventina di metri sopra la sponda del lago. Nel portico riposa il corpo del compositore Ruggero Leoncavallo (1857–1919). La sua opera I Pagliacci (1892) è ispirata a un omicidio avvenuto nel 1865: gli assassini furono condannati proprio dal padre di Ruggero, che era magistrato in un comune calabrese. Mi siedo sulla panchina e penso fuggevolmente alla furia, al sangue, alle lacrime. Come sembrano distanti dalla pace di questo pomeriggio d’inverno. Il cielo terso, il lago luminoso, il profilo nitido delle montagne… ho la sensazione che il paesaggio stia trattenendo il fiato, in attesa del buio. Sembra che niente di grave sia mai accaduto e che niente mai accadrà. Eppure è proprio da questa calma, da questi momenti di contemplazione che nascono le storie, con i loro colpi di scena, i conflitti, la tensione narrativa, il turbinío delle emozioni.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

33) CAPRIASCA, davanti alla Capanna Monte Bar
Coordinate: 2’721’788.3; 1’106’603.0
Comodità: 2 stelle su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… leggere Tolkien.
Sedetevi a riposare dopo aver raggiunto la capanna da Corticiasca, da Roveredo o da Gola di Lago, a piedi o in mountain bike. Siete a 1600 metri di quota. Rilassatevi. Le palpebre si abbassano… state per appisolarvi… ma qualcuno accanto a voi comincia a parlare. Socchiudete gli occhi e notate due individui. Uno, molto basso, sembra descrivere il paesaggio. «È lì che si scindono le Montagne Nebbiose, e fra le loro braccia si estende la profonda valle ombrosa che non possiamo obliare: Azanulbizar, la Valle dei Rivi Tenebrosi, che gli Elfi chiamano Nanduhirion». L’altro, un uomo anziano alto, con una barba grigia, gli risponde con voce grave. «È alla Valle dei Rivi Tenebrosi che ci stiamo recando. Se valichiamo il passo detto Cancello Cornorosso, sul fianco remoto di Caradhras, giungeremo giù per la Scala dei Rivi Tenebrosi sin nella profonda valle dei Nani». (J. R. R. Tolkien, Il Signore degli anelli, Bompiani 2004).
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Colonna sonora (30 secondi):

 

34) CREMONA, nei giardini di piazza Roma
Coordinate: 45°8’6″ N; 10°1’24” E
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… recitare una filastrocca.
Nei giardini pubblici c’è qualcosa che resiste al passare del tempo, come se presente e passato si scambiassero una stretta di mano. Il cielo si fa grigio. Fra poco sarà buio. Ma intanto, dietro una fila di case, scorgo la cima del Torrazzo. Passano bambini, giovani coppie, una donna con un cagnolino. Proprio da Cremona il mio bisnonno Benvenuto Fazioli emigrò a Zurigo e poi in Ticino. Penso che anche lui forse avrà visto il Torrazzo da questa prospettiva. Mormoro un’antica filastrocca in dialetto cremonese. La storia de l’òoca l’è bèla ma l’è poca. Vóot che te la cüünti? Te la cüntaròo: la storia de l’òoca l’è bèla ma l’è poca… È di quelle cantilene che si ripetono senza fine, senza passato né futuro, come accade talvolta le sere d’inverno nei giardini pubblici. La storia de l’òoca l’è bèla ma l’è poca. Vóot che te la cüünti? Te la cüntaròo: la storia de l’òoca l’è bèla ma l’è poca. Vóot che te la cüünti? Te la cüntaròo…
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Colonna sonora (30 secondi):

 

 35) SAN BERNARDINO, sulla via pedonale che costeggia la Moesa
Coordinate: 2’734’699.0; 1’147’033.8
Comodità: 2 stelle su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… leggere Philippe Jaccottet.
Come uscire dal mondo? Le cose mi costringono, mi soffocano. Nel pensiero non si aprono radure, non conosco spazi liberi dall’ombra minacciosa dei rami. Un possibile rimedio: sedermi in pieno inverno davanti a un fiume mezzo ghiacciato, aspettando che la neve annulli tutto ciò che non sia respiro, battito di palpebre, sangue che pulsa nelle vene. «Adesso su tutto questo / vorrei che scendesse la neve, lentamente, / posandosi sopra le cose lungo il giorno / – la neve che parla sempre a bassa voce – / e che facesse in modo che il sonno dei grani / fosse, così protetto, più paziente.» Forse allora un canto sommesso m’invaderà la mente, smussando, levigando, lasciando che l’ingombro dell’io si celi nella «lenta / caduta dei cristalli umidi». (Philippe Jaccottet, Alla luce d’inverno. Pensieri sotto le nuvole, trad. di Fabio Pusterla, Marcos y Marcos 1997.)
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Colonna sonora (30 secondi):

