In a sentimental mood

In febbraio uscirà per l’editore Guanda il mio nuovo romanzo, L’arte del fallimento.
Ecco un assaggio. È un brano dal capitolo 34 (intitolato “Paura”).

Dicono che Duke Ellington abbia scritto In a sentimental mood per sedare un litigio fra due ragazze. Pare che si sia messo al pianoforte e abbia lasciato parlare la musica. Mario non sapeva se fosse vero, ma di certo per lui quella canzone aveva un potere magico. Soprattutto nella versione incisa da Ellington e Coltrane all’inizio degli anni ’60.
Era una medicina: un toccasana da prendere la sera, dopo lo stress di una lunga giornata. Mario, sprofondato nella sua poltrona di pelle con un bicchiere di vino, sentiva placarsi il litigio anche dentro di lui, sentiva che le due ragazze alla fine si sorridevano e si stringevano la mano. Almeno fino al prossimo round.
Il giro ipnotico di piano, i piatti sullo sfondo, le sette note fino a quel mi alto prolungato, dal colore blu… perché stavolta non funzionava?

Magari, leggendo il romanzo, qualcuno farà una pausa per ascoltare il brano amato da Mario.

È un’incisione memorabile, anche perché in teoria Ellington e Coltrane appartenevano a generazioni e a mondi diversi: tradizionale e rassicurante il primo, sperimentatore e moderno il secondo. Invece no. Sentite, in questo primo e ultimo incontro fra i due, com’è tranquilla e rilassata l’atmosfera. Tranquilla, ma non piatta: c’è (paradossalmente, direbbero gli esperti) un soffio di inquietudine nel pianoforte di Ellington e molta dolcezza nel suono serio di Coltrane. L’amore per la musica, e per la bellezza, supera ogni steccato di genere.

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