Zaynab e il commissario

Su invito del settimanale “Cooperazione” ho cominciato una nuova serie poliziesca: Zaynab e il commissario. Sono racconti molto brevi, indipendenti l’uno dall’altro ma sempre con gli stessi protagonisti. Un poco alla volta, sto cercando di approfondire l’atmosfera dei luoghi e il carattere dei personaggi. Le storie appaiono ogni settimana nell’edizione cartacea della rivista, accompagnati dalle illustrazioni di Andrea De Carli (suoi sono i disegni che vedete in questo articolo). Tutte le puntate si trovano anche online: www.cooperazione.ch/serienoir.
Questi racconti mi danno l’occasione per riflettere su alcuni aspetti della nostra società, dal punto di vista psicologico e sociale. La Svizzera, con la sua multietnicità, mi pare un buon osservatorio. Pensando all’idea per una serie, subito mi sono venuti in mente Zaynab Hussain e Giorgio Robbiani. Non saprei precisare nel dettaglio la loro origine: è un miscuglio fra persone che ho conosciuto, libri che ho letto, luoghi che ho visto, emozioni che ho provato.
Giorgio Robbiani è un ex commissario della Polizia cantonale ticinese. Dopo tanti anni di lavoro è andato in pensione, è invecchiato, ha vissuto con dolore la morte di sua moglie. Con il passare del tempo, sente scemare le sue forze. Quando si accorge di non essere più autosufficiente, assume una badante. Zaynab Hussain è una donna ancora giovane ma segnata dalla fatica: emigrata con suo marito Muhammad dalla Tunisia in Italia e poi in Svizzera, è rimasta sola quando Muhammad è morto di meningite nel Centro per richiedenti l’asilo di Chiasso. Grazie all’aiuto del medico che aveva curato suo marito, ha trovato un impiego come badante prima per un anziano avvocato e poi per Giorgio Robbiani.
Robbiani non è più tecnicamente un poliziotto, ma la gente sa che lo è stato per tutta la vita e che, in un certo senso, non smetterà mai di esserlo. Il suo fiuto è sempre lo stesso, reso ancora più efficace dall’esperienza. Così molti ricorrono a lui per un aiuto in occasione di piccoli problemi (furti, sparizioni, litigi, eccetera). In più, l’ex commissario ha ancora molti amici nella polizia, e qualcuno ogni tanto gli chiede un consiglio. Ben presto Robbiani si accorge che Zaynab, con la sua curiosità e la sua intelligenza vivace, può rivelarsi un’ottima assistente per le sue micro-indagini. Oppure è lui a essere l’assistente di Zaynab? Difficile dirlo. Come molte coppie di investigatori, Zaynab e il commissario si completano a vicenda.
Lui è un uomo, lei una donna. Lui è burbero, anziano, debole, acuto nel giudicare la natura umana. Lei è spigliata, giovane, forte, talvolta fin troppo ottimista. Lui è svizzero, di lingua madre italiana, lei è tunisina, di lingua madre araba. Lui ha una certa solidità economica, lei è precaria. Lui proviene da una tradizione occidentale cristiana o post-cristiana, lei da una tradizione islamica. E così via. Il mio interesse non consiste tanto nel paragonare i diversi punti di vista, quanto nel mostrare che solo la conoscenza reciproca consente uno sguardo adeguato alla complessità del mondo.
Tra le letture che mi hanno ispirato ci sono i testi del teologo e poeta mistico persiano Jâlâl alDîn Rûmî (1207-1273). Una delle sue opere più celebri è il Mathnawî, un poema di 51.370 versi in rima baciata. Nel terzo volume, a partire dal verso 1260, Rûmî racconta di una controversia sorta sulla forma e la descrizione di un elefante.
Alcuni indiani avevano messo un elefante in una casa buia, con l’intenzione di esibirlo a chi non ne aveva mai visto uno. Volendolo vedere, molte persone entrarono, una dopo l’altra, nell’oscurità. / Visto che con gli occhi era impossibile, ciascuno, nell’oscurità, lo palpava col palmo della mano. / La mano di uno si posò sulla proboscide e quello disse: «Questa creatura è come un tubo per l’acqua». / La mano di un altro toccò l’orecchio, che gli parve simile a un ventaglio. / Un altro, avendo preso una gamba, dichiarò: «Trovo che la forma di un elefante è come quella di un pilastro». / Un altro posò la mano sulla schiena e disse: «In verità, l’elefante è come un tronco». / Del pari, ogni volta che qualcuno sentiva la descrizione dell’elefante, la capiva in base alla parte che era stata toccata. Rumi fa notare che l’occhio della percezione sensoriale è unicamente come il palmo della mano, e il palmo non è in grado di afferrare la totalità. I nostri sguardi talvolta si perdono nelle cose inessenziali, perché intravediamo solo un aspetto delle cose: Giorno e notte si muovono i bioccoli di schiuma che vengono dal mare; tu vedi la schiuma e non il mare. Che strano! / Ci urtiamo gli uni gli altri come barche; i nostri occhi non vedono, anche se ci troviamo nell’acqua chiara.
In effetti, gran parte della vita è urtarsi gli uni gli altri. Gran parte della vita è non vedere niente neppure nell’acqua limpida. Anche per questo leggiamo e scriviamo. Non ci basta la schiuma, ma vorremmo cogliere il vasto mistero del mare. Rûmî, commentando l’episodio, scrive: Lascia vagare il tuo spirito, e dopo sii attento. Tappati le orecchie e poi ascolta. È un buon consiglio di scrittura. L’attenzione non è uno sforzo, ma uno stato che si raggiunge lasciando liberi i pensieri: eliminato il frastuono delle teorie e dei preconcetti, saremo in grado di ascoltare ciò che i nostri personaggi vogliono raccontarci.
Il poliziotto e la badante rispecchiano due parti di me stesso. Da un lato, la fragilità, la debolezza; dall’altro la curiosità e la voglia di conoscere l’ignoto. Sono due atteggiamenti dell’anima: il legame con la tradizione insieme al sentimento di essere straniero. L’equilibrio – a volte arduo – fra queste due parti mi spinge a pormi domande, a leggere, a viaggiare, a pensare… e a immaginare nuovi casi per Zaynab Hussain e Giorgio Robbiani.