 

36) LINDAU, nella Hafenplatz, davanti all’hotel Bayerischer Hof
Coordinate: 47°32’38” N; 9°40’57” E
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… rallentare i battiti del cuore.
Tutto comincia a rallentare, impercettibilmente, appena scendo dall’automobile. All’inizio non me ne accorgo. Mi avvio lungo la strada che costeggia il porto. Intorno a me vedo gabbiani – ma come volano adagio! – famiglie tranquille con bambini silenziosi, coppie di anziani che passeggiano al sole con grandi occhiali scuri, senza fretta, senza nessuna fretta. Mi siedo. Appoggio le mani sulle ginocchia. L’acqua è azzurra, immobile. In lontananza si sfaldano città di nuvole. All’ingresso del porto, in muto dialogo, stanno un leone di pietra (a sinistra) e un faro che segna l’ora (a destra). Oltre il varco, il lago di Costanza dorme nel pomeriggio. Una ragazza si appoggia alla ringhiera e scatta una fotografia. Poi si allontana. Ci ripensa. Torna indietro e ne scatta un’altra. Lentamente, la lancetta sull’orologio del faro si sposta avanti. È passato un altro minuto.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

37) RIVERA, in via Monte Ceneri
Coordinate: 2’713’814.4; 1’110’477.1
Comodità: 2 stelle su 5
Vista: 2 stelle su 5
Ideale per… scherzare con un santo.
È un giorno freddo. La panchina si trova proprio alle spalle del monumento a san Carlo Borromeo, che transitò di qui nel 1577. Poco più in là parte la strada per l’Oratorio di San Nicolao della Flüele, detto anche il “Santuario dei ciclisti” (vi si trovano le effigi dei due storici corridori Hugo Koblet e Ferdi Kübler). Oggi però non passano ciclisti; la fontana è spenta; non c’è nessuno. Eppure, mi sembra di sentire uno starnuto. Mi guardo intorno. Provo a dire: «Salute!» Silenzio. Penso: mah, dev’essere stato il vento. Tuttavia, dopo qualche secondo, ecco il suono di uno che si schiarisce la voce. E una parola: «Grazie». «Ehm… – dico io. – Come va?». «Come vuoi che vada, figliolo? Aspetto la primavera…». Mi alzo, giro intorno alla statua e sollevo gli occhi. Si sa che san Carlo è sempre raffigurato con un naso imponente… ma questo mi sembra perfino gonfio. Vuoi vedere che anche i santi di pietra pigliano il raffreddore?
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Colonna sonora (30 secondi):

 

PS: Grazie a chi mi aiuta, mi accompagna e mi fa scoprire nuove panchine. In particolare, grazie a Gioele (Capriasca).
Potete leggere qui le prime quattro panchine, quile panchine da 5 a 10, qui da 11 a 17 e qui da 18 alla 23 e qui da 24 a 30. In generale, nella categoria Panchinario(in alto a destra), si trovano tutte le panchine.

 

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Panchinario 24-30

RICHIESTA DI SCUSE
Agli occhi del mondo ci sono tre gradi di follia. Il primo è quello di chiunque, strappandosi alle necessità quotidiane, si prenda il tempo di sedersi su una panchina. Il secondo è quello di chi, appena seduto, cominci a sentire la voce della panchina stessa impegnata in un dialogo con altre panchine. Il terzo, il più grave, contraddistingue la persona che passando accanto a una panchina le rivolge la parola, magari chiedendole scusa perché non riesce a fermarsi. Devo confessare che, dopo aver superato da un pezzo il primo grado, qualche settimana fa a Mendrisio ho raggiunto il secondo. E il terzo? Be’, a pochi metri da casa mia c’è una panchina. È di colore rosso, sta sotto un noce e sembra abbastanza comoda. Ogni giorno, quando esco di casa, lei mi guarda offesa. Ogni giorno, prima di allontanarmi, le dico: verrà il tuo momento, dammi ancora un po’ di tempo. Preferisci le panchine sudamericane, ribatte lei con voce amara. No, la rassicuro, no, è che giocare in casa non è sempre facile.
Se leggi questa nota, panchina di casa mia, ti prego di accettare le mie più profonde scuse. So di averti trascurata. Ma ti prometto che presto rimedierò. Abbi fiducia.

