Alla ricerca della noia

Di sicuro è la noia che mi ha portato a scrivere romanzi. Mi ricordo quei pomeriggi nelle vacanze scolastiche d’estate, con il sole che a un certo punto si fermava nel cielo. Chi dice che non sia possibile? Solo chi non è mai stato bambino, nel mese di luglio, in un villaggio, all’ora della siesta. Il sole era fermo, eccome. E dal momento che il pomeriggio non sarebbe finito mai, bisognava inventarsi qualcosa. Esaurito l’ultimo gioco, consumato l’ultimo libro, memorizzato l’ultimo fumetto, perché non infilare un foglio nella macchina da scrivere e provare a far parlare dei personaggi, a metterli in difficoltà? La sfida: inventare un mondo, per vedere se poi sia possibile andarci.
FullSizeRenderÈ una questione di egoismo, forse. Costruire un mondo immaginario per fuggire dai pomeriggi senza fine. Oppure di generosità: come lasciare un personaggio all’oscuro, come non dargli vita, dopo averne avuto la prima intuizione?
Le parole “macchina da scrivere” prima mi sono uscite senza pensarci. E devo dire che non mi aiutano a sentirmi giovane… Ma è così: appartengo all’ultima generazione di scrittori che hanno cominciato con la macchina da scrivere. (Solo durante l’infanzia: poi sono arrivati i computer. Del resto, ancora oggi tendo a usare il computer come una macchina da scrivere appena più efficiente).
PigriziaPerché mi salta in mente di cominciare un blog? Ora purtroppo i pomeriggi senza fine si fanno sempre più rari; anzi, mi pare che dopo una certa età scompaiano del tutto. Ma sto cercando di non perdere la capacità di annoiarmi. Mi sono inventato diversi modi per passare il tempo, oltre alle attività più collaudate (lettura e gioco, sempre quelle). Mi piace viaggiare, la musica, il cinema, ho imparato a suonare il sax tenore, mi piace camminare, andare in bicicletta. Mi sono anche sposato. Ho due figlie. Ho dovuto procurarmi dei lavori retribuiti, con tanto di orari, per sopravvivere. Ogni tanto mi capita di perdere un impiego, e quindi mi tocca esplorare altre vie. Insomma, dov’è la noia?
Non mi arrendo. Ogni tanto è davvero difficile, ma poi riesco a strappare qualche ora, anche solo qualche prezioso minuto di noia. Allora, qualche volta, mi viene un’idea. E scrivo. Mi butto in un romanzo, in un racconto, in una scena teatrale.
Finora mi sono tenuto lontano dai blog, perché ho una certa ritrosia nei confronti della rete, dell’eterna condivisione, delle raffiche letali di “mi piace” e in generale dei social network (grandi nemici della noia!). Ma poi il mio editore ha insistito, e io mi sono detto: non fare lo snob.
Ho pensato che raccontare qualche sprazzo della mia ricerca possa aiutarmi a non abbassare la guardia. E i lettori? Sarei davvero contento se qualcuno scorrendo questi appunti trovasse un po’ d’ispirazione per procurarsi qualche attimo di noia. È proprio lì, nel profondo della noia, che secondo me si nascondono i mondi davvero lontani. Basta avere il coraggio di stare fermi, e vedremo posti più esotici di qualunque destinazione potremo mai raggiungere con un costoso viaggio organizzato o con un “last minute”.

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4 pensieri su “Alla ricerca della noia

  1. Ciao Andrea (scusa per il tu).

    Mi è piaciuto molto il tuo post sulla noia, perché hai permesso ai tuoi lettori di entrare un pochino nella tua vita privata, dicendo che ci sono e ci sono stati anche per te pomeriggi infiniti (per me il segnale di quei pomeriggi era il ronzio distante e continuo di un piccolo aereo). L’altra cosa che mi è piaciuta è sapere che anche tu hai o hai avuto bisogno di trovare un impegno retribuito, e che anche a te è successo di perderlo, di tanto in tanto. Non che questo mi faccia piacere, il senso è che anche a te è quantomeno capitato, come a me in questo momento.

    A me piace scrivere, mi piace forse ancora di più emozionare, ma non riesco a trovare la storia, mi sembra sempre di aver bisogno di un corso, di una guida che mi dica come fare.

    Ti scrivo anche perché so che aprire un blog è facile, mantenerlo è molto difficile, ma se c’è una cosa che può darti la motivazione necessaria per farlo è vedere il ritorno delle persone per cui scrivi, che possono semplicemente mostrarti il loro affetto, dirti che un post è loro piaciuto e che possono indicarti quali temi affrontare, di modo da non essere troppo da solo e cercare di indovinare che cosa vorremmo sapere da te.