PS: Zaynab e il commissario cresce seguendo il ritmo di uscita di “Cooperazione”. Se aveste riscontri, domande o suggerimenti, scrivetemi pure! Voglio ringraziare Rocco Notarangelo e tutta la redazione per la fiducia e per il supporto. Grazie anche ad Andrea De Carli, il quale ogni settimana dà una forma grafica alle storie. Sono grato infine a Martina e Gregorio che mi hanno ospitato a Zurigo, dove ho scritto il primo racconto della serie.

PPS: La citazione di Rûmî è tratta dalla versione italiana integrale del Mathnawî, pubblicata da Bombiani nel 2006 e ripubblicata nel 2016, sempre con introduzione, traduzione e note di Gabriele Mandel Khân e Nûr-Carla Cerati-Mandel.

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16 pensieri su “Zaynab e il commissario

  1. Ho sempre poco tempo tra un pranzo e l’altro, tra la spesa e i bambini da ritirare a scuola: devo ammettere quindi che all’inizio, quando ho visto la serie sul giornale, mi sono detta che non sarei mai riuscita a leggere né a ritagliarmi il tempo per affezionarmi a una nuova storia. Devo invece ammettere che sono rimasta sorpresa: per cinque minuti sono finita in un mondo lontano dalle mie incombenze quotidiane! Grazie!

  2. Mi sono letta i primi tre racconti: grande idea, grande stile! 😍. Più di tanti discorsi sull’integrazione, certe volte basta una storia. E quella poesia dell’elefante poi mi ha fatto capire il senso profondo dei racconti, per cui grazie! 🐘😘

  3. Boh, ho letto, le storie non sono neanche male, ma secondo me non si dovrebbe lanciare questi messaggi oggi come oggi. Abbiamo un problema serio con i migranti, e soprattutto con l’Islam che non rispetta la dignità femminile. Bisogna essere fermi nel proporre i nostri valori e, soprattutto, reciprocità! Se io non posso girare vestito come voglio a casa tua, per favore tu qui ti togli il velo! Cordiali saluti, grazie!

    1. Con tanta gente che fa fatica, non capisco perché esaltare gli stranieri. Ci vorrebbe un muro, per tenerli fuori. Non per odio, ma perché se no finisce spappolata la nostra identità.

      1. @jack Il “problema serio” con i migranti si risolve proprio coltivando la conoscenza reciproca senza sparare giudizi. Anche la società islamica può essere aiutata a progredire nella questione femminile, senza snaturare una religione fra le più importanti e seguite al mondo! Bisogna avere un po’ di sensibilità anche per gli altri, ogni tanto.
        @mirco A me sembra un discorso egoista. E soprattutto poco realista: pensi che un muro basterà a fermare la storia?
        @fazioli Bella iniziativa. Leggerò (online, perché non ricevo il cartaceo). Avanti così!