24) MENDRISIO, in via Luigi Lavizzari
Coordinate: 2’720’281.0; 1’081’051.3
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… oscillare.
Nel parco giochi ci sono due panchine, l’una di fianco all’altra. Davanti, sull’erba, due altalene basculanti sopra una molla, a forma di automobile (a sinistra) e di elefante (a destra). PANCHINA DI FERRO (PF): Si fermerà su di me… sono più vicina. PANCHINA DI LEGNO (PL): Più vicina a cosa? PF: Più vicina e più moderna. Sai, si fermano tutti alla prima panchina. PL (scettica): E la prima saresti tu? PF: Be’, ho lo schienale curvo, sono spaziosa, sono elegante… PL: Sei anche più bassa. PF (acida): Io sarò bassa, ma quelle assi di legno non si possono più vedere. PL: I classici non passano di moda. PF (trionfante): Intanto guarda, si è seduto su di me! PL: Solo per scattare una foto, ma ora eccolo sulle mie confortevoli assi di legno. PF: Solo per scrivere un appunto, ma sta già tornando da me. PL: Però adesso le coordinate le prende dalla mia posizione. PF: Sai una cosa? Questo mi sembra fuori di testa. PL: Sì, forse non hai tutti i torti…
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Colonna sonora (30 secondi)

 

25) NIKISZOVIEC, dietro piazza Wyzwolenia, tra le vie Świętej Anny  e Janowska
Coordinate: 50°14’34” N; 19°4’52” E
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… ascoltare la canzone Miniera.
Nikiszoviec si trova nel comune di Katowice, in Polonia. Venne costruito fra il 1908 e il 1914 come osiedle robotnicze, cioè come quartiere per le famiglie degli operai impiegati nelle miniere di carbone. I familoki di mattoni rossi sono disposti con simmetria in nove isolati: un reticolo di strade, passaggi ad arco e cortili davanti alla chiesa di sant’Anna. Oggi è un luogo quieto, fuori dal tempo. Seduto su una panchina sbilenca, penso alla canzone Miniera (scritta da Bixio e Cherubini nel 1927). Nel mio iPod ho la versione incisa da Gianmaria Testa nel 2006 per l’album Da questa parte del mare. Il gesto eroico del minatore bruno mi commuove ancora a ogni ascolto. «Nella miniera è tutto un baglior di fiamme / piangono bimbi spose sorelle e mamme / ma a un tratto il minatore dal volto bruno / dice agli accorsi se titubante è ognuno / io solo andrò laggiù che non ho nessuno.»
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Colonna sonora (30 secondi)

 

26) LIMA, in Plaza de Armas davanti alla Catedral
Coordinate: 12°2’46” S; 77°1’50” O
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… sognare città dorate.
Gonzalo Fernández de Oviedo y Valdés racconta nella sua Historia de las Indias (1535-49) che gli indigeni peruviani avevano ideato una «burla», una maniera per liberarsi dei conquistadores: raccontavano agli Spagnoli di tesori, di città dorate e di fonti della giovinezza, così i soldati si lanciavano in lunghe spedizioni nelle terre selvagge… e almeno per un po’ gli indigeni potevano dedicarsi indisturbati alle loro faccende. Seduto su una panchina nella Plaza de Armas, rifletto sulla perspicacia degli indios. Nel sogno di una città tutta d’oro, perduta nella foresta, si nasconde una malinconia, un desiderio di altrove tutto europeo. Ma forse la vera città dorata è proprio questa: Lima con la sua carica vitale, la sua eleganza; Lima con le palme e i mirador, i balconi di legno intarsiato; Lima di domenica, in primavera, con la musica della banda e gli strilli dei bambini.
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Colonna sonora (30 secondi)

 

