L’elefante innamorato

A sud di Bellinzona c’è una piccola piazza che, senza mettersi in mostra e senza attirare l’attenzione, fa il suo placido lavoro di piazza. È uno slargo circolare, buttato lì come per caso tra via Raggi e via Borromini, dietro la fermata del bus Semine. All’inizio dell’anno ho deciso che ne avrei fatto il mio mandala, seguendo lo spunto del biologo David Haskell. Riassumendo: Haskell ha isolato un cerchio di un metro quadrato in una foresta del Tennessee; per un anno è poi tornato ogni due o tre giorni a osservare i cambiamenti, con l’idea che bastasse un frammento per riflettere la grandezza della natura. Io, che non sono uno scienziato, desidero invece osservare i cambiamenti umani a partire da un angolo qualunque di una città come tante.
IMG_9423Nei primi giorni di gennaio mi ero seduto per mezz’ora ai bordi della piazza (trovate qui i dettagli). Oggi, circa un mese dopo, torno sulla stessa panchina, alla stessa ora, sotto lo stesso cielo. Qualcosa è cambiato? Sulle prime, tutto mi pare come sempre. Ho la sensazione che ci sia più movimento nelle foreste del Tennessee; qui la vita sembra dormire sotto il sole di primavera che – mormora una signora di passaggio – è traditore. La sua interlocutrice aggiunge, enigmatica: sono tutti traditori, i mesi con la erre. Entrambe hanno fatto la spesa alla Coop e ora aspettano il bus. Non alla fermata, dove c’è ombra, ma qualche metro più in là, sotto il sole che è bellissimo e fugace, come ogni traditore.
IMG_9422L’aria è un po’ più dolce, spuntano i primi fiori, riesco a leggere senza che il freddo mi punga le mani. L’ultima volta mi ero portato un libro di Carlo Fruttero, stavolta ho con me un classico: le Storie naturali di Plinio il Vecchio. Per dirla tutta: è quasi primavera. È quasi primavera, io sono più vecchio di un mese, nel cielo svetta una gru che prima non c’era. Poca cosa, se pensiamo alla vastità dell’universo. Ma è possibile vederla da qui, l’ampiezza dell’universo? Che c’è in comune fra questa piazzetta rotonda e la gloriosa maestà delle galassie?
IMG_9409L’unicità, forse. Passa un ragazzino in monopattino, arriva e riparte l’autobus. Mi suona il telefono, rispondo, parlo, il sole abbandona la piazza senza lasciare tracce. Ogni parola che pronuncio, ogni filo d’erba nelle aiuole, ogni spruzzo di orina di questo cagnetto grigiastro, ogni pelo di barba del suo padrone, ogni pesce, ogni elefante e ogni leone descritto da Plinio, ogni insetto, anche, con la sua incommensurabile piccolezza, ogni ammasso di gas e ogni stella esplosa milioni di anni fa, tutto accade o è accaduto nel fiume del tempo, dove non ci si bagna due volte. E ogni punto dell’universo è il centro dell’universo, a pensarci bene, visto che non ci sono confini e che oltre l’infinito si apre di nuovo l’infinito e poi ancora altro infinito.
IMG_9408Ecco dunque che, proprio al centro dell’universo, si radunano otto signori in pensione. Intorno a loro ruotano le nebulose, si formano nuovi pianeti, guizzano meteoriti e la materia oscura, oscuramente, fa quello che deve fare. Uno dei pensionati ha un cane al guinzaglio. Quasi tutti indossano un giubbotto di colore bruno, come se fosse una divisa. Due o tre hanno un cappello da baseball, uno si appoggia a una bici. Che l’ingranaggio dell’universo sia modellato proprio su questa bicicletta? Catena, pedali, ruote, ogni elemento ha una ragione per esistere. I pensionati discutono di sport e, cautamente, di politica. Quello con la barba accenna a un piccolo scandalo locale, una questione losca di permessi di residenza e tangenti. Uno sente il bisogno di commentare: Eh be’, esclama, eh be’! Tutti gli altri annuiscono. L’universo naviga nel tempo. Io abbasso gli occhi sulle parole di Plinio, che è un po’ più Vecchio di quanto non lo fosse un minuto fa: Si narra che un elefante si sia innamorato in Egitto di una fioraia e che costei non fosse però come qualcuno potrebbe credere una donnetta qualsiasi, ma addirittura la favorita di Aristofane, famosissimo grammatico. Proprio così. E sono unici anche loro: l’elefante, la fioraia, il grammatico. Unici e meravigliosi, come le stelle.