      2. Jack: Io non lancio messaggi, mi limito al mio mestiere di narratore. Mi sembra che, per quanto riguarda l’Islam (e ogni altra cosa), sia pericoloso soprattutto lanciare proclami su ciò che non si conosce.

        Mirco: I muri spappolano chi li costruisce.

  4. Ciao, Andrea, sei sempre creativo e riesci sempre a stimolare la mia curiosità. Bravo! Tutti i sensi sono importanti, in egual misura, legati a diverse situazioni.

  5. Bravi. Idea molto bella, storie ironiche e poetiche, illustrazioni che danno un valore aggiunto. Un suggerimento però a Andrea De Carli: sarebbe bello mostrare anche scorci di paesaggio. Vi leggerò di settimana in settimana! 😘

  6. Complimenti, signor Fazioli, per questa bella iniziativa letteraria che, oltre a donarci delle storie appassionanti, ironiche o malinconiche, ci invita a riflettere sulla nostra società e pone un tassello prezioso sulla strada dell’integrazione culturale e dell’accoglienza.

  7. Complimenti a tutti: all’autore, all’illustratore (bello spunto grafico!) e alla redazione che ha avuto il coraggio di credere nel genere ahimè bistrattato della “short story” (certo che bisogna saperla scrivere… e qui abbiamo un maestro!) e nel genere parimenti guardato a volte con snobistica superiorità del poliziesco, che invece riesce a trattare con delicatezza e in modo originale anche temi complessi e dibattuti, contribuendo ad avvicinare diverse culture e a invogliare le persone a leggere. Bravi tutti!

  8. Letto i primi racconti e già entusiasta dei personaggi: lui burbero ma tenero, lei curiosa ma fragile… una bellissima idea! 😍 C’è il desiderio di ritrovarli settimana dopo settimana, ma anche quello, lo confesso, di vederli apparire in una storia più lunga, prima o poi… succederà???

    1. Grazie, sono lieto che abbia apprezzato i personaggi. Per il momento, mi limito ai racconti brevi settimanali (è già un bell’impegno!). Ma di settimana in settimana anch’io imparerò a conoscere meglio Zaynab e Robbiani, quindi non è escluso che prima o poi mi venga voglia di scrivere una storia più lunga…
      Un cordiale saluto e buona domenica!

  9. Trovo noioso, per non dire indisponente, che per ogni espressione dell’ingegno personale di giornalisti o di scrittori o di ricercatori… si vada sempre a ricercare un qualche contenuto non dichiarato ma immaginato, una qualità identificativa ritenuta evidente nel lavoro che si legge o si ascolta. Trovo noioso che non ci si accontenti del gusto del bello ma che si cerchi sempre di categorizzare secondo la propria predisposizione, che ogni cosa debba essere di destra o di sinistra, pro Ambrì Piotta o pro Lugano, tifa Rossi o tifa Marquez, è un buonista o un edificatore di muri, e via giudicando. Sarà per via della facilità espressiva tramite i mezzi della Rete digitale, sarà un’abitudine che abbiamo costruito su nuove basi culturali e politiche, non saprei bene, ma perché non apprezzare un racconto per il semplice piacere di una buona costruzione, per la bellezza che se ne può ricavare?

    1. Sono d’accordo circa l’inopportunità di usare le forme narrative come strumenti per affermare idee o, peggio, ideologie. È però vero che un testo ne sa sempre più del suo autore, e in esso possono affiorare contenuti che l’autore non aveva né dichiarato, né previsto, né immaginato. In tedesco c’è un’espressione che riassume bene il concetto: Deutung ist immer reicher als Bedeutung (ciò che è detto è sempre più ricco del significato che gli si attribuisce). Per fortuna i racconti e la bellezza sono fuori dal tempo e sono sempre lì, a nostra disposizione: sono sempre attuali. Mentre nulla invecchia tanto rapidamente quanto le categorie, le etichette, gli schieramenti ideologici. Dentro un racconto, se è ben riuscito, ci si trova la vita, non un’opinione. Un cordiale saluto!

  10. Bellissimi racconti, bellissima idea!
    Noi riceviamo il giornale di carta in ufficio e io comincio sempre a leggere dalla pagina di Zaynab. A dire il vero, prima non è che sfogliassi molto il giornale, ma adesso in ufficio c’è una gara per leggerlo prima… comunque, a parte i racconti di Zaynab, anche il resto non è male. Riceviamo anche “L’Azione” della Migros, che però è più noiosa, almeno secondo me. Insomma complimenti a tutti per questa serie che fa riflettere e certe volte anche sorridere!

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