Festa danzante

Una notizia di cronaca spicciola: è tornato in libreria il romanzo L’arte del fallimento (Guanda 2016), stampato dall’editore TEA in formato tascabile. Un’altra notizia, ancora più spicciola: oggi compio quarant’anni. Non so perché, le due novità s’incrociano nella mia mente. Ma è una sovrapposizione pericolosa.
L’arte del quarantesimo.
Fallire un compleanno.
Quarant’anni di fallimenti.
I titoli ronzano come zanzare. Per distrarmi, sfoglio il romanzo. Rivedo con piacere quel piccolo refuso che ha resistito per tutte le fasi della revisione, superando indenne le varie bozze e ristampe e, a quanto pare, anche l’edizione tascabile. In fondo è giusto così: L’arte del fallimento non sarebbe la stessa senza errori di stampa. Ma non voglio rivelare niente: i refusi vanno scovati in solitudine.
Gli occhi mi cadono su un paragrafo in cui, alle prese con i suoi fantasmi, Elia Contini se ne va a camminare nei boschi. Non è un esercizio fisico, quanto un modo per accedere alla parte misteriosa dell’esistenza. Le volpi di Corvesco sono un segnale che viene dal profondo, dall’invisibile. Non c’è bisogno d’incontrarle. Basta cercarne le tracce, avvertirne l’indecifrabile prossimità.

C’era un sentimento che lo teneva legato. Poteva riconoscerlo in un lungo silenzio, o nei fari di un’auto che saliva dal fondovalle. Il bosco pareva soffocante, perfino minaccioso. L’unica salvezza era prendere la macchina fotografica e camminare. Lungo le piste appena distinguibili, a pochi passi da un ruscello o da un dirupo, non c’erano più pensieri, soltanto azioni, e c’erano volpi nell’oscurità, presenze ignote ma vicine.

La figura del camminatore solitario mi fa pensare a una poesia che lessi per la prima volta a diciassette o diciotto anni. È di Mario Luzi e risale al 1954. S’intitola: Nell’imminenza dei quarant’anni. Ricordo il senso d’immedesimazione suscitato dai primi versi: Il pensiero m’insegue in questo borgo / cupo ove corre un vento d’altipiano / e il tuffo del rondone taglia il filo / sottile in lontananza dei monti. Un uomo che cammina nel paesaggio deserto. Un individuo che, a me, pareva già quasi anziano: Si sollevano gli anni alle mie spalle / a sciami. Immaginavo quei quarant’anni d’ansia, / d’uggia, d’ilarità improvvise, rapide / com’è rapida a marzo la ventata / che sparge luce e pioggia. Leggevo: L’albero di dolore scuote i rami… Pensavo: chissà che cosa vuol dire trovarsi a quello snodo, scorgere l’ombra del proprio passato.
Be’, adesso ci sono.
Nulla m’impedisce di rifare lo stesso gioco. Prendo l’ultimo libro pubblicato in vita da Luzi, a novant’anni. S’intitola: Dottrina dell’estremo principiante (Garzanti 2004). Leggo: Bellezza, lo sentiamo / che sei al mondo. / Qualche transitiva forma / ci illudiamo ti sorprenda. / Da qualche raro volto / ci fulmini e ci incanti. Penso: chissà che cosa vuol dire trovarsi a quel punto estremo, guardare indietro e poi ancora intorno a sé, cercando sempre la bellezza.
A proposito di novantenni. Ieri sera, tornando a casa in macchina sotto la pioggia, stavo ascoltando l’ultimo disco del pianista francese Martial Solal. S’intitola My one and only love (Intuition 2018). È  un concerto per piano solo, registrato live il 17 novembre 2017. Solal aveva compiuto novant’anni qualche mese prima. Secondo il critico Franck Bergerot si tratta di uno dei migliori dischi della carriera di Solal, «un musicista che non ha mai cessato di progredire verso l’essenziale». Un esempio è Sir Jack, sviluppato a partire dal brano tradizionale Brother John (in italiano Fra Martino). Mi ha colpito la leggerezza del tocco, la fantasia, la sapienza del grande improvvisatore che non ha perso la capacità di giocare e meravigliarsi.

Ero già arrivato a casa. Mi sono fermato nel parcheggio e ho aspettato che finisse il brano, con l’accompagnamento della pioggia che batteva sui vetri.

PS: Per l’occasione, voglio invitare le lettrici e i lettori di questo blog a una festa danzante nel villaggio di Saint-Rigomer-des-Bois.

Festa danzante

È un piccolo momento fuori dal tempo, un breve racconto inedito senza volpi, ma con un bar dov’è piacevole bere un boccale di birra.

PPS: La lirica Nell’imminenza dei quarant’anni è tratta da Onore del vero (Neri Pozza 1956), confluita poi nel volume L’opera poetica (Mondadori 1998). Ecco il testo completo delle due poesie: Nell’imminenza dei quarant’anni e Bellezza, lo sentiamo.

