Kids are pretty people

Oggi nella Svizzera italiana è il primo giorno di scuola. Come sempre, quando sento le parole “primo giorno”, ho la tentazione di voltarmi verso il passato: sarà perché tutti gli inizi poggiano su fondamenta più o meno visibili, sarà perché la fine dell’estate accende malinconie. Ho accompagnato mia figlia al primo giorno della seconda elementare, domani accompagnerò sua sorella al primo giorno di asilo. Vedete? Tutti questi “primi giorni” mettono addosso una certa inquietudine. L’unica è tuffarsi nei classici… Si computes annos, exigum tempus: si vices rerum, aevum putes (“Se tu conti gli anni, il tempo ti parrà breve: se rifletti sopra gli avvenimenti, crederai esser corso un secolo”). Ma quelle di Plinio sono sempre parole, sia pure in latino, mentre mi pare di essere di fronte a qualcosa che, per non essere banalizzato, richieda due operazioni: tacere e camminare.
IMG_6630Taccio e cammino, allora, resistendo alla tentazione di parlare del tempo che passa a chi mi sta accanto. Esco dalla scuola… il cortile è sempre quello, con il medesimo grande albero sulle cui radici mi arrampicavo, da bambino, immaginando un mare in tempesta al posto del terreno. Mi allontano da solo lungo via Franscini, e lo sfasamento temporale mi colpisce quando meno me lo aspetto.
L’edificio dove ho trascorso due anni come allievo di scuola media ora è sede del Tribunale penale federale. Mi domando se, nei corridoi austeri, sia rimasto qualche ricordo di schiamazzi, di verbi irregolari, di turbamenti ormonali e di compiti copiati in fretta durante la ricreazione. Mi avvicino al portone… ma esito a entrare. E se davvero negli interstizi del tribunale fosse rimasto qualcosa… o qualcuno? Se un giovane Andrea fantasma, con il suo zaino Invicta e la sua timidezza, fosse ancora là dentro, sospeso fra un tema d’italiano e un’equazione a due incognite? Che cosa potrei mai dirgli? E lui, che cosa direbbe di me? Mi sembra che apparteniamo a epoche diverse, nonostante siamo separati da poco più di vent’anni (cantava De Gregori: vent’anni sembran pochi, ma se ti volti a guardarli non li vedi più…). Decido di rimandare la visita: la caccia al tempo perduto richiede un ritmo lento, e per oggi ho fatto abbastanza. A casa ho ancora la bicicletta che parcheggiavo di fianco all’edificio, e la chiudo ancora con lo stesso lucchetto di allora. Ma il parcheggio è sparito, insieme alle tettoie, agli studenti, ai docenti con la cartella di pelle. È proprio vero che le città cambiano più in fretta del cuore di un uomo.
IMG_6629Leggo su internet che la Corte penale del Tribunale penale federale di Bellinzona statuisce in prima istanza sui reati che entrano nella competenza della giurisdizione federale (p. es. terrorismo, servizi di spionaggio, riciclaggio di denaro, criminalità organizzata). Be’, qualche piccola operazione di spionaggio, durante le verifiche di matematica, l’avevamo messa in piedi anche noi… chissà se l’eco di quelle losche macchinazioni aleggia ancora in questi spazi chiari. È curioso: come scuola, l’edificio aveva corridoi oscuri e un colore grigiastro; ora, come tribunale, si presenta candido e immacolato. Vorrà dire qualcosa? Probabilmente no.
IMG_6612Continuo a camminare. La città ha ancora una luce estiva, ma c’è un segno che invece mi proietta verso l’autunno: mancano i ragazzi, i bambini. A quest’ora le lezioni sono già cominciate, e gli allievi sono tutti dentro un’aula. Mi domando che cosa voglia dire, per loro, stare ancorati a un tavolo mentre fuori splende il sole. A prevalere sarà il rammarico per una bella giornata persa? Ma la scuola, in fin dei conti, dovrebbe aiutare a godere con maggiore pienezza anche delle belle giornate. Oppure è ingenuo pensare che il sistema scolastico debba rispondere pure a queste esigenze? Forse è più prudente limitarsi a trasmettere nozioni che aiutino a “imparare un mestiere”, “farsi una cultura”, “affrontare la complessità del mondo contemporaneo”. Ma personalmente, quando mi trovo di fronte a un gruppo di ragazzi per un laboratorio di scrittura, ciò che più mi emoziona non è tanto la possibilità di trasmettere loro qualcosa, e nemmeno il fatto che loro possano trasmetterlo a me. A stupirmi è la presenza: siamo qui, riuniti nella stessa aula, pronti a condividere qualcosa che possiamo chiamare “letteratura”, nonostante le mille differenze fra di noi (di età, origine, esperienza, carattere…).
La scuola è prima di tutto esserci. È un gesto: uscire di casa, entrare in un edificio, sedersi insieme in una stanza. E in quella stanza siamo presenti con tutti noi stessi, carichi di tutte le nostre domande. Andare a scuola implica il pensiero del futuro, il desiderio di costruire qualcosa. Se un insegnante riuscisse anche solo in questo – tenere desti i desideri – avrebbe già ottenuto un successo.
Non mi dilungo con le riflessioni: torno a camminare e vi lascio con la musica. Kids are pretty people è un brano composto da Thad Jones nel 1968. Gli amanti del jazz sanno che la famiglia Jones non manca di grandi talenti: oltre a Thad (1939-85), il batterista Elvin (1927-2004) e il pianista Hank (1918-2010). A Hank è capitato spesso di riproporre il brano di suo fratello. Questa è una versione con il sassofonista Joe Lovano, insieme a George Mraz (basso) e a Lewis Nash (batteria).