    Ecco, ho scritto tutto quello che avevo in mente senza badare troppo alla forma, immagino che dovrei fare attenzione a rileggere quello che ho scritto per correggere eventuali errori, ma, detto tra noi, non ne ho voglia, e non è questo il punto.

    Spero che riuscirai a portare avanti il blog, personalmente mi piacerebbe leggere di come hai fatto a diventare uno scrittore e anche, perché no, dei tuoi fallimenti, oltre che dei tuoi successi.

    Cari saluti,
    Simo

    1. Ciao Simo,
      grazie per le tue parole. Mi ha colpito il fatto che abbiamo lo stesso segnale mnemonico per la lentezza dei pomeriggi estivi. Anche per me il suono ronzante di un aeroplano dilata l’azzurro, il tempo, la lontananza. Sono ricordi belli, ma pure con un filo d’inquietudine: il vuoto ci obbliga a fare i conti con noi stessi.
      Il fallimento secondo me è un’esperienza necessaria, per riuscire a raccontare una storia che sia davvero nostra. A me è capitato di cominciare romanzi, o addirittura di scriverli per intero, e poi di giudicarli non all’altezza (allora li ho chiusi in un cassetto e ho cominciato una storia nuova). Era da anni che riflettevo su questa tematica del fallimento, e finalmente sono riuscito a dare un corpo narrativo alle riflessioni, con il mio prossimo romanzo. Proprio in questi giorni sto correggendo le bozze.
      Hai ragione, scrivere un blog permette di condividere alcuni aspetti dell’esperienza della scrittura, che di per sé è inevitabilmente solitaria. È bello sapere che altri cercano la noia, vanno a caccia di storie, si divertono a litigare con i propri personaggi… Ti auguro di trovare presto le tue storie. Teniamoci in contatto. Cari saluti,
      Andrea

  2. Mi è piaciuto l’argomento proposto e mi sono piaciute le esperienze raccontate da Simo e da Andrea (li trovo Signori ma vado al sodo e li chiamo per nome). Mi è piaciuto anche leggere “macchina da scrivere” come entrato nel nostro linguaggio usuale e dunque corretto, pur se i puristi della Costa dei Barbari preferivano il più “preciso” macchina per scrivere.
    La mia percezione degli assolati fine giornata estivi è diversa, probabilmente per essere sempre in gruppo a giocare nei prati di una periferia cittadina padana. Così la mia voglia di scrivere si è limitata a precisi appunti scolastici e qualche relazione fatta più per piacere che per necessità scolastica o di lavoro. La noia l’ho provata nella mia vita solo nei pomeriggi della domenica (tristissimi, magari dopo una biciclettata mattutina sui Laghi di confine italo-svizzero o sul Brinzio od in Valganna… ma non è bastata per diventare scrittore di sensazioni da proporre agli altri. Forse è stato meglio, oggi sarei magari scontento e sconfitto.
    Ho cominciato a colloquiare per lettera elettronica con persone nel mondo: era stato per necessità “di fare qualcosa” nelle lunghe ore che passavo in casa curando mio padre costretto nel letto da una gravi caduta dalle scale. Era lucidissimo a 87 anni, faceva ancora i suoi lavori e sognava nuovi meccanismi utili per sgravare il lavoro umano: ma gli ci sarebbe voluto un meccanismo per le scale, per non cadere, peccato! Colloquiavo con texani e canadesi di Hockey su ghiaccio e la noia era diventata slancio propositivo… una coppia di Houston era alla fine venuta da noi tre fratelli e ci eravamo recati ad un derby tra HCL ed HCAP. Poi mi è piaciuto tanto anche commentare con alcuni giornalisti radiofonici il risultato dei loro lavori, portando magari una visione parallela o focalizzata da un altro punto di vista. Ho trovato tanti amici di penna, scambiarsi esperienze e pensieri e speranze è un bel modo di continuare ad avere fiducia nel vivere. Oggi trovo questo bel blog condotto con “bella mano”, che trasuda di voglia di comunicare e condividere. Mi piace.

    1. Grazie per questo pensiero, che mi pare una ricostruzione di un percorso di scrittura. Questo “fare qualcosa”, partito da una precisa (e difficile) circostanza, mi sembra proprio legato alla bellezza e al rischio di trovare le parole per comunicare con altre persone: che sia scrivendo romanzi, poesie, blog o lettere elettroniche, si tratta sempre dello stesso slancio. Ho apprezzato in particolare questa osservazione: “scambiarsi esperienze e pensieri e speranze è un bel modo di continuare ad avere fiducia nel vivere”. Grazie anche per le belle parole sul blog. Un cordiale saluto, a presto!

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