PPPS: La citazione di Bergerot proviene dal numero 704 di Jazz magazine (aprile 2018). L’audio con la musica di Solal non è limpido, ma restituisce l’esperienza sonora. Automobile, pioggia, pianoforte. Ascoltare un pianista novantenne che improvvisa su Fra Martino: ci sono modi peggiori per festeggiare un compleanno.

PPPPS: L’altopiano nella foto sopra non è quello di Viterbo, dove camminava Mario Luzi nel ’54, ma quello della Greina, nella parte alta del Canton Ticino. Anche lassù il tuffo del Gypaetus barbatus, in mancanza di rondoni, taglia il filo / sottile in lontananza dei monti.

PPPPPS: Non so se qualcuno sia arrivato fino al quinto post scriptum. Ma se vi restasse ancora tempo, e se ancora non l’aveste guardato, vi ripropongo il video sul romanzo L’arte del fallimento, realizzato da Alessandro Tomarchio con il sax di Alan Rusconi. Qui non si vede nessun tipo di altopiano, ma semplicemente il piano di Magadino, come una pianura padana in formato tascabile fra le montagne.

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14 pensieri su “Festa danzante

  1. Auguri e complimenti per questo post, che regala un soffio di speranza: i versi sulla bellezza e l’impro di Sir Jack dimostrano come a novant’anni si possa ancora essere vitali, avere voglia di ricominciare, di rinascere. Ma come si fa ad avere questa forza? Secondo me, tutto sta nel non perdere di vista le volpi…!


  2. A proposito di sentirsi fuori dal mondo sono su un’isola a diecimila chilometri da casa. Eppure in questo posto sperduto sono seduta davanti a uno stagno di ninfee, mentre il museo qui vicino espone tre tele di Monet. Rarissime perché le prime prove di quelle famose che verranno.
    Allora non c’è un altro mondo a quanto pare…
    Auguri!!
    (Foto: Naoshima, Giappone)

    1. Grazie mille, Lorenza. Quante ninfee: quelle reali (che stavi guardando ieri); quelle di Monet; quelle della fotografia (che sto guardando ora). Direi che, a ogni nuova apparizione delle stesse ninfee, un altro mondo si dischiude… Un caro saluto!

  3. Auguri, Andrea!
    Ci sono anch’io alla festa danzante di Saint-Rigomer-des-Bois. Tu sei seduto in un angolo, assorto, a rincorrere pensieri sui quaran’anni. Hai il cappello sulle ventitré e la pipa alla Maigret. Ti alzi, come per un’improvvisa urgenza, raccogli lo zaino ed esci a guardare l’orizzonte.
    Buon compleanno!

    1. Grazie mille, Paola! (Hai proprio ragione: ero lì e stavo fumando del tabacco “Caporal gris”, come il commissario Maigret… e ricordo che anche tu, dopo un po’, ti sei allontanata dalla musica e sei uscita contemplare l’orizzonte, sempre nuovo.)

  4. Caro Andrea, un caro augurio di buon compleanno! A quarant’anni sei al top : hai vigore, un vissuto, padronanza di te, usi le energie con più discernimento, prendi coscienza del passato e puoi puntare con decisione verso il futuro. Credimi è il momento migliore e cerca di viverlo pienamente Penso che Contini – che rivedrei con molto piacere – può darti qualche dritta. Auguri cari e saluti!
    Marcello

    1. Grazie mille, Marcello! Farò tesoro dei consigli: i tuoi e quelli di Contini…
      (A proposito, credo che lo rivedrai presto: il nuovo romanzo uscirà a metà settembre.)
      Un caro saluto!

  5. Complimenti per l’edizione tascabile… e auguri per i quaranta!
    Ho apprezzato molto l’audio: pioggia, pianoforte, motore… il tutto, insieme alle parole che avevo appena letto, mi ha regalato un momento speciale. Grazie.

  6. Caro Andrea,
    mi è molto piaciuta la tua riflessione e la poesia di Luzi e – seppure con qualche giorno di ritardo – ti faccio i miei auguri!
    Proprio una settimana fa è capitato anche a me di spegnere le candeline sulla torta e durante il vagabondaggio notturno per i festeggiamenti, sono capitata… a Paradeplatz! Mi siete venuti in mente tu e Yari e ho lasciato lì due birre, ma speriamo che prima del vostro prossimo incontro nessuna volpe zurighese le ruberà… ancora tanti auguri!

  7. Buon Compleanno, in ritardo!
    Quarant’anni: sei un bimbo!
    Lo choc arriva quando ti festeggiano; se non ci fosse festa, sentiresti meno questo momento, che è uno come tanti altri.
    Originale il racconto “Festa danzante”: per te, che sei un cultore della musica, l’ascolto di un buon sassofonista, ti aiuterebbe a scordare i quarant’anni! Ma non te lo devo dire io…

  8. Buon compleanno Andrea! (sono il solito ritardatario…)
    Quanta bellezza ci hai fatto conoscere! Non solo con i romanzi, ma anche con i pezzi proposti su questo blog… e hai solo quarantanni…
    Auguri !

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