A essere pretty people non sono solo i bambini, ma soprattutto chi sa mantenere, insieme alla pacatezza della vecchiaia, l’apertura e lo slancio di un ragazzino. Direi che Hank Jones è un magnifico esempio: pensate che all’epoca di questa incisione aveva 87 anni. Mi rendo conto che il brano è lungo (e non a tutti piace questo tipo di musica). Ma ascoltate almeno, nei primi minuti e alla fine, la perfetta discrezione del pianoforte, l’intesa con il sax. Bello anche l’assolo di Jones, a 5.08. In particolare, sentite la forza della sua vitalità fra il settimo e l’ottavo minuto, osservate la sua espressione elegantemente radiosa.
Hank Jones è stato un grande maestro. L’augurio che faccio a tutti gli insegnanti, per questo nuovo anno, è di avere la sua stessa grazia, la sua ironia, la sua misura, insieme a quel briciolo di fanciullezza che – nonostante gli anni – continua a vivere e a diventare musica…

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PS: Quando mi deciderò a entrarci, nel Tribunale, vi farò sapere se davvero troverò qualche fantasma. Magari ci proverò il prossimo primo giorno di scuola…

PPS: La citazione di Plinio Il Giovane proviene dal quarto libro delle Lettere (XXIV, 6); quella di Francesco De Gregori, dalla canzone Bufalo Bill, contenuta nell’album omonimo uscito nel 1976. La frase sul Tribunale è tratta dal sito www.bger.ch. Una bella versione di Kids are pretty people, registrata nello stesso tour da cui è tratto il video, si trova nell’album Classic!, pubblicato poche settimane fa da Joe Lovano per la Blue Note e dedicato proprio alla memoria di Thad Jones (che ha continuato a suonare con Lovano fino a poco prima della sua morte, all’età di novantun anni). L’osservazione sulle città che cambiano più in fretta del cuore di un uomo è di Charles Baudelaire: Le vieux Paris n’est plus (la forme d’une ville / Change plus vite, hélas! que le coeur d’un mortel). I versi sono tratti dalla lirica Le Cygne, nella sezione “Tableaux parisiens” di Les Fleurs du Mal (1857).

PPPS: Alcuni spunti per questo articolo mi sono venuti in seguito a un proficuo scambio d’idee avvenuto su “Cose di scuola”, il blog di Adolfo Tomasini. Di ricerca del tempo perduto, sempre a Bellinzona, avevo già parlato qui.

 

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4 pensieri su “Kids are pretty people

  1. Complimenti, magnifico articolo! Ho ascoltato il brano di jazz con gli auricolari, mentre andavo a prendere i figli a scuola, quindi…ottima atmosfera! (… non è il mio genere di musica, solitamente, ma ogni tanto ci sta!!) Ah…faccio anch’io un P.S.: bello anche il post del blog cose di scuola!

  2. Che splendido e delicato pezzo, Andrea, al di là del prezioso commento musicale. É sempre gustoso leggerti. Un abbraccio.

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