Piazzetta tropicale

Ormai è quasi un richiamo istintivo: verso la fine del mese, qualcosa mi attira verso l’anonima piazzetta rotonda che ho trasformato in un mandala, in un micro-territorio di esplorazione. Con il passare del tempo mi accorgo che non si tratta solo di un esercizio di pazienza o di scrittura, quanto di un allenamento nell’arte dell’attenzione. Tutto è minuscolo, non si verificano grandi eventi. Solo una manciata di chiacchiere, qualche screzio fra innamorati o fra bevitori di birra, grida e giochi di bambini, un eterno pigolio di passerotti. Eppure, in qualche modo bizzarro, questi fatti impercettibili sono l’ossatura della quotidianità, della vita implacabile che ci attraversa e ci consuma in ogni istante.
È un pomeriggio soffocante. L’estate arroventa l’asfalto e Bellinzona sembra una città fantasma. Passano due ragazzi a torso nudo, poi un vecchio che si copre la testa con un giornale. Su una bicicletta elettrica sfreccia una ragazza bionda, veloce, ventilata, come un miraggio. Mi avvicino alla fermata dell’autobus. Mi accorgo che hanno tolto tutti i manifesti e i volantini, o forse il sole li ha bruciati via, così come ha bruciato l’erba di una delle aiuole. Nell’altra invece i fiori crescono rigogliosi: il viola e il verde si mescolano al giallo dell’autopostale e restituiscono un soffio di vita a quest’ora esausta.
Avvicinandomi, scorgo da dietro le quattro teste dei vecchietti in fila sulla panchina, come sentinelle che non abbandonano il forte. I quattro stanno parlando di due argomenti, che s’intrecciano in maniera apparentemente casuale: 1) L’arte d’imboscarsi sul lavoro nei mesi estivi, con un catalogo di fannulloni storici paragonati ai fannulloni di oggi, che al confronto sono pallidi tentativi di emulazione; 2) il clima torrido: secondo i meteorologi sopra la città c’è (ma il vecchietto usa il verbo staziona) un anticiclone che viene dai mari del sud e che suscita (il vecchietto dice determina) un clima tropicale.
Mi sono portato nella borsa vari libri, per affidarmi poi all’ispirazione del momento. Dopo aver sentito i vecchietti, estraggo L’uomo dei Caraibi (edizioni Cepim 1977): la speranza è che le tavole di Hugo Pratt mi aiutino a percepire l’atmosfera tropicale della piazzetta. Naturalmente, manca la vastità dell’oceano; in compenso, c’è la vasca circolare nella quale si bagnano i passeri e i merli. Ai bordi della piazza approda un uomo scarmigliato, con in mano una lattina di birra. Viene raggiunto da un conoscente. I due discutono a lungo della possibilità di acquistare dei francobolli alla Posta, che dista poco più di cento metri. Alla fine decidono che fa troppo caldo, e si abbandonano alla dolce immobilità caraibica, interrotta appena dal suono lancinante di un motorino che s’immette rumorosamente nella via principale (i vecchietti scuotono il capo; uno, con l’aria di chi se ne intende, spiega che il motore è di sicuro truccato).
Due bambini, muniti di una bottiglia di plastica, s’ingegnano per arrampicarsi: Ti faccio scaletta, dice il più grande. Vogliono arrivare al rubinetto e riempire la bottiglia. L’operazione è complessa e richiede più di un tentativo. Nel frattempo gli uccelli, scacciati dalla loro vasca da bagno con idromassaggio, protestano a gran voce. Il sole gira intorno alla piazza, una panchina resta scoperta, un’altra viene protetta dall’ombra (quella dei vecchietti è sempre all’ombra, per una sorta di diritto meteorologico acquisito).
Leggendo Pratt immagino il suono delle onde del mare, i lunghi viaggi, le attese infinite. Se chiudo gli occhi, sento invece l’intersezione tra i mondi sonori della piazzetta: il festival degli uccelli, le parole dei pensionati in fila sulla panchina, il ringhio dei motorini e il lento sbuffare dell’autobus. Il mese scorso ho provato a partecipare anch’io, imitando il canto di una cinciallegra. Stavolta invece mi limito a fare da comparsa, appoggiandomi allo schienale della panchina, allungando le gambe, lasciandomi avvolgere dal caldo, dalle chiacchiere, dagli uccelli, dall’acqua, dall’enormità di questo piccolo frammento tropicale made in Switzerland.

PS: Per chi si fosse perso qualche puntata, sono già stato alla piazzetta (che si trova tra via Raggi e via Borromini, dietro la fermata dell’autobus “Semine”) in gennaio, febbraio, marzo, aprile e maggio.

PPS: E per chi non potesse passare di persona, ecco trenta secondi di piazzetta…

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10 pensieri su “Piazzetta tropicale

  1. Bellissima serie! L’ho scoperta per caso il mese scorso, e ho recuperato gli arretrati. Aspettavo la puntata di giugno e non mi ha deluso… è proprio l’atmosfera che mi aspettavo per la “piazzetta” sotto la canicola! Prima o poi magari ci passerò di persona, e farà di sicuro un effetto strano, come visitare un luogo che si conosceva tramite libri o film. Per intanto… aspetto il mese di luglio!

    1. Grazie mille, Benny: in effetti, in questi giorni, la piazzetta sembra davvero un atollo tropicale, rinfrescato appena dall’esile flusso della fontana. Se le capitasse di passare di persona, mi faccia sapere! Intanto, un cordiale saluto… in attesa della prossima puntata!

  2. Grande! Non so se mi è venuta voglia di andare in vacanza ai Caraibi o a Bellinzona! 😉 Questo fumetto di Pratt è della serie Corto Maltese?

    1. Il fumetto di Pratt non è della serie di Corto Maltese (che mi piace molto), ma è una storia isolata, appartenente alla collana Un uomo un’avventura: è una bella serie di trenta numeri, tutti di genere avventuroso, curata da Decio Canzio e pubblicata a partire da novembre 1976 fino a novembre 1980 dalla Sergio Bonelli Editore (poi ristampata pure da altri editori). Sulla copertina purtroppo è accreditato solo il nome del disegnatore (in questo caso Hugo Pratt) e non quello dello sceneggiatore (in questo caso, come in molti altri volumi della collana, si tratta di Decio Canzio). Buona fortuna con le vacanze… che siano ai Caraibi o a Bellinzona!

  3. Non ci sono mai stata ma ormai mi sento di casa nella piazzetta!😂 È bello come noti ogni piccolo gesto, e come in un attimo voli ai Tropici con la fantasia! 🏝😍 Buona estate!

  4. Ancora davvero coinvolgente, grazie mille. Peccato non poter essere lì anche per quell’altra grande “piazza” che sta andando in scena: quella del Bellinzona Festival Blues. Avevo vissuto una serata magica nel 2003 con Billy Branch e la sua armonica a bocca. Indimenticabile!

    1. Grazie mille, Giuseppe! Grazie anche per aver citato la piazza bellinzonese dove risuona il blues. (Quella è una piazza vera, non come la mia anonima piazzetta: atmosfere diverse, persone e situazioni diverse.) Anch’io ho ricordi di grandi serate a “Piazza Blues” (quella con B. B. King, per fare solo un esempio). Magari riuscirò a passare pure quest’anno. Un cordiale saluto!

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