27) QUITO, sulla Cruz Loma nel massiccio del vulcano Pichincha
Coordinate: 0°11’6″ S; 78°32’16” O
Comodità: 5 stelle su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… sfiorare il cielo.
L’aria è rarefatta: siamo a quattromila metri sul livello del mare. Più in basso le case di Quito sembrano arrampicarsi sulle colline come un immenso gregge di pecore. In lontananza, s’intravede il profilo dei vulcani: il Corazon, l’Atacazo, il Chimborazo. Quest’ultimo, con i suoi 6.268 metri, è la cima più alta dell’Ecuador; ed è anche in un certo senso il punto più alto del mondo, cioè il più distante dal centro della terra. Le montagne hanno un colore verde scuro. Crescono ciuffi di erba spessa, resistente. Ci sono grappoli di fiori viola, un’altalena per dondolarsi sopra la città, una chiesetta, un sentiero che sale fino al vulcano Pichincha, che negli ultimi anni ha ripreso a mandare sbuffi di fumo. Quassù si placa invece il magma di ansia, di stress, di nervosismo che sobbolle dentro di noi. Siamo vicini al cielo. Perché rimuginare? Basta tacere e guardare, respirando piano.
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Colonna sonora (30 secondi)

 

28) BOGOTÀ, nella Plazoleta del Rosario, fra l’avenida Jiménez de Quesada e la Carrera 6a
Coordinate: 4°36’4″ N; 74°4’23” O
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… comprare una poesia.
Gonzalo Jiménez Quesada Rivera, l’esploratore spagnolo che nel 1538 fondò la città di Bogotà, si erge su un piedistallo al centro della piazza. Intorno c’è un viavai di studenti, pensionati, mercanti e artisti di strada. A pochi passi dalla panchina, un ragazzo sta seduto sul marciapiede con una macchina da scrivere. Ha una valigia per raccogliere gli spiccioli, sulla quale ha posato un cartello scritto a mano: POEMAS A LA VENTA (poesie in vendita). Mi avvicino e chiedo il prezzo. Lui mi dice che «la poesia no tiene precio», quindi posso dargli quello che voglio. Mi porge due foglietti, con due poesie intitolate Carta a mi mismo e Cómo se concibe un poema. Lascio cadere qualche moneta nella valigia, poi torno alla panchina e leggo i versi battuti a macchina. Uno studente vicino a me accorda una chitarra. Una ragazza chiede una sigaretta. Qualcuno comincia a cantare.
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Colonna sonora (30 secondi)

 

29) BELLINZONA, in piazza Collegiata
Coordinate:2’722’339.8; 1’116’810.8
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… contare gli anni.
Anno 9.948 avanti Cristo. Un viandante si ferma a riposare; a perdita d’occhio c’è solo erba e silenzio. Anno 5019 a. C. Un pugno di capanne sulla collina; il capofamiglia ama sedersi sopra un ceppo, con la vista che spazia sulle montagne, sui meandri del fiume, sul cielo che brucia al tramonto. Anno 998 d. C. Nelle sere d’inverno, quando all’interno della cittadella non si muove più niente, il ragazzo cammina fra le case, respira l’aria fresca e sogna di partire. Anno 1514 d. C. All’alba il soldato avanza lungo la strada; guarda le mura del castello; intorno a lui, dappertutto, i segni della grande buzza. Anno 2018 d. C. Nello stesso punto, alzo gli occhi verso la Torre Nera di Castelgrande; davanti a me scintillano le luci dell’albero di Natale; dalla piazza arrivano voci, musica, risate; sulla destra, lentamente gira una giostra per bambini. Tutto può ancora succedere, come se il mondo fosse appena nato.
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Colonna sonora (30 secondi)

 

30) ORIGLIO, sulla sponda est del lago in via A ra Gera
Coordinate: 2’716’482.1; 1’101’034.0
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… diventare invisibili.
Oggi come oggi, diventare invisibile non è facile per nessuno. Anche se uno si concentra, si mette in un angolo e cerca d’impallidire, prima o poi squilla un telefono, arriva una lettera da qualche ufficio statale, passa un poliziotto e chiede tutto bene, signore, sta cercando qualcosa? Questa panchina, anche solo per pochi secondi, vi permetterà di trasformarvi: prima diventerete trasparenti, sempre più eterei, poi lentamente la vostra figura si dissolverà e non resterà che il canto dei grilli e il cinguettìo degli uccelli, insieme al lago che sempre bisbiglia il suo discorso. Poi basterà che facciate un colpo di tosse e tornerete presenti, ma con una leggerezza nuova che rinvigorisce i pensieri. L’orario giusto? Difficile dirlo: fin dalle cinque del mattino c’è gente che corre. La cosa migliore è provare nel tardo pomeriggio, d’inverno, quando si accendono le finestre mentre scende il buio.
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Colonna sonora (30 secondi)

 

 

PS: Grazie a Rosa (Mendrisio); Chasper, Marzena e Natalia (Nikiszoviec); Gregorio (Lima, Quito, Bogotà); Alice (Origlio). Potete leggere qui le prime quattro panchine, qui le panchine dalla quinta alla decima, qui dalla undicesima alla diciassettesima e qui le dalla diciottesima alla ventitreesima. In generale, nella categoria Panchinario (in alto a destra), si trovano tutte le panchine.