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PS: Dopo il tramonto del sole, mentre torno a casa, appare la luce di Venere, sospesa sopra i tetti, misteriosa nella sua lontananza ma pure domestica e tranquilla, come se avesse appena fatto la spesa alla Coop.

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PPS: Plinio il Vecchio nacque nel 23 e morì nel 79 dopo Cristo, durante l’eruzione del Vesuvio a Pompei. Le sue pagine sono uno stupendo arazzo dove la scienza si mescola alle favole. Lo sguardo di Plinio riesce miracolosamente a essere preciso e insieme pieno d’incanto. Si veda per esempio il brano che ho citato (dal quinto paragrafo dell’ottavo libro, nella traduzione di Francesco Maspero pubblicata da Rizzoli nel 2011). Perché è importante riferire che l’elefante si sia innamorato proprio di una fioraia? Plinio poi aggiunge che non era una fioraia qualsiasi, bensì la favorita di Aristofane (non un semplice grammatico, ma uno famosissimo). Perché questi dettagli? Perché i signori in pensione indossano lo stesso giubbotto? Perché ai margini dell’aiuola ci sono quelle due bizzarre colonne spezzate? Perché i mesi con la erre sono traditori? E perché esiste l’universo?

PPPS: Il seguito alla prossima puntata.

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6 pensieri su “L’elefante innamorato

  1. Mi è piaciuta la storia dell’odraxolonk, ma mi ha lasciato un po’ inquieta; e se ne incotrassi uno io, cosa farei? Oggi mi ci trovo bene, nella piazzetta, che qui è il giardinetto sotto casa, ed in venere, che in questi pomeriggi spunta ad ovest, alla fine del pomeriggio, sopra i tetti e la collinetta del Tassino.
    Ciao

    1. In effetti, non è facile interagire con un odraxolonk. La cosa migliore, se ne dovessi incontrare uno, è metterti subito in contatto con la SOS (Società Odraxolonkica Svizzera), che talvolta riesce a comunicare con queste complesse creature (ma solo talvolta). Quello che ho trovato io nel frattempo ha trovato una casa e un nome: abita in una vecchia custodia di violino e si chiama Trak. Quanto a Venere, in queste serate mi pare particolarmente luminosa; è bello vederla sorgere all’improvviso da una piazzetta o da un giardino. Un caro saluto!

  2. Bellissimo e commovente questo sguardo che dalla piazzetta diventa un capogiro cosmico! Mi sono come sentita anch’io presa nei dettagli, nei primi fiori, nella conversazione dei pensionati, nelle galassie e nel mistero di Venere! Complimenti per il blog, che mi fa divertire o commuovere ogni settimana!

  3. Bellissimo post, che ti mette quasi i brividi a pensare come tutto abbia un posto nell’immensità delle cose. ✨
    Divertenti gli otto pensionati al centro dell’universo! 😂
    L’unica cosa che non ho capito bene è in che senso usi la parola “mandala”.
    Un bacio all’odraxolonk! ❤️

    1. Grazie, Ilaria. “Mandàla” è la parola che impiega il biologo David Haskell nel suo libro La foresta nascosta (Einaudi), a cui mi sono ispirato. Avendo isolato come zona di osservazione un cerchio di un metro quadrato nella foresta, per designare il luogo Haskell usa proprio il termine sanscrito “mandala”, che significa nello stesso tempo “cerchio” e “comunità”. Proprio per questo ho scelto anch’io una piazzetta rotonda; naturalmente la mia piazzetta-mandala non si trova nel cuore della foresta, bensì alla periferia di una tranquilla cittadina. (Periferia? Senza dimenticare che siamo anche al centro dell’universo, naturalmente…)

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