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Panchinario (18-23)

Sono convinto che, se potessimo giungere alla fine dell’universo, al limite remoto del big bang, ai bordi del continuum spazio temporale, laggiù dove svanisce la luce di cinquecento miliardi di galassie, proprio là troveremmo – come ultima propaggine di materia e avamposto estremo della quotidianità – una panchina. Un luogo tranquillo, con vista panoramica sul nulla. Nel turbinio caotico del cosmo, che è sempre un’esperienza stressante, la panchina sarebbe un invito a fermarsi, a starsene buoni almeno per qualche minuto. Tanto, per seguire l’espansione dell’universo c’è sempre tempo.
Restando in luoghi meno esotici, ecco qualche nuova panchina che si aggiunge alla collezione. Prossimamente, arriveranno anche quelle che ho scovato nei miei recenti viaggi in Polonia e in Sudamerica.

18) STABIO, in via Ligornetto (San Pietro)
Coordinate: 2’716’794.7; 1’079’550.8
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… veder crescere il grano.
Questa è una panchina che richiede doti di resistenza. Dovete andarci un mattino di autunno inoltrato, quando il campo è duro, livido; e non c’è altro da vedere se non il palo di un lampione. Ma nascosti nel profondo della terra i chicchi assorbono acqua, in un intimo raccoglimento, in una muta deflagrazione di vita. Voi restate seduti finché, dopo qualche settimana, i germogli romperanno la crosta del suolo. Allora dalla vostra panchina vedrete apparire tante piccole foglie verdi, che durante l’inverno diventeranno piantine pronte a lottare contro le intemperie. Mettetevi un cappotto, una sciarpa, e restate seduti fino a primavera. Assisterete alla nascita delle spighe, alla loro fioritura. Vedrete crescere il granturco giallo e maturo dei mesi estivi e poi lo vedrete seccare, fino al momento della raccolta. A quel punto salutate il lampione, che vi ha tenuto compagnia per tanti mesi, e tornate a casa.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

19) COMO, tra viale Cavallotti e via sant’Elia
Coordinate: 45°48’42” N; 9°4’31” E
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 2 stelle su 5
Ideale per… visitare mondi inesplorati.
Le ultime rose dell’anno mostrano un volto smagliante, ma per terra si ammucchiano foglie secche. C’è una cassetta dalla quale si può estrarre un libro, lasciandone un altro al suo posto. Prendo in prestito Il mondo perduto di Arthur Conan Doyle. Leggo di un altopiano remoto e popolato di creature preistoriche, quando un colpo di tosse mi riporta al presente. Due uomini, uno molto giovane e uno di mezza età, hanno spinto fin quassù un carrello carico di vestiti e cibarie. Stendono un materasso accanto alla panchina. Aprono una lattina di birra. Il più anziano si lamenta di essere perseguitato dai crampi. Il ragazzo commenta con un rutto. «Ringrazia – dice l’uomo – che sono troppo stanco per darti una sberla». «Me la darai domani», ribatte il ragazzo. Ripongo Il mondo perduto nella cassetta. «È bello?», mi chiede l’uomo. Rispondo di sì. «Una volta leggevo dei libri», commenta l’uomo. Il ragazzo, di nuovo, rutta sonoramente.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

20) LIGORNETTO, nel parco del Museo Vincenzo Vela in via Lorenzo Vela
Coordinate: 2’717’333.5; 1’080’280.7
Comodità: 1 stella su 5
Vista: 4 stelle su 5
Ideale per… leggere un classico.
«Focione, l’Ateniese, non fu mai visto da nessuno né ridere, né piangere.» Alzo gli occhi dal libro e penso a questo saggio uomo politico. Non avrà mai avuto la tentazione di un sorriso? O di una lacrima? Una volta espresse la sua opinione nell’assemblea e tutti lo applaudirono, all’unanimità. Lui si volse verso gli amici e mormorò: «Devo aver detto una sciocchezza». Questa panchina di sasso invita a letture brevi ma consistenti. Torno a sfogliare Plutarco, Detti memorabili di re e generali, di Spartani, di Spartane (a cura di Carlo Carena, Einaudi 2018). Davanti a me c’è un salice che piange sul destino di Focione, condannato a morte nel 318. Nella quiete del parco, scorrono i grandi fatti della storia insieme alle minuzie, com’è giusto che sia. «Vilipeso per il fetore del suo alito, Ierone rimproverò alla moglie di non averglielo mai detto. E lei: “Credevo che tutti gli uomini avessero quell’odore”.»
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Colonna sonora (30 secondi):

 

21) MONACO, nell’Englischer Garten vicino alla Chinesische Turm
Coordinate: 48°9’3″ N; 11°35’36” E
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… stare in silenzio.
Siamo a Monaco, in Baviera. Il Biergarten “Am Chinesische Turm” è un viavai incessante di enormi boccali di birra, bratwurst, patate fritte, turisti e corvi neri che mangiucchiano gli avanzi. Ma basta allontanarsi di qualche decina di metri per trovare questa immensa Ruhebank, questa panchina silenziosa circondata dall’acqua. Per arrivarci bisogna camminare su un ponticello: sono pochi passi, ma si ha l’impressione di attraversare intere città, epoche, continenti. Sullo schienale è incisa una scritta: «HIER WO IHR WALLET DA WAR SONST WALD NUR UND SUMPF» (“Il luogo dove ora sostate fu un tempo foresta e palude”). Come non restare in silenzio, pensando alla natura selvaggia e agli esseri umani che vogliono lasciare un segno del loro passaggio in questo mondo? Per costruire la panchina, nel 1838 Leo Von Klenze impiegò il calcare di Kelheim, una roccia sedimentaria formatasi 150 milioni di anni fa.
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22) SAN VITTORE, sulla Strada dei Monti verso Giova
Coordinate: 2’728’903.6; 1’122’392.5
Comodità: 4 stelle su 5
Vista: 3 stelle su 5
Ideale per… nascondersi.
Per visitare questa panchina dovete aspettare un giorno fitto d’impegni. Io ho scelto un luminoso sabato d’autunno. Su di me incombevano telefonate, mail, una conferenza da preparare. Avevo da finire un racconto e da pubblicare un pezzo nel blog. Che si fa in questi casi? Si fugge. Senza pensarci due volte, prendo la bicicletta e pedalo fino a San Vittore. Eccomi in via Mesolcina, con il vento alle spalle. Dopo aver superato due grotti, svolto a sinistra e comincio a salire. La panchina sta su uno sperone roccioso, accanto al serbatoio comunale di acqua potabile. Di fatto non è lontana dal mondo: dal basso arriva il ronzio dell’autostrada e s’intravedono le industrie di San Vittore. Ma all’ora giusta, con il sole radente, basta socchiudere gli occhi per scorgere solo alberi, montagne, cielo. Mi concentro sul fruscìo delle foglie mosse dal vento. Un pensiero mi balena per la testa: qui non mi troverà nessuno.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

23) DUNKELD, accanto alla Cattedrale di san Columba, sulla riva nord del fiume Tey
Coordinate: 56°33’52.1″ N; 3°35’21.3″ O
Comodità: 3 stelle su 5
Vista: 5 stelle su 5
Ideale per… stare in pace.
Vicino al villaggio di Dunkeld, in Scozia, sorge una cattedrale gotico-normanna costruita fra il 1260 e il 1501. Intorno c’è un parco dove l’erba è perfettamente erbosa, il fiume perfettamente fluviale, il vento perfettamente ventoso. Tutto è pace e silenzio. Eppure proprio qui il 21 agosto 1689 infuriò la Battaglia di Dunkeld (Blàr Dhùn Chaillinn in gaelico). Nel lato a est della cattedrale restano i segni dei colpi di moschetto che si scambiarono i clan di giacobiti favorevoli a James VII di Scozia e un reggimento fedele a William di Orange. Centinaia di uomini persero la vita, fra i quali il ventisettenne tenente colonnello William Cleland, al comando del reggimento. Colpito al fegato e alla testa, si rincantucciò in un angolo così che i suoi soldati non lo vedessero morire. Oggi è sepolto nella navata della cattedrale, sotto una pietra su cui è inciso soltanto il suo nome.
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Colonna sonora (30 secondi):

 

 

PS: Grazie a Maria Linda (Monaco), Alice ed Eloisa (Dunkeld). Potete leggere qui le prime quattro panchine, qui le panchine dalla quinta alla decima, qui le successive. In generale, nella categoria Panchinario (in alto a destra), si trovano tutte le panchine.

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